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Big data & Old Italy: la ricchezza nelle mani dei giovani?

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BIG TECH, BIG DATA, BIG BUSINESS
Al World Economic Forum di Davos, ovviamente, c’è anche Google. C’è Ruth Porat, Chief financial officer di questo gruppo che controlla il 90 per cento del mercato mondiale delle ricerche in rete. In soldoni, dati. Dati di tutti i tipi, dati molto personali, dati profilati, dati che fanno la differenza nel delineare le strategie future in tutti i campi della nostra esistenza. Ma Porat, al Corriere della Sera, dice questo: «I dati dei consumatori non sono il petrolio del ventunesimo secolo. Sono la luce del sole, perché sono illimitati e rinnovabili». Però la manager afferma, anche, che Google avrà «bisogno di sempre meno dati» perché l’intelligenza artificiale di una piattaforma, oggi, «è così avanzata che capisce la personalità di una persona che surfa dal divano di casa da pochi dettagli: i “mi piace” su Facebook, o anche solo la foto del profilo». Porat, però, aggiunge anche questo nel ricordo del cancro al seno che l’ha colpita per ben due volte: «La capacità di analisi dei dati che stiamo sviluppando permette di individuare i soggetti più esposti alla malattia molto prima». Insomma, la vita di tutti noi potrebbe essere più facile.

L’ITALIA INVECCHIA, E SI CONDANNA AD UN FUTURO INCERTO
Se ne parla spesso: non siamo un Paese per giovani. Anche perché di bambini ne nascono sempre meno. Se ne scrive sul Sole 24 ore: «Sull’immigrazione nessuno ha deciso di scommettere (tantomeno il governo), la crescita della popolazione anziana e la diminuzione della popolazione attiva continueranno a caratterizzare in modo più accentuato l’Italia rispetto alle altre economie avanzate; gli inattivi – con quota 100 – tenderanno ad aumentare; l’occupazione femminile, insieme alla natalità, è vincolata verso il basso dalla cronica carenza di politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia». A questo si aggiunga la disoccupazione dei giovani, tra le più alte in Europa. «La vera necessità del Paese, se vogliamo evitare un futuro sempre più scadente – prosegue il quotidiano – è quella di aumentare la platea di chi produce ricchezza e di trasformare le nuove generazioni in una vera leva per la crescita competitiva dell’Italia». In ultimo, si deve considerare il contributo alla crescita attraverso le nuove opportunità, grazie alla longevità e alla tecnologia, di una lunga vita attiva. Perché «molto meno degli altri Paesi avanzati, investiamo sulle condizioni che favoriscono una lunga vita attiva, soddisfacente per il lavoratore maturo e produttiva per le aziende».

PAGAMENTI RAPIDI PER LE PMI
La vita potrebbe essere più facile per le piccole e medie imprese. Italia Oggi scrive di un emendamento al decreto legge Semplificazioni, presentato in questi giorni in commissione al Senato. Si tratta di questo: «Nelle transazioni commerciali in cui il creditore sia una piccola e media impresa, dovranno considerarsi “gravemente inique”, e quindi nulle ai sensi del dlgs 231/2002, le clausole che prevedono tempi di pagamento superiori ai 60 giorni». La norma, quindi, «punta ad accelerare la liquidazione dei debiti verso le realtà produttive più piccole la cui sostenibilità finanziaria può essere più facilmente messa in pericolo da contratti vessatori sui tempi di pagamento. Quando, invece, tutte le parti del contratto sono le Pmi le norme sui pagamenti saranno più flessibili visto che le disposizioni di cui sopra non troveranno applicazione».

FRANCIA-GERMANIA: RINNOVATO IL TRATTATO DI AQUISGRANA
Detto così fa paura, ma tant’è: Francia e Germania hanno rinnovato quel Trattato dell’Eliseo firmato il 22 gennaio 1963, a Parigi, da Charles de Gaulle e da Konrad Adenauer. Trattato che, come si capisce bene, non è stato abrogato. Anzi, l’asse tra i due Paesi si inserisce in pieno in quello che è il mondo contemporaneo rafforzando la cooperazione militare tra i due e puntando ad una maggiore integrazione economica. Da ricordare, che Francia e Germania hanno già creato alcune istituzioni comuni come il Consiglio dei ministri franco-tedesco e il Consiglio franco-tedesco per la difesa e la sicurezza. I due Paesi, scrive Il Sole 24 Ore, «si sono reciprocamente garantiti assistenza anche militare nel caso di aggressione armata (che comprende gli attentati terroristici) seppur nel quadro della Nato e dell’Unione europea. Quindi sarà costituita un’unità comune per contrastare il terrorismo e la stessa diplomazia sarà più integrata». Sul piano economico, invece, il Trattato punterà alla costituzione di una «zona economica franco-tedesca dotata di regole comuni per favorire la convergenza tra i due Stati e migliorare la competitività delle loro economie».

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