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Qualità della vita: Milano al top, in un Paese per vecchi

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MILANO AL VERTICE: VIVA L’ITALIA!
La spunta, alla grande, la città di Milano
. Nella classifica del Sole 24 Ore, arrivata quest’anno alla 29esima edizione, la capitale lombarda si piazza sette volte su 42 nei primi tre posti per le performance conseguite negli indicatori del benessere. E così conquista la corona di provincia più vivibile d’Italia. Varese migliora di ben dodici posizioni rispetto il 2017, e con Como e Trieste stimola il turismo: la vicinanza al confine rende tutto più semplice. Nei primi posti della classifica “Ricchezza e consumi” si trova però Gorizia grazie ai canoni di locazione mensile convenienti (330 euro) e agli investimenti in turismo di 1.285 euro pro capite.
In “Affari e lavori”, la città di Bolzano fa parlare, bene, di sé conquistando il primo posto: quasi 73 persone su 100, tra i 15 e i 64 anni, hanno un lavoro. Tra gli under 29, i disoccupati sono solo sei su 100. Trieste, Rovigo e Trento spiccano, invece, per la nascita di nuove imprese: soprattutto start up innovative.
Per quanto riguarda il capitolo “Ambiente e Servizi”, l’eccellenza spetta a Trieste, Milano e Parma. Trieste svetta per l’ammontare della spesa sociale degli enti locali per abitante ed è al quarto posto per la diffusione dell’home banking. Milano e Bologna, invece, sono rispettivamente al primo e al terzo posto tra i capoluoghi più smart d’Italia.
In “Demografia e società”, Bolzano e Catania sono in cima alla classifica per quanto riguarda i nuovi nati. Integrazione e migrazione interna, però, premiano il Nord con Vicenza e Bergamo che occupano il secondo e il terzo posto. Rispettivamente prima e quarta, poi, per quanto riguarda le acquisizioni di cittadinanza dei residenti stranieri. Per la migrazione interna, invece, sul podio salgono Bologna, Bolzano e Monza e Brianza: questi territori attirano più residenti di quanto lascino la provincia.
Giustizia efficiente? In Italia ci sono esempi virtuosi: Belluno è la città che, nella classifica del Sole 24 Ore, mantiene il primato della sicurezza. A Ferrara, invece, ci sono i tribunali più efficienti. Un esempio: in 120 giorni si brigano i contenziosi civili, e le cause pendenti da più di tre anni sono solo 4,6 su 100.

IN ITALIA L’ASCENSORE SOCIALE E’ “FUORI SERVIZIO”
Lo dice uno studio di Banca d’Italia: nel nostro Paese si ereditano dai genitori l’istruzione, il reddito da lavoro e la ricchezza. Diminuendo la mobilità sociale, aumentano le diseguaglianze tra una generazione e quelle successive. Tutti sanno che per migliorare le proprie condizioni di vita si devono avere le giuste occasioni per sviluppare le proprie capacità, l’innovazione e l’impegno nel lavoro: in Italia è difficile se non impossibile. Ad ostacolare questa evoluzione economica e sociale, concorrono alcuni fattori chiave: la famiglia d’origine, la ricchezza, il luogo di nascita, le scuole e i quartieri frequentati al Nord o al Sud. Questi incidono per il 90% sulla variabilità del reddito. Pochi ma significativi dati: secondo un sondaggio Demopolis, l’80% di chi ha tra i 18 e i 34 anni pensa che in Italia sia accentuata la disuguaglianza intergenerazionale. A rendere acuto il problema ci sono la precarietà del lavoro, l’incertezza sul futuro, la bassa retribuzione, la difficoltà di accesso al mercato del lavoro. Insomma, gli under 35 sembrano avere le idee chiare. Infatti, il tasso di disoccupazione under 25, in Italia, è al 32,5%: siamo il terz’ultimo Paese in Europa. La soluzione passa dall’istruzione, ma anche in questo caso la scuola pubblica non è in grado di colmare le disuguaglianze di partenza. Conclusione: l’Italia rischia di diventare ancora meno mobile.

COME CONVINCERE L’UNIONE EUROPEA?
Punto e a capo, il governo sta lavorando per l’Europa: «Le coperture per il 2,04% (il rapporto deficit/Pil, ndr) ci sono». Dagli iniziali 9 miliardi previsti nel 2019 per il reddito di cittadinanza (che prenderà il via ad aprile), ci sono 7,1 miliardi, di cui uno destinato ai centri per l’impiego. Nessuna tassa sull’auto, sì al taglio delle pensioni più alte fino al 40% e sì al pagamento dei debiti della PA verso le aziende creditrici e sull’aumento del tetto (da 430mila a 200mila euro) per gli appalti diretti cui possono accedere i sindaci.  L’intesa si è trovata anche sul taglio dei premi Inail per le imprese: qui ci andranno 600 milioni di euro. Il testo della manovra dovrà arrivare alla Camera prima di Natale.

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