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Provincia di Varese, quale futuro? Lo studio di Confartigianato e The European House Ambrosetti

Mauro ColomboUna radiografia senza sconti, una fotografia senza filtri e, soprattutto, una analisi senza preconcetti di un territorio, quello della provincia di Varese, potenzialmente performante ma strutturalmente indebolito dalla crisi e dalla flessione degli elementi che ne hanno fatto la fortuna nel passato. A cominciare dalla manifattura.

Alle fondamenta di tutto, due interrogativi: quali scenari di futuro si profilano all’orizzonte? E, soprattutto, quali azioni strategiche sono necessarie per favorire lo sviluppo vincente del territorio? È su queste basi che si è sviluppato lo studio commissionato da Confartigianato Imprese Varese a The European House Ambrosetti con l’obiettivo – spiega il direttore generale Mauro Colombo – di «concretizzare una visione unificante per lo sviluppo della provincia di Varese nel più ampio contesto dell’area Pedemontana, della Lombardia e della macro-area del Nord Ovest, individuando i progetti portanti per la crescita economico-sociale e creando le condizioni per superare da un lato il “provincialismo” e per rafforzare dall’altro le relazioni con il sistema Lombardia e le province limitrofe».

«Una indagine dall’impatto forte che, nelle intenzioni, non sarà punto d’arrivo ma di partenza, in una logica di massima condivisione con tutti gli attori territoriali». Una condivisione già iniziata con l’ascolto di esponenti della politica, dell’economia e della società civile oltre che degli investitori territoriali che si allargherà a tutti coloro che sceglieranno di partecipare all’incontro “La provincia di Varese, scenari di futuro: azioni strategiche per lo sviluppo vincente del territorio” in programma mercoledì 13 marzo dalle 17.30 in Villa Napoleonica.

In quell’occasione saranno Valerio De Molli (managing partner e amministratore delegato di The European House Ambrosetti) e Lorenzo Tavazzi, responsabile area scenari e intelligence del think tank a illustrare i risultati dello studio e a presentare le azioni per lo sviluppo del territorio. Elementi sui quali si concentrerà la tavola rotonda “Varese, un territorio in movimento” con il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, il viceministro allo Sviluppo Economico Dario Galli, il presidente dell’amministrazione provinciale Emanuele Antonelli, lo stesso De Molli e il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli.

Saranno poi gli stakeholder presenti in sala a fornire ulteriori spunti e chiavi di lettura, provando a immaginare i prossimi passi da compiere, «meglio se in sinergia» prosegue Colombo.

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 LE RELAZIONI CON I TERRITORI
Anche perché di mezzo non ci sarà solo il futuro di Varese, ma anche quello delle relazioni con i territori con i quali interagisce: città metropolitana, Canton Ticino, Verbano Cusio Ossola, provincia di Novara, province di Como e Lecco.

«Gli ultimi dati congiunturali della nostra provincia confermano l’importanza di questo studio e la necessità di trovare insieme correttivi agli elementi di maggiore criticità, che in effetti si stanno manifestando».

«È sufficiente qualche cifra per chiarire la situazione – prosegue Colombo – A cominciare dalla dinamicità territoriale in deterioramento e dalla sofferenza della componente economica, tradizionale punto di riferimento del territorio». La manifattura arranca così come arrancano demografia, capacità innovativa (siamo in penultima posizione su scala regione per densità di start-up) e grossi insediamenti industriali, molti dei quali migrati verso aree metropolitane con migliori prospettive di sviluppo e maggiore infrastrutturazione.

Molto resta da fare anche sul fronte della ricerca e sviluppo, della sostenibilità e della qualità della vita così come sul rafforzamento (la crescita è già sostanziale) del turismo e dell’attrattività (di capitali, di cervelli e di imprese).

«Varese, come abbiamo già avuto modo di dire, è nel gruppo delle quattro province lombarde che hanno impiegato più tempo a recuperare i livelli precrisi tanto che, se avessi avuto lo stesso tasso di crescita annua registrato in Lombardia tra il 2008 e il 2017, avremmo superato il livello del 2008 in soli tre anni, generando un valore aggiunto di quasi due miliardi superiore a quello attuale» prosegue il dg Colombo. Un elemento sul quale riflettere, consapevoli della sua urgenza.

UNA IDENTITÀ TERRITORIALE
C’è poi la difficoltà nel rappresentare con tratti distintivi forti l’identità territoriale: «Il web monitoring effettuato da The European House – Ambrosetti ha rilevato che la provincia di Varese tende a risultare anonima, senza l’identificazione di specifiche competenze». La poca attrattività che ne consegue emerge anche in chiave occupazionale e si evidenzia, tra le altre cose, nell’elevato numero di lavoratori frontalieri impiegati in Canton Ticino e nel conseguenziale depauperamento del tessuto produttivo dell’area a Nord della provincia. Su questo una possibile soluzione è già stata concretizzata da Confartigianato Varese nel progetto di legge (oggi depositato alla Camera) “Aree di Confine”, sul quale ulteriori consensi potranno senza dubbio incrementare l’impatto sul Governo e sulle probabilità di trasformazione in legge.

Con un valore aggiunto di 24,1 miliari (il 7,2% del totale regionale), la provincia di Varese ad oggi risulta la quarta in Lombardia e la sedicesima in Italia e vanta un valore aggiunto per abitante di 27mila e 109 euro. In totale sono più di 63mila le aziende attive e 59 le startup innovative (pari al 2,8% del totale regionale). Senza contare l’infrastrutturazione che, grazie anche a Malpensa, ci pone ai vertici del ranking lombardo. «Numeri che riflettono un territorio con potenzialità spesso non pienamente espresse e, per il quale, ora tocca a noi immaginare l’upgrade, a partire da alcuni interrogativi ai quali dare risposte chiare, univoche e di sistema: perché un’impresa dovrebbe insediarsi qui e non altrove? Perché un’impresa già presente dovrebbe decidere di rimanervi? Perché una famiglia dovrebbe scegliere la provincia di Varese come luogo di residenza? E, ancora, perché un talento dovrebbe decidere di lavorare qui? Quali competenze occorrerebbero per rafforzare il tessuto economico locale? Quali relazioni con i territori limitrofi possono essere rafforzate?

Tante domande che verranno riproposte, insieme ad ipotesi di risposta, proprio in occasione del pomeriggio di lavori in programma il 13 marzo a Ville Ponti. Obiettivo: immaginare obiettivi di sviluppo concreti e conseguenti progetti “catalizzatori”. Una sfida per tutti, e di tutti.

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