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Pagamenti, i ritardi degli enti pubblici fanno male alle Pmi. E anche tra privati…

pagamenti-solo-il-36-2-delle-aziende-e-puntuale_slider_homeBene ma non benissimo. Il debito delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese sta scendendo, ma rimane sempre altro, soprattutto se confrontato con gli altri paesi europei. Lo dice l’Eurostat, secondo cui nel 2017 l’Italia ha avuto un debito commerciale della P.A. verso le imprese per beni e servizi pari al 2,8% del Pil. È il secondo più elevato dietro alla Croazia (3,1%) e quasi doppio rispetto alla media dell’Eurozona e dell’Ue (entrambe con l’1,6%). Vanno in quella direzione anche i dati della Banca d’Italia, che fissano il debito commerciale delle pubbliche amministrazioni a 56,7 miliardi, metà dei quali sono arrivati in ritardo nelle tasche dei creditori.

E sono proprio le tempistiche di pagamento che pesano sulle aziende. Parlando con gli imprenditori lo si sente dire: le pubbliche amministrazioni prima o poi pagano, il problema è quando. A rispondere a questa domanda ci pensa l’ultimo monitoraggio del Mef (Ministero dell’economia e delle finanze), censito dall’Ufficio Studi di Confartigianato, grazie al quale è possibile esaminare i dati sui tempi di pagamento di 1.342 P.A. locali nei primi tre trimestri del 2018, relativi a 1,8 milioni di fatture per un importo di 21,3 miliardi di euro. I tempi medi di pagamento sono di 36 giorni per Province e Comuni sopra i 60 mila abitanti, di 32 giorni per Regioni e Province autonome e di 30 giorni per Città Metropolitane e Comuni tra sotto i 60 mila abitanti. Questi i dati medi. Tra gli enti che dovrebbero rispettare i 30 giorni, infatti, il 58,8% paga comunque oltre i 40.

Dando uno sguardo territoriale al fenomeno, la Lombardia si trova ai primi posti, con una media di 17 giorni per i propri pagamenti. Va meno bene in provincia di Varese: 82 giorni.

Chiudiamo con gli importi medi delle fatture: quasi 50 mila euro per Regioni e Province, 13 mila per Città metropolitane e 12,5 per Comuni con oltre 60 mila abitanti.

Davide Galli«Rimangono, purtroppo, diverse anomalie da risolvere con urgenza, sia in rapporto alle pubbliche amministrazioni che nelle relazioni tra privati». Il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, analizza così i risultati dello studio sui tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, con particolare riferimento alla sesta posizione della provincia di Varese nella poco invidiabile classifica degli enti pubblici ritardatari.

«Negli anni di massima crisi economica, i ritardi nei pagamenti accumulati dalla pubblica amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese hanno creato un effetto domino devastante nei rapporti tra queste ultime e i propri fornitori e nel rating bancario, determinante per accedere ai finanziamenti» prosegue Galli. La timida ripresa ha ridotto il gap tra i tempi di pagamento (30 giorni) imposti dalla legge del 2013, quelli eventualmente stabiliti contrattualmente tra le parti e quelli realmente ritardatari. «Ma la preoccupazione ora è che l’ennesima frenata registrata ad inizio 2019 possa di nuovo peggiorare il tasso di puntualità che, sempre negli anni delle maggiori difficoltà congiunturali, si è esteso dalla pubblica amministrazione ai privati». In questo circolo vizioso il conto più alto lo hanno pagato le Pmi, «accumulando debiti, rinunciando agli investimenti, contenendo le spese e, nei casi più gravi, chiudendo».

Il tutto a discapito «di un tessuto economico che in provincia di Varese, così come in Italia, è composto nel 99.3% dei casi da aziende con meno di 50 dipendenti». Ed è proprio il dato riferito alla provincia di Varese, che nella classifica di Confartigianato registra un tempo di pagamento di 82 giorni contro una media di 36  che impensierisce il numero uno di viale Milano: «I dati congiunturali di fine 2018 rilevano che il nostro territorio ha incontrato difficoltà superiori a quelle di altre province lombarde e italiane. In particolare, nel periodo 2004-2017, siamo cresciuti alla metà del tasso medio della Lombardia mentre il valore aggiunto pro-capite è salito del 10%, rimanendo ben al di sotto del 24% lombardo».

Cosa fare? «In primo luogo, è necessaria maggiore attenzione nei confronti del tessuto economico: a chi ci amministra a tutti i livelli, ricordo che dal benessere delle Pmi discende quello del territorio». Secondariamente «ribadisco la necessità di applicare la compensazione diretta e universale tra i debiti e i crediti degli imprenditori verso la pubblica amministrazione. Non ultimo, «rammento che è stata recentemente approvata in Europa (17 gennaio, ndr) una risoluzione non legislativa sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali della quale è stata relatrice per la Commissione per il mercato interno l’eurodeputata Lara Comi». La risoluzione invita gli Stati membri a promuovere l’attuazione della direttiva 2011 sui ritardi di pagamento in tutte le sue parti e introduce misure correttive come la compensazione tra tassazione e credito, il trasferimento del credito a una banca e la white list per i bravi pagatori. «Tutte misure che condividiamo: nessuno deve essere costretto a chiudere o a soffrire a causa di ritardi evitabili. Ne va delle imprese ma anche del benessere del socio-economico nel suo complesso».

 

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