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arresti e partenze del 2019

Infrastrutture, e-fattura, bonus casa:
arresti e partenze del 2019

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QUANTO CI COSTA NON FARE LE OPERE
Il Corriere della Sera, questa mattina, titola così un suo articolo a firma di Milena Gabanelli e Fabio Savelli: «Quanto ci costa non fare le opere». La domanda se l’era già posta Confartigianato Imprese con la movimentazione “Quelli del Sì”, il 13 dicembre 2018 al MiCo di Milano. In quell’occasione l’associazione che rappresenta più di un milione e mezzo di Pmi e 3milioni di addetti, aveva chiesto al governo di realizzare le grandi e piccole infrastrutture indispensabili per sostenere la competitività delle imprese e, di conseguenza, di tutta l’Italia. Ora: il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli ha deciso di bloccare i finanziamenti a tutte le grandi opere già in corso o programmate. Nel frattempo, come era logico pensarlo, «le imprese di costruzioni che stavano già sul lastrico, sono a rischio fallimento». Perché le entrate previste dalla realizzazione delle infrastrutture sono bloccate e lo stress finanziario sta crescendo. Inoltre, «le uscite nei confronti dei fornitori costringono molti piccoli imprenditori a chiudere», sottolinea il Corriere. Le opere incompiute sono 300, i miliardi bloccati sulle grandi infrastrutture sono 21, mentre 10 sono i miliardi di investimenti in infrastrutture che non sono partiti negli ultimi tre anni. La catena trascina verso il basso l’intero sistema: 120mila aziende sono fallite e 418mila potenziali posti di lavoro sono saltati. Gli ostacoli per i cantieri sono chiari. A farne una sintesi è sempre il Corriere: «Dipendenza dalla politica, tempi ingiustificabili della burocrazia, bandi di gara al massimo ribasso, infiltrazioni mafiose, contenzioni, guai giudiziari». Mancano i soldi? «Il governo ha trovato in cassa 150 miliardi disponibili già stanziati, di cui è stato speso meno del 4%. Soldi, inoltre, immediatamente utilizzabili grazie ad un accordo con la Banca europea degli investimenti». Investimenti che, però, sono sacrificati con il rischio di «spianare la strada all’ingresso in Italia dei grandi generali contractor europei e cinesi, che hanno le spalle finanziarie più larghe per assorbire cambi di programma e ripensamenti con la conseguenza, però, di creare minore occupazione».

FATTURA ELETTRONICA 1 / ALLINEAMENTO NELLE CAUSE DI RIFIUTO
Doppie regole e doppi flussi per la fattura elettronica verso la Pa e tra privati
. All’aggravio di procedure definite dal Dl 119/2018, si sta mettendo un freno. Solo sulle cause di rifiuto da parte dell’amministrazione pubblica, c’è un minimo passo avanti verso l’uniformità per evitare «rigetti impropri e armonizzare tali modalità con le regole tecniche del processo di fatturazione elettronica tra privati». Per ogni fattura elettronica ricevuta, la Pa può inviare entro il termine di 15 giorni una notifica di accettazione/rifiuto. Scrive Il Sole 24 Ore: «Le esigenze di armonizzazione del flusso verso la Pa rispetto ai privati non si limitano alle suddette notifiche. Anche diverso è il comportamento in caso di impossibilità di recapito da parte dello Sdi. Nel caso di privati il documento viene messo a disposizione del cessionario/committente nella sua area riservata del sito web delle Entrate e il cedente/prestatore, a cui è notificato dallo Sdi una ricevuta di impossibilità di recapito, è tenuto a comunicare al suo cliente che l’originale della fattura è disponibile in tale area».

FATTURA ELETTRONICA 2 / SOLO ERRORI FISIOLOGICI: NESSUN CAOS
Il Codacons vuole presentare un esposto all’Agenzia delle Entrate per interruzione di servizio. Secondo l’associazione dei consumatori, scrive il Corriere della Sera, «l’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica, a partire dall’inizio dell’anno, si è tradotta in un flop con tanto di disagi e disservizi». Risponde l’Agenzia: le sonde informatiche (i software di controllo) utilizzate per la prima volta, non hanno rilevato alcuna criticità e nessuna interruzione. Nei primi quattro giorni del 2019, le e-fatture emesse sono state 2,8 milioni predisposte da 140mila operatori. La percentuale di errori si è attestata intorno al 6% dei casi, e si stratta di «una cifra considerata fisiologica, imputabile a sbagli o imprecisioni nella fase di compilazione. Errori che avrebbero invalidato le fatture anche nella tradizionale versione cartacea». Quattro anni fa, quando venne introdotto l’obbligo della fattura elettronica per i fornitori della Pa, la percentuale di errori aveva raggiunto il 30%.

RIPARTONO I BONUS PER I LAVORI IN CASA
La legge di Bilancio ha prorogato di un anno l’accesso ai bonus: per cogliere le agevolazioni ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2019. Il bonus sul recupero edilizio conserva la detrazione del 50% per una spesa massima di 96mila euro per unità immobiliare; il bonus mobili (sempre del 50%) si applica sull’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici per una spesa massima di 10mila euro. Confermato anche il bonus verde, la detrazione Irpef del 36% delle spese sostenute per la “sistemazione a verde” di aree scoperte private quali balconi, cortili e giardini. Lo sconto si calcola su una spesa massima di 5mila euro. Per la riqualificazione energetica (ecobonus) si arriva invece ad un’agevolazione del 65% ripartita in 10 anni. Per finestre, schermature, caldaie a condensazione e biomassa lo sconto è però del 50%. Per alcuni lavori condominiali sugli involucri si può arrivare fino al 70-75%.

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