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Economia circolare e Welfare: le Pmi puntano su green e benessere

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ECONOMIA CIRCOLARE: UNDICI ORGANIZZAZIONI FIRMANO PER IL RICICLO
Sviluppare tecnologie invece di frenarle; favorire i beni ottenuti dalla rigenerazione e dal riciclo invece di ostacolarli
. Sono solo due dei 10 punti programmatici che stanno alla base della Carta per la sostenibilità e la competitività delle imprese nell’economica circolare sottoscritta da undici organizzazioni del mondo delle imprese, compresa Confartigianato. Gli attori dell’iniziativa entrano quindi nella Cassa dell’economia circolare per contribuire al riutilizzo commerciale dei residui di produzione non solo proponendo progetti propri, ma anche avviando con le istituzioni italiane un dialogo sul tema. Scrive il Sole 24 Ore: «Ecco alcuni punti per la crescita verde: abbattere le criticità di tipo normativo, autorizzativo e di controllo derivanti da un approccio restrittivo del legislatore e degli enti preposti al controllo e al rilascio delle autorizzazioni; ridurre la burocrazia e gli adempimenti amministrativi alle iniziative concrete di economia circolare; sostenere gli investimenti in impianti di riciclo, riutilizzo e recupero al posto del solito ricorso alla discarica».

LA CADUTA DEL CREDITO
La Prealpina pubblica, questa mattina, un approfondimento sull’andamento del credito nel mondo delle Pmi e dell’artigianato. I dati sono a cura dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese: da giugno 2013 a giugno 2018, i prestiti all’artigianato registrano un calo del 26% a fronte del -16,1% del totale delle imprese. Il calo dei prestiti, al netto delle sofferenze, è del 7,5%. Da sottolineare che, tra dicembre 2009 e giugno 2018, le imprese artigiane sono diminuite dell’11% e i prestiti a loro concessi del 30,3%. Per quanto riguarda il trend regionale, il Centro-Nord assorbe l’83,5% dei prestiti.

IL WELFARE CRESCE E FA CRESCERE. E LE TESTIMONIANZE CREANO VALORE
Analisi, ricerche e studi sul Welfare sono sempre più numerosi. E’ di questi giorni il Rapporto Censis-Eudaimon che stila un bilancio della situazione a due anni dalla Legge di stabilità 2016. A pubblicare alcuni dati è Milano Finanza: «Le misure di welfare crescono e si sta ampliando la platea di lavoratori coinvolti. Infatti, dei 16.367 contratti attivi a novembre 2018, il 46,1% (+15,4% rispetto ad agosto 2017) contiene al suo interno misure di welfare aziendale». L’80% del campione (7mila i lavoratori coinvolti), esprime un giudizio positivo sulle misure di welfare. Il welfare, lo dice il 76% del campione, aiuta i collaboratori ad identificarsi meglio con gli obiettivi dell’azienda. Quali sono le misure più apprezzate? Per il 42,5% dei lavoratori ci sono l’assistenza sanitaria e le visite mediche in azienda (tutto quello che riguarda la salute), poi le agevolazioni legate alla famiglia (servizi di cura e istruzione per i figli, l’asilo nido, il baby sitting, campus estivi, l’assistenza per i parenti anziani: su quest’ultima, il 54% dei lavoratori vorrebbe avere un supporto) e in ultimo le convenzioni e i voucher ai quali si affianco le agevolazioni per il tempo libero, la banca ore e i progetti di volontariato d’impresa. Sull’argomento interviene il presidente dell’Associazione Italiana Welfare Aziendale (Aiwa), Emanuele Massagli: «Per fare in modo che il welfare sia adottato da una parte più ampia delle piccole e medie imprese italiane, aggirando gli ostacoli culturali che ne frenano lo sviluppo su larga scala, occorre che gli imprenditori che ne hanno già tratto utilità portino la loro testimonianza e condividano con i loro colleghi i vantaggi che hanno ottenuto».

MILANO, REGINA DELLA FATTURA ELETTRONICA
La capitale lombarda ha emesso quasi un terzo delle fatture elettroniche di tutta Italia
, con oltre 66 milioni di documenti trasmessi da 163.057 operatori nei primi 48 giorni dell’anno. Una performance che è pari al 30% dei 217 milioni di documenti transitati in totale attraverso il Sistema di interscambio e al netto degli scarti (quasi 15 milioni). Scrive Italia Oggi: «Se a Milano si aggiunge Roma, nella cui provincia sono state generate 49,4 milioni di e-fatture (23% del totale), la somma delle due metropoli arriva alla metà del dato nazionale. Due città, dunque, che fatturano più di tutto il resto di Italia». Nella classifica delle regioni svetta la Lombardia con oltre 80 milioni di invii, mentre tra i comparti spicca quello del commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli.

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