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Home Le Pmi “reginette” del leasing e dell’economia. Nonostante le bocciature della Ue

Le Pmi “reginette” del leasing e dell’economia. Nonostante le bocciature della Ue

Turntable of bottling line at a lubricant manufacturing facility

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CI HANNO BOCCIATI
Il quotidiano “La Repubblicaanticipa alcuni contenuti della bozza del Country Report della Commissione europea. La pagella annuale sullo stato dell’economia dei singoli Paesi della zona euro che “boccia” la manovra 2019 firmata dal governo Conte. La ragione è questa: «Non ci sono misure capaci di impattare positivamente sulla crescita di lungo termine». Da Bruxelles arrivano stilettate sulle misure principali: quota 100 «aumenta la spesa pensionistica, peggiora la sostenibilità del debito e ha effetti negativi sul potenziale di crescita» perché riduce la platea degli occupati; il reddito di cittadinanza, per la Commissione, «non avrà significativi effetti sul Pil e tantomeno aumenterà l’occupazione: infatti il rischio povertà, in Italia, rimane altro»; il debito pubblico rischia di aumentare di oltre il 132% del Pil e rimarrà un fattore di rischio. Manovra bis? Sotto questo punto di vista non c’è alcuna richiesta da parte della Ue, però una cosa sembra certa: il 2019, probabilmente, non sarà «un anno bellissimo» (come aveva profetizzato Conte) e non sarà neppure l’anno del «boom economico» (come aveva detto Di Maio). Questa è la previsione di Bruxelles, però non è detta l’ultima parola.

LE PMI REGINETTE DEL LEASING
Scrive Italia Oggi: «Oltre il 60% dei contratti di leasing per beni 4.0 effettuati nel 2018, sono stati stipulati da piccole e medie imprese». Nonostante le difficoltà economiche e il calo degli ordinativi su base annua (-5,3%), le Pmi non hanno smesso di credere nell’innovazione dei processi produttivi e del parco macchine. Sotto i riflettori c’è la Nuova Sabatini: «Le Pmi, nell’accesso al leasing, hanno beneficiato di questa agevolazione per il 30% dei contratti stipulati e degli incentivi 4.0 per il 20%. Inoltre, il leasing con incentivo 4.0 ha interessato per un altro 38% dello stipulato anche le imprese con più di 50 dipendenti». Ma la Nuova Sabatini è stata utilizzata per il leasing anche dal 23% delle microimprese. Il taglio medio degli investimenti è di oltre 92mila euro. Per quanto riguarda Impresa 4.0, gli investimenti hanno interessato soprattutto «le macchine per l’asportazione di materiale metalmeccanico (27,4%)».

INFRASTRUTTURE A PASSO DI LUMACA
La lentezza, a volte, è una virtù. Quando si parla di collegamenti e infrastrutture, la velocità prende il sopravvento e rientra nell’alveo della competitività. Le inefficienze logistiche italiane ci costano 13 miliardi di euro all’anno. Un altro dato: su 45 opere monitorate nel 2018, solo tre hanno avuto un avanzamento conforme agli obiettivi, 22 hanno avuto un avanzamento inferiore ai programmi e ben 20 sono ferme. Delle 9 nuove infrastrutture per i grandi assi ferroviari, 8 non hanno visto un avanzamento e una ha avuto un avanzamento inferiore a quello programmato. Fermi i cantieri della Torino-Lione e della Brescia-Verona e semifermo – l’avanzamento è inferiore alle attese – quello del Terzo Valico: il finanziamento bloccato per queste tre opere è di 5,4 miliardi di euro. All’appello c’è anche il fermo delle nuove opere di accesso al tunnel del Gottardo, Genova-Ventimiglia e Pontremolese. Il 93% dei progetti monitorati nel Nord Ovest d’Italia, nel 2018 risulta in sofferenza e il 44% è rallentato, se non bloccato.

L’ETICHETTA DI ORIGINE: PRODOTTI IN TRASPARENZA
Dal Sole 24 Ore: «Indicazione del luogo di provenienza anche per prodotti come salumi, succhi di frutta e marmellate. Dopo gli obblighi già fissati per pasta, riso, latte e sughi, è in questa direzione che si muove il decreto semplificazioni (Dl 135/2018, convertito dalla legge 12/2019), attivando un processo che, però, non è di applicazione immediata». Va detto che l’assetto attuale in materia di etichette, in Europa, è particolarmente articolato e in alcuni casi l’etichettatura obbligatoria di origine deriva da norme europee «valide in maniera “verticale” per i Paesi membri». Sullo sfondo, inoltre, c’è il tema «dell’entrata in vigore di un nuovo pacchetto di norme europee sulla materia, programmata per il 1° aprile 2020. Questo impone di indicare il Paese d’origine o il luogo di provenienza di un ingrediente primario, solo nel caso in cui non siano gli stessi del Paese d’origine o del luogo di provenienza indicato per l’alimento». L’obiettivo è questo: evitare che un salume prodotto con carne estera venga commercializzato come “Made in Italy”. Si attendono chiarimenti, anche se estendere la trasparenza a tutti i prodotti confezionati…

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