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Home Sulla manovra c’è l’ok dalla Ue, ma “Quelli del sì” non si arrendono

Sulla manovra c’è l’ok dalla Ue, ma “Quelli del sì” non si arrendono

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ACCORDO CON BRUXELLES, MA NON E’ TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA
La nota positiva: il governo italiano ha evitato la procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. La nota negativa: quello che l’Italia farà da qui in avanti, sarà monitorato con molta attenzione da Junker & Co. Però, la manovra c’è e mantiene sia il reddito di cittadinanza (il fondo per finanziarlo scende però da 9 a 7,1 miliardi di euro) che Quota 100 (si passa da 6,7 a 4 miliardi). Il deficit 2019 passa dal 2,4% previsto precedentemente al 2%.
Per quanto riguarda le imprese: c’è lo stop al credito di imposta Irap per le assunzioni stabili in alcune regioni e a quello per le aziende che investono in beni strumentali nuovi, viene dato il via libera alla web tax sulle transazioni digitali per le grandi imprese, si elimina l’aliquota ridotta Ires in favore degli enti non commerciali. Si recuperano risorse anche con i 50 milioni riscattati dalle imposte pagate dai nuovi assunti nei centri per l’impiego e altri 100 ottenuti ritardando, al 15 novembre 2019, la presa di servizio degli statali assunti. Però per coprire il reddito di cittadinanza e Quota 100, nel 2020-2021, verranno introdotti nuovi aumenti Iva automatici come clausole di salvaguardia: rispettivamente di 9,4 e 13,1 miliardi. E qui, le associazioni che tutelano gli interessi delle imprese hanno qualcosa da dire.

DA TORINO A “QUELLI DEL SI’” DI MILANO: NON E’ FINITA
Le imprese sono di certo contente dell’accordo con Bruxelles, ma c’è ancora qualcosa che non va. Anzi, la preoccupazione per le misure definitive della manovra sta montando perché quello che le associazioni di categoria e il governo si sono detti nelle ultime settimane, sembra stia svanendo dietro nuove esigenze di “quadratura del bilancio”. Il perché è semplice capirlo: l’aumento dell’Iva e il rischio di un mezzo dietrofront sul taglio del costo del lavoro, non fanno dormire sonni tranquilli. A dirlo a Il Sole 24 Ore è Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Imprese: «Lo abbiamo detto il 3 dicembre a Torino e il 13 dicembre a Milano con la nostra manifestazione. Ora bisogna procedere speditamente e senza ripensamenti con il varo delle misure contenute nella manovra per accompagnare lo sviluppo delle imprese. A cominciare dall’applicazione delle norme del 2000 per rimodulare le tariffe Inail pagate dagli artigiani in relazione all’andamento infortunistico del triennio precedente». Prosegue il presidente: «Bisogna anche velocizzare gli investimenti degli enti locali con l’innalzamento della soglia dell’affidamento diretto degli appalti da 40mila a 200mila euro». Insomma, la reazione è pronta. Anche perché le clausole di salvaguardia Iva porterebbero a maggiori imposte per circa 20 miliardi di euro, sia nel 2020 che nel 2021.

FATTURA ELETTRONICA: GLI ULTIMI CHIARIMENTI DALL’AGENZIA
Da Italia Oggi: «Qualsiasi controversia inerente la partita di merce fatturata, o il servizio reso indicati nella fattura elettronica, dovranno essere risolte direttamente fra il cedente e il cessionario, senza alcuna possibilità di veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale del Sistema di Interscambio (SdI)». Attenzione, però, anche alle fatture elettroniche trasmesse con la partita Iva del cliente che si rivela successivamente inesistente o cessata. Prosegue l’Agenzia: «Nel primo caso il Sistema di Interscambio scarterà la fattura poiché non conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del dpr n. 633/72. Nel secondo caso, invece, il SdI a fronte di una partita Iva cessata ma esistente in anagrafe tributaria, non procederà allo scarto della fattura elettronica ma sulla stessa potranno scattare controlli da parte dell’Agenzia delle entrate per riscontrare la veridicità dell’operazione».
In ultimo: per quanto riguarda l’entrata in vigore della fattura elettronica, non ci sarà alcun privilegiato. Quindi, niente sconti per gli imprenditori agricoli. Lo ha chiarito il sottosegretario all’economia, Alessio Villarosa. Che, però, ha rinnovato «l’impegno del governo ad apportare le giuste modifiche al sistema nel caso in cui alcune categorie professionali dovessero riscontrare, in itinere, difficoltà e maggiorazioni di costo per la gestione dell’e-fattura, così come strutturata attualmente».

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