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Uno cerca di stare bene, ma poi arriva la tassa rifiuti

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LA NUOVA FRONTIERA DEL WELFARE: IL WELLBEING
Rispondere ai desideri dei propri collaboratori ma coglierne anche i bisogni effettivi, maggiore attenzione alle fasi di processo che impattano sul livello di soddisfazione dei dipendenti coinvolgendoli nella scelta dei servizi, comunicare in modo efficace le finalità per cui l’azienda ha deciso di utilizzare la leva del Welfare.
Tutto questo lo raccontano due studi della OD&M Consulting, società specializzata in HR, pubblicati su Milano Finanza: il 5° Rapporto Welfare (su un campione di 161 imprese) e il 2° Rapporto Wellbeing su un campione di 500 lavoratori ci dicono come sta cambiando il rapporto tra azienda e lavoratore. A tal punto che non si tratta più di un semplice rapporto, ma di un vero patto.
Così aumenta la percentuale di Pmi – il 62,5% – che sta implementando i piani Welfare al suo interno. Per defiscalizzare, ma non solo: sette aziende su 10 ascoltano i bisogni dei loro collaboratori e il 93,3% di loro, nelle realtà piccole e medie, si dice pienamente soddisfatto dal piano Welfare attuato dalla propria impresa.
I servizi più diffusi sono sempre quelli legati alla ristorazione, all’assistenza sanitaria, alla previdenza integrativa e all’area scuola e istruzione. Però nel Welfare si stanno facendo spazio anche misure che favoriscono il movimento fisico (+8,3%) e la corretta alimentazione (+8,1%). Per l’appunto, il wellbeing. Il servizio più apprezzato, con un gradimento dell’80%, è però quello dell’assistenza sanitaria. Subito dopo arrivano le ferie e i permessi, che gradiscono soprattutto gli under 24 e le donne. Al terzo posto la ristorazione e al quarto la gestione del tempo libero: considerando lo smart working, il gradimento arriva al 78,6%.

TASSA RIFIUTI: CHI PAGA E CHI NO
In Italia c’è chi si pappa due polli e chi non se mangia neppure uno
. “La statistica” di Trilussa è una poesia che si cita spesso, e non stona neppure di fronte alle ultime analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato dedicate alla tassa rifiuti. Spesso esosa perché influenzata da un’elevata evasione: c’è chi paga anche per gli altri.
Secondo la Relazione sulla riscossione della Tari pubblicata a febbraio 2018 dalla Commissione bicamerale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti della precedente XVII legislatura, gli importi non incassati dai 110 comuni capoluogo di provincia sono pari al 22,9% del valore indicato nel bilancio preventivo. La quota più elevata di mancata riscossione si registra a Napoli (55,5%), mentre quella più bassa a Reggio Emilia (4,8%). Nel frattempo, il Rapporto Rifiuti Ispra ci dice che in dieci anni la produzione di rifiuti si è ridotta del 9,1% con un calo più accentuato nel biennio 2011-2012. Eppure nel decennio 2007-2017, l’indice dei prezzi al consumo per la raccolta rifiuti delle famiglie italiane è salita del 40%, il doppio di quel +19,7% che si era registrato nella media dei Paesi dell’Eurozona. Ma quanto hanno riscosso i Comuni dalla Tari? I proventi, tra il 2007 e il 2014, sono arrivati a 10.107 milioni di euro, pari ad un valore medio pro capite di 167,11 euro. La copertura dei costi del servizio è del 98,3%.

MILANO DAL RESPIRO NAZIONALE
Milano fa, da sola, il 10% del Pil italiano e il 9% dell’export. Sul suo territorio operano 90 grosse imprese contro le 61 di Monaco e le 39 di Barcellona. I turisti crescono: sei su 10 arrivano dall’estero. I numeri li dà il Corriere della Sera all’indomani dell’incoronazione di Milano come «città più vivibile d’Italia» secondo l’analisi del Sole 24 Ore. Una città che fa meglio di Bolzano. Prima per ricchezza e consumi, seconda per ambiente e servizi, negli ultimi posti però nel capitolo dedicato alla giustizia e sicurezza. Eppure, si legge sul quotidiano, «Milano può sospingere il Paese e suggerire un modello, come negli anni migliori, o giocare una partita in solitaria, dove l’eccellenza diventerebbe autoreferenziale. Il lungo applauso per Mattarella alla Prima della Scala è arrivato sicuramente fino a Roma. Il punto è se qualcuno l’ha sentito».

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