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Lavena Graniti, la tradizione diventa wireless con la terza generazione d’impresa

Lavena GranitiSimone Mazzilli cammina nella sua azienda con le cuffie insonorizzanti sulle orecchie e un grande grembiule impermeabile che gli protegge il corpo. Il rumore dell’acqua che taglia una grande lastra di granito sovrasta tutto. Sembra un filo che, in un turbinìo di vapore e schizzi, attraversa la pietra come se fosse burro con una precisione di cinque zeri dopo la virgola.

Diventerà un piano cucina particolare: al suo interno sarà sistemato un dispositivo wireless che permetterà di caricare senza fili smartphone e tablet. Il grande macchinario è uno degli investimenti che Mazzilli ha fatto a partire dal 2013, quando ha assunto il controllo dell’azienda del padre (ma fondata nel ’77 dal nonno) e ha deciso di rilanciarla. Per farlo ha anche cambiato nome e sede (da Mazzilli Marmi e Graniti è diventata Lavena Graniti) e inserito in azienda una persona che si occupasse solo di marketing e commerciale. Perché, questa la sua convinzione, è proprio nei momenti di crisi che bisogna trovare la forza, e il coraggio, di investire.

Siamo a Lavena Ponte Tresa, al confine con la Svizzera. La confederazione elvetica rappresenta circa il 75% del fatturato dell’azienda, che opera nel settore dell’arredamento di interni ed esterni attraverso la lavorazione di marmi, graniti, pietre e materiali sintetici. La crisi, oltre la frontiera, non è stata impattante come in Italia, ma adesso, assicura Mazzilli, sta pian piano arrivando anche lì. Fondamentale quindi essere pronti ad aggredire nuove fette di mercato. «Eravamo piccolini, ci andava tutto bene così. Poi la paura di non riuscire a offrire qualcosa di diverso e quindi di rimanere tagliati fuori, ci ha portato in un periodo di crisi a investire».

D’altronde fare investimenti era l’unico modo per stare al passo con i tempi, anche per questioni legate alle materie prime. Come spiega Mazzilli, «adesso vanno per la maggiore i prodotti sinterizzati, come l’agglomerato di quarzo, il dekton e il gres, che non danno problemi, sono resistenti e facili da pulire. Sono però più lenti e più difficili da lavorare, con rischi di rottura aumentati anche del 50%. Proprio per questo, per esempio, abbiamo preso una “taglio ad acqua” che permette il massimo della precisione e una rapidità che prima neanche pensavamo di poter ottenere».

A queste macchine bisogna dare anche da mangiare. «Abbiamo deciso di assumere una persona che si occupasse di sviluppo aziendale e gestione dei clienti, ma soprattutto che fosse in grado di procacciare nuovo lavoro». Questa persona è Sheila Mingozzi, laureata in marketing e comunicazione d’impresa. «È stata una scelta difficile e fuori dal coro – ammette Mazzilli – perché noi marmisti facciamo fatica a credere nell’arte di delegare. Vorremmo poter gestire tutto, ma è impossibile».

Oltre a macchinari e nuove risorse (ora in azienda ci sono 10 persone, compreso papà Giorgio e Davide, fratello minore di Simone) ci vogliono anche idee innovative. Una di queste è stata proprio quella di inserire nei piani cucina un carica batterie senza fili. «Un paio d’anni fa ci aveva colpito una casa automobilistica che aveva inserito nelle auto un dispositivo che permetteva di ricaricare il cellulare via wireless. Ci siamo chiesti: perché non lo facciamo anche noi? Vediamo se funziona sui piani cucina, dato che ci chiedono già spesso di creare lo spazio per far passare la presa elettrica e usb». L’idea è stata vincente e le richiese non mancano. In un’ottica di economia circolare, con i materiali di scarto la Lavena Graniti propone anche oggetti di design, come sedie, portaombrelli, fermacarte personalizzati. Ogni idea è buona per creare qualcosa di nuovo.

Infine, per non farsi mancare niente, sta per arrivare anche un macchinario speciale, che permetterà di fare “la fuga invisibile”. «Saremo in grado di unire più lastre senza che si veda lo spazio tra l’una e l’altra, in modo da dare l’impressione che sia una sola». Il segreto? «Non lo sappiamo neanche noi, perché attorno c’è molta segretezza. Lo scopriremo quando arriverà in azienda».

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