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Sistri addio. Adesso pensiamo ai pagamenti della P.A.

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SISTRI ADDIO: NEL 2019 SI VOLTA PAGINA. SPERIAMO IN MEGLIO
Il 1° gennaio 2019 si metterà fine al Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti. Presentato nel 2009, il Sistri puntava alla soluzione della questione delle ecomafie e dei disastri ambientali anche attraverso l’abbattimento dei costi. In realtà, lo strumento si bloccò da subito: proroghe, cancellazioni, reinserimenti, soluzioni inapplicabili, sanzioni (fortunatamente) mai applicate. Costato 141 milioni di euro, obsoleto ancora prima di funzionare, il sistema si è rivelato un bluff. E ancora una volta – ma sempre in ritardo (il Sistri ha visto passare cinque governi) – ci si è accorti che l’esperienza delle imprese, spesso, è più valida di chi fa le leggi. Ascoltare chi lavora ogni giorno, sul campo, aiuterebbe la politica ad evitare spiacevoli errori.

LA UE BACCHETTA LA P.A.: PAGAMENTI IN 30 GIORNI. BASTA DILAZIONI
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. In questo caso, a essere sorda è la Pubblica Amministrazione. C’è una direttiva Ue – la 2011/7 – che definisce i tempi massimi per i pagamenti della Pa e che è stata recepita prontamente dall’Italia. Ma Comuni, Province, Asl e altri enti sembra se ne siano a volte disinteressati. Allora su istanza dell’Ance, l’associazione nazionale costruttori, che aveva denunciato pesantissimi sforamenti dei termini di pagamento di Rete ferroviaria italiana e Anas, è intervenuta la Commissione europea: «Clausole contrattuali specifiche e prassi, non possono giustificare sforamenti del tetto dei 30 giorni imposto dalla Ue con la direttiva 2011/7 per i pagamenti della pubblica amministrazione e degli entri pubblici». Così, come scrive Il Sole 24 Ore, «sono anche state sconfessate le dilazioni a 4-5 mesi previste dalle clausole applicate da Anas e Rfi, due delle più importanti stazioni appaltanti». Un problema da tenere monitorato continuamente, quello dei pagamenti della Pa. Infatti dopo un breve periodo di allineamento alla direttiva europea, i tempi hanno iniziato ad allungarsi nuovamente mettendo in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese. Che anticipano il denaro e poi si mettono in fila per vedersi pagare lavori e forniture. Senza la certezza di tempi e modalità. Continua Il Sole: «E se il censimento ufficiale del Mef parla di pagamenti che in media arrivano in 55 giorni, sono numerose le situazioni che oltrepassano i 100 giorni, in peggioramento man mano che si procede verso Sud».

P.A. IN DIFFICOLTA’? PER PAGARE I DEBITI ARRIVANO GLI ANTICIPI
Se la Pubblica amministrazione proprio non ce la fa, la Legge di bilancio ha pensato a come agevolare i pagamenti entro i termini. A Comuni, Province e altri enti si dà la possibilità di richiedere anticipazioni di cassa per accelerare il pagamento dei debiti commerciali e – scrive Italia Oggi – «favorire il rispetto della direttiva europea in materia. Per Comuni, province e città metropolitane, le anticipazioni non potranno superare i 3/12 delle entrate accertate nel 2017 e relative ai primi tre titoli di entrata del bilancio. Per le regioni il tetto è del 5% delle entrate 2017 e riferite al primo titolo di entrata del bilancio». Da sottolineare che, a ricevere le anticipazioni, potranno essere anche gli enti in dissesto e «quelli che hanno deliberato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale». Gli anticipi non sono da considerarsi al pari di indebitamenti. La richiesta di anticipazione dovrà essere presentata agli istituti finanziari (i fondi potranno essere donati anche da istituzioni, Cassa depositi e prestiti, istituzioni finanziarie Ue) entro il 28 febbraio 2019. Una volta ottenuta l’anticipazione, gli enti debitori avranno 15 giorni di tempo dalla data di effettiva erogazione per pagare i debiti. Per il pagamento dei debiti del Servizio sanitario il termine è di 30 giorni.

FATTURA ELETTRONICA: LE PRIME “CORREZIONI” DEL FISCO
Oggi l’Agenzia delle entrate invierà, al Garante della privacy, le modifiche ai tracciati riguardanti la fattura elettronica. I punti: memorizzazione delle fatture per i clienti finali solo su richiesta e non in automatico, migrazione dal canale Ftp (File Transfer Protocol, il protocollo di trasferimento dei dati basato su un sistema client-service) a canali più sicuri e potenziamento dei server per evitare blocchi nell’autostrada digitale Sdi (Sistema di interscambio). Con queste misure l’Agenzia e il suo partner tecnologico, Sogei, rispondono alle osservazioni del Garante dello scorso novembre. E tendono a risolvere gli ostacoli che erano stati posti all’avvio della fattura elettronica il 1° gennaio 2019. Sul tavolo, la questione più importante è però questa: mettere al riparo la gestione dei dati economici inviati al sistema per ragioni strettamente fiscali. Una questione di sicurezza legata direttamente al trattamento dei dati personali di imprenditori e professionisti. Al di là della e-fattura, con il nuovo anno arriveranno altre novità: una maggiore digitalizzazione del fisco attraverso l’abolizione del modello 770 autonomi, la Lipe (comunicazione Iva delle liquidazioni periodiche) precompilata e la dichiarazione Iva.

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