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Home Dalle notti sotto i ponti all’impresa: l’ingegnere s’è ricostruito il futuro con la matematica

Dalle notti sotto i ponti all’impresa: l’ingegnere s’è ricostruito il futuro con la matematica

edil-deon-9Perparim Bequiray, 48 anni, cammina con orgoglio in quelle che diventeranno delle villette su due piani con giardino nella parte alta di Cocquio Trevisago e che per il momento sono ancora uno scheletro con i mattoni a vista. Il cantiere della sua impresa edile, che ha sede proprio a Cocquio Trevisago, è iniziato da tre mesi e le case saranno pronte per settembre. Quando si arriva in macchina un grande cartello indica il nome del costruttore: Edil Deon. «Il nome della ditta – spiega subito Bequiray – viene da quello dei miei figli: Denis, Jonis e Doris». Enigma spiegato. Quello che invece è più complicato da spiegare è come un ragazzo albanese laureato in ingegneria a Tirana nel 1995 sia arrivato a Varese, abbia dormito sotto i ponti, sia diventato un muratore e nel giro di qualche anno sia riuscito a costruirsi la propria impresa. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia, che ci riporta agli anni Novanta quando dal mare arrivavano persone che scappavano dalla guerra e dalla fame. Un po’ come oggi.


«Ero appena laureato in ingegneria mineraria a Tirana, ma in Albania in quei tempi non c’era lavoro, non c’era speranza. Non potevi imparare lingue straniere né guardare la tivù di altri paesi. Noi lo facevamo, ma di nascosto, coprendo le finestre per non farci vedere dall’esterno, perché se ti scoprivano passavi dei guai. Allora ho deciso di partire, per raggiungere un paese europeo. E la mia scelta è caduta sull’Italia, un po’ perché era la più vicina, un po’ perché ce l’avevo nel cuore». Bequiray aveva 25 anni quando è partito su un motoscafo da Durazzo alla volta delle coste italiane. Si era laureato da sole tre settimane. Il primo viaggio è andato a vuoto, perché dopo qualche ora ci sono stati problemi tecnici e son dovuti tornare indietro. Il secondo tentativo, con partenza da Valona, lo ha portato fino a Otranto, ma una volta sul treno è stato fermato dalla polizia che lo ha rimandato in Albania. «Soprattutto nel primo viaggio ho avuto paura, ma non mi sono fermato. Mi son detto: torno indietro, ma per cosa? Allora ho tentato una terza volta». Questa è quella buona. Arriva insieme a quattro compagni di viaggio fino a Otranto, di lì fino a Milano e poi diretti a Varese. «Siamo riusciti a prendere l’ultimo treno Milano – Laveno verso l’una meno venti di notte. Siamo venuti qui perché c’era un mio amico, che però me lo aveva detto subito: senza documenti si dorme per strada».

E così è stato. Per due mesi ha dormito sotto un ponte. «Ci facevamo la doccia una volta alla settimana, alla chiesa di Brunella in via Crispi. Durante il giorno andavo nelle aziende a cercare lavoro, ma nessuno mi voleva perché non avevo i documenti». Bequiray non molla, finché trova, ad Azzate, un muratore che decide di fargli un contratto. Con il contratto riesce a trovare una casa e di conseguenza il permesso di soggiorno. Da quel momento non si è più fermato. «All’inizio non sapevo come si faceva il muratore, ho dovuto imparare tutto. Ma mi ha aiutato molto la matematica. Facevo senza problemi tutti i calcoli che servivano. Mi dicevi che il muretto doveva essere lungo tot e io sapevo dirti subito qual era il suo volume, la quantità di cemento da usare e cose così. Mi chiedevano come facessi. Io rispondevo che ero ingegnere e la matematica era facile per me».

Bequiray ha lavorato ad Azzate fino al 2003, quando ha aperto la propria ditta individuale, che è presto diventata una snc e poi, nel 2007, una srl. «Adesso in azienda siamo in 9: sette dipendenti, più mia moglie Dashamira, che mi dà una mano con l’amministrazione, ed io. Tutti albanesi». Intorno alla sua impresa gravitano poi molti artigiani (piastrellisti, lattonieri, idraulici, elettricisti), che sono invece tutti italiani. Fatturato e volume di lavoro sono sempre stati in crescita. «Devo ammetterlo, non abbiamo mai sentito veramente la crisi. Poi ovvio, come in ogni lavoro ci sono gli alti e i bassi. Però negli ultimi 4 – 5 anni gli affari sono andati bene. Non che mi resti attaccato molto, perché gli utili continuo a investirli». Un esempio è il cantiere che abbiamo davanti agli occhi.

La sua ricetta contro la crisi? La matematica. «Riesco a fare da solo i calcoli dei cementi armati, del volume, della cubatura di una casa, delle superfici. Posso disegnare una scala o l’inclinazione di un tetto. Alla fine sono un ingegnere, quindi non ho un geometra che mi segue i cantieri. Mi arrangio anche per fatture e preventivi. Cerco di fare tutto io, tagliando i costi. Poi c’è Confartigianato Imprese Varese che mi dà una grande mano».

L’Albania non è più quella di 20 anni fa, sta crescendo e il costo del lavoro è inferiore rispetto qui. Mai pensato di tornare? La sua risposta è netta: «Per me sarebbe come emigrare un’altra volta! I miei figli sono nati qui, il mio lavoro e la mia casa sono qui. Sono integrato e sto bene. Non ha più alcun senso tornare».

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