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Non tutte le strade portano a Roma: da Torino, il “sì” alla Tav

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SULLE GRANDI OPERE, IL “TIRA E MOLLA” DEL GOVERNO
Il Corriere della Sera aveva lanciato nuovamente il sasso: quanto ci costa non realizzare le grandi opere? Oggi, il quotidiano di via Solferino ritorna sulla partita con un’intervista di Fabio Savelli al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Che dice: «Il progetto della Tav Torino-Lione si basa su stime di traffico merci sbagliate dell’80% rispetto alle previsioni attuali. Il costo dell’opera è di 11 miliardi di euro. E l’Unione europea solo a parole ha detto di volerla finanziare fino al 50%». Proseguiranno, invece, i lavori per il tunnel del Brennero e verranno fermate le trivelle nello Ionio. Ultima novità: Toninelli afferma che «Anas è il simbolo di un modo fallimentare di fare politica nel nostro Paese. Ora abbiamo nuovi vertici per ribaltarla come un calzino. La sua fuoriuscita da Ferrovie dello Stato è stato un passaggio dovuto per renderla efficiente».

LA TAV: LITE SUI COSTI TRA GOVERNO E PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE
Il 12 gennaio, a Torino, è previsto un flash mob con circa 50 sindaci e con i rappresentanti di oltre trenta sigle – artigiani e piccoli imprenditori, commercianti, industriali, sindacati, mondo della cooperazione e professionisti – che già avevano sostenuto la piazza dei 40mila del 10 novembre scorso. La piazza che dice “sì” alla Tav. Danilo Toninelli e Sergio Chiamparino (presidente della Regione Piemonte) sono su posizioni divergenti, perché per l’Italia la Tav non costa 11 miliardi ma – commenta Chiamparino al Sole 24 Ore – «4,6 miliardi di cui 2,8 per la tratta internazionale e 1,7 per quella nazionale». Toninelli conferma le sue decisioni: «Per la costruzione della Tav non è ancora partito alcun appalto perché siamo ancora nella fase delle indagini preliminari: se ci conviene si farà, se non ci conviene useremo il denaro per mettere in sicurezza ponti, gallerie e viadotti che stanno crollando».

DALLE STRADE AI PORTI: QUELLI ITALIANI DOVRANNO PAGARE AL FISCO 100 MILIONI
Lo ha deciso Bruxelles: i porti italiani dovranno pagare le tasse. Ma lo dovranno fare anche quelli spagnoli. Il perché è subito detto: «Le Autorità di sistema portuali italiane – scrive La Stampa –  generano profitti, esercitando attività economiche (per esempio l’accesso al porto dietro pagamento), e per questo vanno tassate allo stesso modo degli altri operatori economici». Così le sedici Autorità dovrebbero versare al fisco italiano 100 milioni di euro. Soluzioni all’orizzonte? Trasformare le Autorità in società per azioni, magari dividendo le quote tra enti pubblici. Per ora solo un’ipotesi, ma questa volta la presa di posizione della Ue piace all’Italia.

GERMANIA A RISCHIO RECESSIONE
Per il terzo mese consecutivo la produzione industriale in Germania va giù: -1,9% a novembre dopo il -0,8% di ottobre. Il declino, che su base annua è arrivato a -4,7% (il maggior calo dal 2009) interessa i principali settori, dai beni di consumo all’energia. E, scrive il Sole 24 Ore, «mette un’ipoteca sulla crescita del 3° trimestre: dopo la crescita negativa del secondo, aumenta il rischio di una recessione tecnica perché tante sono le incognite sulla crescita tedesca in corso (prevista attorno all’1,5%): la guerra commerciale Usa-Cina, la Brexit e gli scenari della politica in Europa». Una recessione che rischia di gettare un’ombra sull’intera crescita europea, «colpendo i Paesi più deboli come l’Italia».

WELFARE: IL TEMPO E’ DENARO, MA NON C’E’ SOLO QUESTO…
A volte conciliare vita privata e lavoro è difficile, ma è sempre più importante. In questi ultimi anni, nei quali il mondo sta vivendo continue accelerazioni su tutti i fronti (non solo quello economico-produttivo), i collaboratori delle imprese hanno espresso le loro preferenze. Mappate dal Sole 24 Ore attraverso le scelte di alcune imprese sul fronte del Welfare: alla W&H Sterilization Srl, in provincia di Bergamo, ai dipendenti si riconosce un bonus la cui entità varia a seconda di quante ferie vengono smaltite durante l’anno; il Gruppo Unicredit dà la possibilità di convertire in via sperimentale, e anche parzialmente, il premio di produttività relativo al 2018 in giornate di permesso (“money is time”); alla Lamborghini di Sant’Agata Bolognese alcune quote della tredicesima possono essere convertite in ore di permesso. Infine alla Nexion, che produce attrezzature per officine e gommisti, esiste un’indennità per migliorare il rapporto dei tempi vita-lavoro. Tutto questo rientra nella logica, positiva, di personalizzare il rapporto di lavoro: da un lato si soddisfano le esigenze dei lavoratori e dall’altro la necessità, da parte delle imprese, di utilizzare in modo più dinamico il proprio personale inserendolo in modelli organizzativi più fluidi e flessibili.

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