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Home Vita “facile” per le Pmi: dal dl Semplificazione al Welfare. Le infrastrutture, però…

Vita “facile” per le Pmi: dal dl Semplificazione al Welfare. Le infrastrutture, però…

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IL DECRETO SEMPLIFICAZIONE PENSA ALLE PMI
Il decreto Semplificazione è stato convertito in legge lo scorso 11 febbraio, e contiene tre novità che interessano da vicino il mondo delle piccole e medie imprese. Vediamole:

  • Il Fondo di garanzia per le Pmi. All’interno del Fondo è stata istituita, con una dotazione finanziaria iniziale di 50 milioni di euro, una sezione speciale dedicata a interventi di garanzia in favore di quelle imprese che sono in difficoltà nella restituzione delle rate di finanziamenti già contratti con banche e intermediari finanziari, e che sono titolari di crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Il Fondo applica una garanzia fino all’80% e copre fino ad un importo massimo di 2,5 milioni di euro,
  • Iper-ammortamento più interessante per i magazzini automatici. La novità introdotta dal decreto Semplificazione è questa: «Ai soli fini dell’applicazione della disciplina dell’iper-ammortamento – scrive Italia Oggi – il costo agevolabile dei magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica potrà essere considerato comprensivo anche de costo attribuibile alla scaffalatura asservita dagli impianti automatici di movimentazione». Ricordiamo che l’iper-ammortamento si applica agli investimenti effettuati dalle imprese nel corso del 2019, con la possibilità di completare l’investimento entro il 31 dicembre 2020,
  • Zone Economiche Speciali. Sono le zone nelle quali si applicano alcune agevolazioni a favore delle imprese presenti. Le Zes vogliono incentivare la creazione di condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti in quelle zone e l’insediamento di nuove attività. Le imprese attive nelle Zes potranno beneficiare della riduzione di un terzo dei tempi dei procedimenti di valutazione ambientale e dell’istituzione di zone franche doganali.

IL WELFARE PIACE A TUTTI. ANCHE ALLE PMI
Lo dice un rapporto realizzato da Od&M Consulting pubblicato in anteprima da Affari&Finanza del quotidiano “La Repubblica”. Il campione – composto da 161 aziende e più di 500 lavoratori – dice che «l’87,5% delle imprese di grandi dimensioni ha introdotto un premio di risultato, mentre il 35% delle piccole aziende dichiara di essere in fase di progettazione del sistema». Il premio è diffuso soprattutto nelle imprese dell’industria seguite da quelle dei servizi e del commercio e turismo. L’importo del premio oscilla tra i mille e i 1.500 euro (nel 63,9% dei casi si è al di sotto di questa cifra) e solo il 7,4% delle imprese ha erogato importi superiori ai 3mila euro. Insomma, tutte le imprese ne sono interessate. Anche perché la diffusione del premio è stata aiutata da almeno due strumenti: la Legge di Stabilità 2016 (che ha riconosciuto un’agevolazione fiscale e contributiva) e la Legge di Bilancio 2018, che è intervenuta «prevedendo ad esempio di poter convertire il premio in rimborsi per la retta dell’asilo, oltre che per l’acquisto di libri scolastici o degli abbonamenti per il trasporto pubblico». In una sola parola: welfare. Gli obiettivi dei premi? La ricerca di Od&M rivela che il 61,1% del campione li ha inseriti per aumentare la produttività, il 50,9% per aumentare la partecipazione dei propri collaboratori agli obiettivi aziendali e il 50% per migliorare la redditività. E se il 26,9% ha fatto leva sul premio per migliorare i propri prodotti, solo il 4,6% del campione li ha introdotti per sviluppare l’innovazione.

MILIARDI DI EURO PRONTI, MA LE INFRASTRUTTURE NON DECOLLANO
Lo scrive il Corriere della Sera: «Gli stanziamenti da parte dello Stato ammontano a più di 150 miliardi di euro tra il 2018 e il 2033 e riguardano il fondo investimenti e il fondo sviluppo e coesione. Ma anche gli interventi contro il dissesto idrogeologico e quelli per la messa in sicurezza delle scuole, la mobilità sostenibile, le risorse idriche, il capitale immateriale». Però questo “tesoretto” non viene usato perché nel settore pubblico non ci sono le capacità per selezionare e realizzare i progetti. «Gli incagli – si legge sul quotidiano – ci sono ad ogni passaggio: carenze nella progettazione, valutazione, scrittura dei contratti, monitoraggio. Mancano tecnici, ingegneri, esperti di finanza». Inoltre i controlli sono multipli e i punti di incaglio nel passaggio tra stanziamenti e realizzazione delle opere si annidano in tutte le fasi dell’iter amministrativo. Perché tra stanziamento delle risorse e chiusa dei lavori passano due anni per le opere al di sotto dei 100mila euro; ne occorrono oltre 15 per le opere sopra i 100 milioni, con lievitazioni di costo e di costo-opportunità. Ma il vero ostacolo sta qui: «Nella convinzione, radicata e diffusa, che le risorse debbano essere interamente pubbliche e a fondo perduto».

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