Cerca:
Home Fisco, burocrazia, credito: obiettivi italiani. Ma per crescere, bisogna investire

Fisco, burocrazia, credito: obiettivi italiani. Ma per crescere, bisogna investire

foto_frecce#RassegnaStampa

CREDITO SOLO ALLE GRANDI, LE PMI SOFFRONO
Il direttore generale di Confartigianato Imprese Varese, Mauro Colombo, commenta sulla stampa di oggi i dati sull’accesso al credito elaborati dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia. Il punto è questo: la provincia di Varese segna una performance positiva con un +2,3% per quanto riguarda le realtà con almeno 20 addetti, mentre segna un -3% nelle piccole imprese. «I dati rilevano uno scollamento particolarmente evidente sul nostro territorio – dichiara il direttore – tra erogazione complessiva del credito alle aziende e finanziamenti effettivamente concessi alle Pmi con meno di venti occupati. Un’evidenza rilevata anche nell’ambito di Qui Credito che, con i suoi 35mila clienti, rappresenta l’osservatorio privilegiato di Confartigianato Varese Artser sul credito. L’accesso al credito è un segnale di benessere del tessuto economico ed è evidente che, dai dati, emergono ancora difficoltà che si traducono in sfiducia e in minori possibilità di sviluppo per le aziende. In un momento storico nel quale lo sviluppo, l’evoluzione e, in alcuni casi, la riconversione sono elementi determinanti per rimanere sul mercato».

LO SVILUPPO DELLE PMI PASSA (ANCHE) DAL PRIVATE BANKING
Antonella Massari
, segretario generale dell’Associazione Italiana Private Banking (Aipb) su Mercato & Finanza presenta i dati dell’ultimo Osservatorio dell’associazione «su un campione significativo di clienti private imprenditori». Si conferma, da parte delle aziende, «la presenza di fonti di finanziamento poco diversificate, sbilanciate verso il credito bancario, bassa propensione a forme alternative di reperimento di capitale e ancora poca apertura del capitale ai terzi». Per la soluzione di questi e altri problemi (il passaggio generazionale, per esempio), «il private banking si sta affermando come punto di riferimento e il primo interlocutore su molte tematiche consulenziali extra finanziarie».

SE IL CREDITO E’ UN PROBLEMA, IL FISCO COS’E’?
Una piccola rivoluzione sta arrivando. Ne scrive Italia Oggi, riportando il commento dei due deputati firmatari della proposta di legge sulle semplificazioni fiscali: «Vogliamo aiutare le imprese a occuparsi di più del loro core business e a fare meno degli adempimenti». I tagli sono sul tavolo:
Comunicazione della liquidazione periodica dell’Iva (Lipe)
Si tratta di una duplicazione di dati già trasmessi con altri strumenti, come la fattura elettronica. Eliminare del tutto l’adempimento non è possibile, quindi sarà annullata solo la quarta Lipe quando si presenta la dichiarazione Iva al 28 febbraio. Un’altra modifica riguarda il termine per la trasmissione telematica della dichiarazione: attualmente è al 31 ottobre e scivolerà di un mese, al 30 novembre.
Poi si dirà addio ai registri contabili (non ci sarà alcun obbligo di stampa), nei Comuni saranno unificate le delibere per tutti i tributi, il modello F24 diventerà lo strumento principale per il versamento delle tasse e l’esterometro sarà trimestrale. In ultimo sarà abrogato, seppur in via sperimentale, il modello 770: la novità sarà limitata agli autonomi.

LA RECESSIONE E’ GIA’ QUI…
Lo dice Nicola Rossi, economista e docente di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata che nel 2016 ha avviato, con l’Istituto Bruno Leoni, una ricerca sul «dinamismo imprenditoriale» italiano: la situazione è stata analizzata fino a 30 anni fa, ma si risaliranno ancora gli anni. Il punto: Rossi dichiara che «l’Italia è incapace di crescere per cause diverse dall’euro e dalla crisi congiunturale. Anzi, con la moneta unica il nostro Paese ha risparmiato circa 30 miliardi l’anno sul debito pubblico senza però ridurlo. Invece di investire su infrastrutture e taglio della pressione fiscale, li abbiamo spesi in modo dissennato». Crescita zero o decrescita, «in Italia si tassa tutto quello che si muove, il fisco è incomprensibile e iniquo, la burocrazia rende inefficace qualsiasi iniziativa e fare impresa non  è visto come un fatto positivo». Muoiono più imprese di quante ne nascano: il Paese è fermo. Infine «ci sono procedure che non vanno semplificate; semplicemente vanno cancellate».

…E SE NON CI SONO INVESTIMENTI NON C’E’ SVILUPPO
Valerio De Molli
è Managing Partner & Ceo di The European House Ambrosetti, e sulle colonne del Corriere della Sera aggiunge sostanza al discorso di Rossi su Italia Oggi: «La soluzione per il successo, la crescita – di occupazione e reddito – e lo sviluppo di un Paese partono dagli investimenti, e l’Italia mostra una situazione particolarmente critica: se nel 2009 gli investimenti pubblici pesavano per il 3,4% del Pil, nel 2017 questa percentuale è diminuita al 2,0 per un totale di minori investimenti cumulati per oltre 124 miliardi di euro». La perdita di attrattività porta l’Italia ad essere fanalino di coda in Europa con un’alta disoccupazione e una stima di crescita rivista sempre al ribasso. Nel nostro Paese, per gli investitori esteri, a volte non ci sono né stabilità e né certezze. E il «comportamento della classe politica spesso di dimostra anti-impresa, anti-sviluppo e anti-futuro».

TORNA SU