Cerca:
Home Stranieri risparmiatori e imprese che investono
Con il cocktail di incentivi

Stranieri risparmiatori e imprese che investono
Con il cocktail di incentivi

foto_immigrato_lavoro#RassegnaStampa

GLI STRANIERI RISPARMIANO. E I SOLDI LI INVESTONO IN ITALIA
La ricerca, la prima su questo tema mai realizzata in Italia, è a cura del Museo del Risparmio di Torino (fondato da Intesa San Paolo) e da Ipsos. Il campione è composto da stranieri che risiedono in Italia da un periodo compreso tra i 3 e i 10 anni. Ecco i risultati: solo il 31% degli stranieri che vivono in Italia ha un’educazione finanziaria adeguata (ma la media italiana si assesta su un 37%), il 49% risparmia e il 21% mette da parte più di un quinto di quanto guadagna (i soldi vengono tenuti in casa e raramente affidati alle banche). I cinesi risparmiatori sono il 65%, le persone provenienti dall’Est Europa il 49% mentre il 43% di chi risparmia è sudamericano.
Come viene utilizzato questo risparmio? Scrive il quotidiano la Repubblica: «Il 77% ha progetti in Italia, come acquistare una casa (40%), aprire una propria attività (26%) oppure anche solo acquistare un’automobile (22%). Il 43% ha in mente di investire all’estero, soprattutto per comprare un’abitazione nel proprio Paese (34%), oppure per mettersi in proprio (17%). Il 61% del campione riesce ad inviare soldi ai familiari almeno una volta ogni sei mesi». L’uso di prodotti e servizi finanziari si limita alle carte (soprattutto prepagate) e, in qualche caso, ai prestiti o ai mutui. Quasi nessuno investe, né punta su assicurazioni o strumenti di previdenza.

Il GOVERNO SERVE IL COCKTAIL DI INCENTIVI
Per chi vuole investire, le agevolazioni non mancano. Lo scrive Italia Oggi: «L’agevolazione che consente di detassare il 9% degli utili reinvestiti in azienda si può sommare all’iper-ammortamento per l’acquisto di beni strumentali in tecnologia 4.0. Le due agevolazioni sono cumulabili anche con qualsiasi altro incentivo in campo, tranne che con i contributi per la sicurezza sui luoghi di lavoro attivati con bando dell’Inail». Ovviamente, «l’importo risultante dal cumulo non potrà essere superiore al costo sostenuto per l’investimento». Una chiosa sul bando Inail: «Sullo stesso bene, se può essere iper-ammortizzato e può beneficiare della detassazione degli utili reinvestiti nel suo acquisto, l’impresa potrebbe ottenere un contributo Inail pari al 65% della spesa sostenuta. Ma le imprese di capitali, per gli investimenti fino a 200mila euro, non possono cumulare le tre agevolazioni». Facile capire il perché: i tre incentivi sommerebbero il 40,8% della spesa coperta dall’iper-ammortamento al 9% della spesa coperta dalla detassazione degli utili reinvestiti e al 65% del contributo concesso dall’Inail. L’agevolazione complessiva arriverebbe al 114,8%: «In eccesso del 14,8% rispetto alla spesa sostenuta dall’impresa».

CON L’IPERAMMORTAMENTO SI RIPARTE DA ZERO
L’approfondimento è a cura di Italia Oggi: «Nel 2019 l’iper-amortamento riparte da zero. L’importante precisazione è giunta dall’Agenzia delle entrate. Il limite dei 2,5 milioni di euro di spesa, che permette una maggiorazione degli ammortamenti del 170%, andrà calcolato sugli investimenti ancora da realizzare alla data del 1° gennaio 2019». Un passaggio importante perché dobbiamo ricordare che molte imprese hanno effettuato investimenti di una certa portata nel 2017 e nel 2018. «Ripartire da zero – continua il quotidiano – oltre a permettere una maggiorazione aggiuntiva del 20% grazie al passaggio dal 150% al 170%, permette di non subire il taglio gravante sugli investimenti eccedenti l’importo di 2,5 milioni di euro». L’Agenzia delle entrate, però, fa un passo in più: «Da un’altra precisazione sembra emergere la volontà di confermare, per coloro che utilizzano in sede di dichiarazione la vecchia normativa dell’iper-ammortamento, la facoltà di ottenere la maggiorazione del 150%».

TORNA SU