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Il 2019 sarà l’anno delle competenze. E dei giovani

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LA CRESCITA E’ DEBOLE; LA RECESSIONE SEMBRA VICINA
Inutile nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che vada tutto bene. David Solomon, ad di Goldman Sachs, ha pronosticato «una probabilità del 50% di una recessione nel 2020». Il quotidiano La Repubblica racconta anche altro. Per esempio, che «l’economia europea rischia una scivolata in basso. E anche Mario Draghi, presidente della Bce, non nasconde la forte preoccupazione per uno scenario che sta mutando molto rapidamente. Pesano le incertezze globali, dalla guerra dei dazi all’incognita Brexit. Pesa l’incognita Germania, che continua ad uccidere il suo potenziale di crescita, che avrebbe bisogno di un enorme piano di investimenti e che, invece, rivede le sue stime di crescita dall’1,8 all’1% per il 2019». Ma non sarà la sola, perché l’Ocse è pronto a rivedere anche le stime di crescita della nostra Italia. Ovviamente in peggio, perchè il Paese continua a trascinarsi dietro «l’annoso problema della scarsa produttività». E Draghi? Tranquillizza: «La Bce non ha esaurito tutte le sue munizioni; la cassetta degli attrezzi è sempre lì». Però il punto è un altro: le munizioni vanno usate con cautela proprio perché le prospettive di crescita stanno peggiorando.

FABERLAB: DALLE MACCHINE ALLE COMPETENZE
Davide Baldi
, responsabile di Faberlab (Digital Innovation Hub di Confartigianato Imprese Varese) ha bene in testa il disegno che si comporrà in questo 2019: «Se il 2017, e ancora più il 2018, sono stati gli anni delle macchine, il 2019 dovrà essere l’anno delle competenze. Ovvero dell’acquisizione di tutte le conoscenze necessarie a sfruttare al massimo le potenzialità delle apparecchiature entrate nelle aziende, anche grazie alle iniezioni economiche del piano nazionale Impresa 4.0». Di fronte alle analisi che parlano di “rischio recessione”, le Pmi devono attrezzarsi. Ma devono farlo in fretta. Prosegue Baldi: «L’obiettivo delle imprese, soprattutto di quelle di piccole dimensioni, deve essere la riorganizzazione fondata sull’aumento di produttività, sulla comprensione dei dati e sulla progressiva diversificazione della produzione. Ma per farlo, gli imprenditori ora devono imparare a utilizzare al meglio i macchinari acquistati con il piano Impresa 4.0 e valutare come inserire queste macchine, nel ciclo produttivo aziendale, al massimo delle loro potenzialità». E’ qui che entra in gioco l’acquisizione di nuove professionalità o la riqualificazione di quelle già esistenti in azienda: per valorizzare tutto ciò che possono dare le macchine.

INNOVAZIONE E GIOVANI: L’ISIS PONTI SUL PODIO
Il Miur la considera «una delle scuole più innovative del Paese». A dirlo è Giuseppe Martino, il dirigente dell’Istituto Ponti di Gallarate, scelto tra 28 istituti (l’altro lombardo è il Natta di Bergamo) per «Future Lab, il progetto del Miur: siamo chiamati a essere attori di prima linea sul fronte dell’innovazione. Una bella sfida che affrontiamo, consci di vincerla, insieme alle aziende del territorio». Ma anche al fianco di Confartigianato Imprese Varese. Per questo motivo: il Ponti, con la partnership con l’Ite Tosi di Busto Arsizio, farà nascere due Laboratori territoriali per l’occupabilità (Idealab) che, invero, sarà un doppio laboratorio Industria 4.0. Ricorda Martino: «Due laboratori di pari livello al Politecnico, forse anche con qualcosa in più e per il quale, una volta ultimato, avremo investito circa 250mila euro. Confartigianato ci ha chiesto di poter utilizzare la struttura per formare il suo personale, e così faremo». Il progetto in cui sta eccellendo l’asse gallaratese-bustocco, ha visto solo 51 idee finanziate su oltre 500 richieste avanzate. E si punta alla sinergia con il territorio, perché il Ponti forma giovani che servono alle imprese: diplomati in automazione, meccanica, meccatronica ma anche informatica, biotecnologia e disegnatore Cad.

IMPRESA ED ECONOMIA SOCIALE
Beniamino Piccone
, docente di sistema finanziario alla Liuc di Castellanza, ha scritto un libro dal titolo “L’Italia: molti capitali, pochi capitalisti” edito da Vitale & Co. Le conclusioni alla pubblicazione, iniziano così: «Esauritosi il motore del capitalismo pubblico con la chiusura dell’Iri, le grandi imprese private non hanno saputo prendere il testimone e trainare il Paese». Tra i tanti personaggi citati, ne ricordiamo due: Adriano Olivetti e Sergio Marchionne. Il primo «rivendicava la necessità di guardare al di là del mero profitto», mentre il secondo rimarcava che «l’efficienza non è – e non può essere – l’unico elemento che regola la vita. C’è un limite oltre il quale il profitto diventa avidità e chi opera nel libero mercato ha il dovere di fare i conti con la propria coscienza». Ecco perché Piccone dice che «accanto all’imprenditore, ci deve essere un’economia sociale di mercato capace di interpretare i tempi che stiamo vivendo. Tutte le classi sociali devono impegnarsi in modo corale per invertire le aspettative. Quindi: volontà di eccellere come Paese, fiducia nelle sue forze, sguardo lungo».

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