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Merletti guida “Quelli del Sì”: «Nessuna protesta, solo proposte»

quellidelsi_4Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Imprese, gli applausi li strappa senza fatica. All’auditorium del MiCo, Milano Convention Centre, oggi i quasi duemila imprenditori presenti – in sala anche una rappresentanza di Confartigianato Imprese Varese guidata dal presidente Davide Galli e dal direttore generale Mauro Colombo – non hanno contato né il tempo (nonostante la movimentazione “Quelli del Sì” sia stata organizzata in una giornata lavorativa) e né l’entusiasmo.

UNA MANIFESTAZIONE DI PROPOSTA
Merletti mette in chiaro subito una cosa: «”E’ una manifestazione di protesta?”, mi hanno chiesto alcuni. Ho risposto: no, è una manifestazione di proposta». Dunque, sul tappeto nessuna concessione alla polemica ma solo la volontà di dire quello che non va, quello che si può fare e quello che si deve fare. Perché «se si sviluppano le imprese, si sviluppa il Paese», ha sottolineato Merletti. Il mondo dell’artigianato è fatto così. Lo ha descritto il segretario generale di Confartigianato Imprese, Cesare Fumagalli: «Siamo forti, siamo laboriosi ma siamo anche attenti ai rischi che possono correre gli imprenditori» se qualche provvedimento di legge viene deciso senza che se ne avverta il bisogno. Per intenderci, le decisioni che interessano le imprese devono nascere da un confronto con le imprese. I confronti con il governo, in questi ultimi giorni, non sono mancati.

LE INFRASTRUTTURE: TROPPI RALLENTAMENTI
Ma sul tema delle infrastrutture, le piccole e medie imprese sono particolarmente pignole e parlano con dati alla mano: ad oggi le opere incompiute sono 647 e le 8 opere-simbolo che sono state citate nella locandina che ha pubblicizzato l’evento (Tav, Pedemontana lombarda, Terzo valico, Galleria del Brennero, Pedemontana veneta, Passante di Bologna, rete viaria siciliana, Alta velocità Napoli-Bari) valgono 37 miliardi di euro; 2,1 punti di Pil. Dopo tanta fatica – per uscire dalla crisi, per stare al passo, per tentare la volata – gli imprenditori non «accetteranno alcuna condizione che possa giustificare rallentamenti e freni», ha chiosato Fumagalli. Insomma, raggiunto il gruppo di testa delle aziende che competono in Europa, «ai piccoli imprenditori non si chieda il dietrofront», ha rimarcato Merletti.

PIEMONTE, LOMBARDIA E VENETO: PASSA IL TEMPO E AUMENTA IL GAP CON L’UE
Seguendo il principio che le parole funzionano meglio se supportate dagli esempi, alcuni presidenti territoriali sono entrati nel merito. A partire da Giorgio Felici, di Confartigianato Piemonte, che ha detto quanto «il “No Tav” sia ormai diventato un brand nazionale che si scaglia contro un’opera invece indispensabile per la programmazione logistica e industriale del nostro Paese». Eugenio Massetti, dalla territoriale lombarda, apre il suo intervento con un numero che fa riflettere: «Vi dico solo questo: 55. Tanti sono gli anni che ci separano dal quel lontano 1963, quando venne presentato il primo progetto per la Pedemontana lombarda. La prima pietra dell’opera è stata posata nel 2010, ma ad oggi alcuni tratti non sono ancora stati completati. Lo Stato non può bloccare quello che le Regioni hanno già deciso. Per questo è più che mai necessario fare leva sul principio di sussidiarietà e sul regionalismo differenziato».
Dal Veneto arriva la voce di Agostino Bonomo. Che parte dalla Pedemontana veneta per poi intervenire sulla Tav: «E’ ferma da 25 anni e siamo arrivati all’ottavo studio di fattibilità: probabilmente tutto questo lavoro di costi-benefici alla fine costerà più dell’intera opera». Dopo Marco Granelli, presidente di Confartigianato Emilia Romagna – la sua attenzione non è andata solo al Passante di Bologna ma anche all’autostrada regionale Cispadana per collegare Reggiolo-Rolo a Ferrara, alla direttrice ferroviaria Tirreno-Brennero e alla ferrovia Pontremolese – si è fatto avanti Francesco Sgherza dalla Puglia.

AL SUD, L’ALTA VELOCITA’ SI E’ FERMATA A EBOLI
L’attacco dell’intervento non lascia spazio all’immaginazione: «Al Sud, l’alta velocità si è fermata a Eboli», come il “Cristo” del libro di Carlo Levi. Bisogna darsi una mossa: l’alta capacità Napoli-Bari ha ricevuto il primo finanziamento nel 2009, ma il termine lavori è fissato al 2025. Il problema è che la maggior parte delle ferrovie pugliesi sono ad un solo binario e la velocità media massima dei convogli è di 30 chilometri all’ora». E i porti? Nessuno li dimentica: non solo quello di Bari ma anche Taranto e Gioia Tauro.
Si chiude con la Sicilia e il presidente Giuseppe Pezzati: «In Sicilia ci sono stati miliardi di investimenti in progetti pronti ma mai partiti. Per esempio, mancano ancora 300 chilometri di autostrada, ma il tempo medio di costruzione è di 16 chilometri all’anno. Una volta terminato un tratto, si torna indietro per rifare il precedente. Inoltre, l’alta velocità si ferma a Salerno. Insomma, le imprese lavorano con le pietre in tasca e la palla al piede ma nonostante tutto vanno avanti». Non è difficile capire il messaggio: la competitività delle aziende passa da reti, connessioni e arterie «buone e ben tenute». L’importante è finire quelle iniziate e farne di nuove.

INVESTIMENTI AL MINIMO STORICO: COSI’ NON VA
Ma per farlo, bisogna dire “sì”. E questo non spetta solo alle imprese. Basta leggere alcuni dati relativi agli investimenti pubblici in Italia per capire l’urgenza degli interventi richiesti: nel 2017 gli investimenti pubblici si posizionano su un livello inferiore del 37,7% rispetto al picco del 2009. L’Italia è ultima in UE per investimenti pubblici. Nelle previsioni per il 2018 gli investimenti pubblici in Italia sono al minimo storico dell’1,9% del PIL, con un divario di 0,9 punti rispetto al 2,8% della media UE, spread che vale 17,1 miliardi di euro.

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