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I giovani dicono: «Ma quale occupazione?»

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L’OCCUPAZIONE TIENE, MA GIOVANI E DONNE…
La stabilità è una buona notizia: nel mese di novembre i contratti a tempo indeterminato sono aumentati (+15mila) e quelli a termine sono diminuiti (-22mila). L’Istat comunica – si legge sul Corriere della Sera – che la disoccupazione è scesa ed è arrivata al 10,5%, ma quello che preoccupa è il dato legato alla non occupazione giovanile. Che cala, vero, dello 0,6% per assestarsi però su un livello preoccupante: 31,6%. Aumentano, poi, gli inattivi (coloro che non hanno un lavoro e neppure lo cercano): +26mila in un mese. Qui si “parcheggiano” soprattutto le donne (+35mila), i giovani tra i 15 e i 24 anni (+16mila) e gli over 50 (+36mila).
La situazione migliora su base annua: rispetto al mese di novembre 2017, l’occupazione è aumentata dello 0,4% con 99mila nuovi posti ma, come da tendenza degli ultimi anni., sono i contratti a termine a crescere (+162mila) e calano, invece, quelli stabili (-68mila). A crescere, in questo caso, sono soprattutto i lavoratori over 50 (+275mila) a scapito dei più giovani nella fascia 15-49 anni (-75mila). Il rischio di una crescita al rallentatore non è così lontano.

GIOVANI E DISOCCUPAZIONE: IL RUOLO DELLE UNIVERSITA’
Francesco Trebbi
, professore di Economia alla University of British Columbia (Vancouver, Canada), firma un articolo su Il Sole 24 Ore. Il contenuto, in estrema sintesi, si ritrova nel titolo: «La disoccupazione strutturale va combattuta nelle università». Perché 1 giovane su 3 non riesce a trovare un impiego retribuito. Non tutta la disoccupazione è però legata al ciclo economico italiano. Anzi, il professore sottolinea quanto ci sia anche «una componente strutturale della disoccupazione legata alla mancata corrispondenza (mismatch) delle competenze dell’aspirante lavoratore e i bisogni del datore di lavoro». In soldoni: mancano gli studenti con competenze appropriate. Quelle che cercano le imprese italiane, costrette a “rubarsi” le competenze che oggi vanno per la maggiore: tecnici industriali, neolaureati in ingegneria, programmatori di robot. Le carenze critiche dell’Italia, secondo uno studio Ocse del 2017, si trovano nelle categorie computer e elettronica, matematica, ingegneria e meccanica. «Purtroppo manca un programma di incentivi sistematico per i nostri atenei – incalza il professore – per venire incontro alla domanda di lavoro specializzata dell’industria o dei servizi avanzati su una scala che possa fare davvero la differenza». Da qui l’esigenza di un rapporto diretto tra università e aziende (gli atenei dovrebbero essere supportati e integrati dalle e nelle imprese) sul modello dell’apprendistato professionalizzante che la Germania offre ai propri giovani dal 1800. Però dobbiamo insistere: «Non offrire ai propri laureati un appropriato insieme di competenze e qualificazione, produce perdite sostanziali, oltre al rischio di disoccupazione o ricerche di lavoro interminabili. Il mismatch, inoltre, porta a perdite di salario tra il 9 e il 17%».

FATTURA ELETTRONICA: PIU’ FACILE IL CONTRASTO ALL’EVASIONE
Lo dice Antonino Maggiore, direttore dell’Agenzia delle Entrate, al Sole 24 Ore: «A chi crede che non sapremo utilizzare i milioni di dati che stiamo già ricevendo con la fatturazione elettronica, dico che queste informazioni saranno alla base delle nuove analisi di rischio per il contrasto all’evasione». E con questi dati, l’Agenzia potrà lavorare da subito anche alla precompilata Iva, «che non sostituirà le comunicazioni di liquidazione e la dichiarazione annuale, ma offrirà un supporto per snellire e semplificare gli adempimenti dei contribuenti». Nel frattempo, Maggiore ricorda che «c’è già un tavolo tecnico al lavoro sui dati della fattura elettronica e su come utilizzarli per le analisi di rischio. Le informazioni saranno processate per arrivare a definire gli indici in grado di indirizzare i controlli in modo puntuale. Nessuna pesca a strascico, lo confermo». Il direttore lo sottolinea: «Chi non emetteva fattura per frodare il sistema non sarà, solo per il fatto dell’introduzione della fattura elettronica, incentivato a farlo. Ma chi emetteva fatture false, ora ci penserà bene prima di inviare un documento che sarà a disposizione dell’amministrazione finanziaria». Insomma, nasce il Fisco 4.0: un percorso lungo che, dopo la e-fattura, porterà all’invio telematico dei corrispettivi. Maggiore è sicuro che «i benefici in termini di risparmi e crescita, per imprese e professionisti, saranno un valore aggiunto. Anche grazie ai servizi profilati e personalizzati che ridurranno sensibilmente gli adempimenti fiscali liberando risorse e, in definitiva, realizzando un rapporto più trasparente, franco e dialogante con il fisco».

REDDITO DI CITTADINANZA: LA META’ ANDRA’ AI LAVORATORI IN NERO
Lo comunica la Cgia in base all’analisi dell’ultima bozza della misura: «Circa 3 dei 6,1 miliardi stanziati per il Reddito di cittadinanza – dice l’associazione di Mestre – sarebbero destinati a chi svolge lavori irregolari. In Italia ci sono circa 3,3 milioni di occupati che lavorano in nero: i dipendenti che svolgono impieghi irregolari, ma che non avranno diritto al reddito, sono circa 1,3 milioni. Tolti loro, restano 2 milioni di potenziali beneficiari del sussidio che, oggi, non sono in regola».  La regione più a rischio sarebbe la Calabria, con un’incidenza dell’economia sommersa sul Pil regionale pari al 9,4%. Le meno interessate sarebbero, invece, la Lombardia e il Veneto rispettivamente al 3,9% e al 3,8%.

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