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Imprenditori…con il Reddito di cittadinanza

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HAI DIRITTO AL REDDITO DI CITTADINANZA? ALLORA, APRITI UN’IMPRESA…
E’ l’ultima provocazione fatta dal governo in questi ultimi giorni: il reddito di cittadinanza (RdC) può essere trasformato in un sostegno all’imprenditorialità. Chiunque avesse i requisiti per ottenerlo, e decidesse di aprire una nuova impresa entro i primi 12 mesi di fruizione dell’assegno, potrà ottenere in un’unica soluzione 6 mesi di sussidio fino ad un massimo di 4.680 euro. Il Sole 24 Ore fa un esempio: «Luca avvia, dopo 10 mesi di fruizione di RdC, una propria attività lavorativa autonoma. Oltre alle prime 10 mensilità già ricevute (10×780€ = 7.800€) avrà diritto ad un ulteriore unico bonifico di 4.680 € (6×780€)».

…PERO’ SE L’IMPRESA CE L’HAI GIA’, ASSUMI CHI HA DIRITTO AL REDDITO
Il sistema degli incentivi legati al reddito di cittadinanza (RdC), interessa anche gli imprenditori. In due casi:

  • Assunzione diretta da parte dell’impresa. All’azienda che assume a tempo pieno un beneficiario del reddito di cittadinanza, spetterà uno sgravio contributivo pari alla differenza tra le 18 mensilità dell’RdC e quelle già percepite dal beneficiario assunto a tempo indeterminato. L’importo massimo mensile è di 780€. L’esempio dal Sole 24 Ore: «Marco assume Luca nella sua azienda. Luca è single e vive in affitto, quindi riceve 780€ al mese di RdC. Fino a quel momento Luca aveva già ricevuto 2 mensilità di RdC. Lo sgravio contributivo per l’azienda di Marco è questo: (18-2) x 780€ = 12.480€»;
  • Assunzione attraverso un’agenzia per il lavoro. All’impresa spetta uno sgravio contributivo pari alla metà della differenza tra le 18 mensilità di RdC e quelle già godute dal beneficiario assunto a tempo indeterminato. L’altra metà va all’agenzia per il lavoro. L’esempio dal Sole 24 Ore: «Marco assume Chiara attraverso un’agenzia per il lavoro. Chiara aveva già ricevuto 2 mensilità di RdC. Lo sgravio contributivo sarà questo: (18-2) x 780€ = 12.480€ di cui 6.240€ a Marco e 6.240€ alle stesse condizioni all’agenzia».

SGRAVI SI’, MA SOLO SE SI OSSERVANO TRE CONDIZIONI
Gli sgravi contributivi all’imprenditore, però, sono sottoposti a tre “paletti”. Il primo: il lavoratore non deve essere licenziato nei primi 24 mesi senza giusta causa o giustificato motivo. Il secondo: l’impresa deve comunicare al portale del programma (Siupl) le disponibilità dei posti vacanti. Il terzo: il datore di lavoro, da queste assunzioni, deve avere un effettivo incremento di personale a tempo pieno e indeterminato.

I FRONTI ANCORA APERTI
Il quotidiano “La Stampa”, di fronte agli ultimi lanci sul reddito di cittadinanza, alcune domande se le fa. Per esempio: con l’RdC come sostegno all’imprenditorialità non si rischia l’apertura di partite Iva fittizie? Prima del 1° aprile – data fissata per far partire il sussidio – dovranno essere assunti 4mila «navigator», coloro che dovranno seguire i percettori del reddito. I tempi per un concorso pubblico sono impossibili: come verranno assunti? I centri per l’impiego sono gestiti dalla Regioni, dunque per far entrare negli enti questo personale occorre la loro autorizzazione. Quanto ci vorrà per firmare venti convenzioni? Inoltre, il reddito si aggiungerà o azzererà gli assegni familiari già erogati dall’Inps?

FISCO: ARRIVA LA SANATORIA
L’hanno definito «saldo e stralcio» e interesserà i contribuenti in situazione di «grave e comprovata difficoltà economica» (Isee inferiore ai 20mila euro). Da ieri, sul sito dell’Agenzia delle entrate, si può scaricare il modulo per chiedere di aderire alla sanatoria per il pagamento «scontato» delle cartelle esattoriali (in pratica, si estinguono tutti i debiti fiscali e contributivi che vanno dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017). La richiesta va inviata entro il 30 aprile 2019. Il contribuente dovrà provare il proprio stato di difficoltà economica, che sarà verificato dall’Agenzia delle entrate. Una volta accettata la domanda, la quota da pagare verrà decurtata da sanzioni e interessi di mora. E calcolata in base al proprio Isee: fino a 8.500 € si paga il 16% delle somme dovute; da 8.500 a 12.400 € si paga il 20% e da 12.500 a 20.000 euro si paga il 35% del dovuto. Chi supera i 20mila, potrà utilizzare la rottamazione-ter.

CARO-ENERGIA: LE «BOLLETTE D’ORO» DELLE PMI ITALIANE
Le piccole imprese italiane, nel terzo trimestre del 2018, hanno visto aumentare la loro bolletta del 10%. Il gap con l’Europa aumenta: un’impresa medio-piccola che nel nostro Paese consuma all’anno 1.250 MWh, ha un differenziale negativo compreso tra gli 8 e i 9 centesimi per chilowatt. Questi centesimi, moltiplicati per i consumi, fanno spendere alla Pmi 68mila euro all’anno in più rispetto ad un competitor francese delle stesse dimensioni. Un’azienda inglese, invece, paga 33mila euro in meno e una spagnola ne paga 30mila. Le Pmi di Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia acquistano energia elettrica con una spesa inferiore ad una Pmi italiana di oltre 100mila euro. In ultimo: nel secondo semestre 2017 – secondo l’analisi del sistema energetico di Egea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico e sostenibile – una Pmi italiana ha pagato, in media, 40mila euro in più rispetto ad un’analoga azienda del resto dell’’Europa. Inutile aggiungere altro…

 

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