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Watajet, quattro anni di startup: da studenti a imprenditori

watajet-9Tre ragazzi appena laureati in ingegneria al Politecnico di Milano, una tecnologia all’avanguardia e un sogno comune: aprire la propria impresa. Era il 2014 quando Luca Villa, Francesco Carlo Arleo e Stefano Volpi, freschi laurea, hanno aperto a Besnate Watajet, azienda meccanica di precisione e spinoff del Politecnico, che fa del taglio a getto d’acqua (il waterjet appunto) il suo fiore all’occhiello.

Dopo quattro anni di sacrifici e di sperimentazioni, stanno arrivando i primi frutti. Il volume di lavoro continua a crescere (di pari passo con il fatturato), è stata creata una nuova divisione, per permettere di fornire servizi alternativi, e sono iniziate le prime assunzioni. La ricetta del successo? Competenza, entusiasmo e la capacità, quando serve, di mutare pelle.

LA RICERCA DEI MERCATI
«Alla fine li abbiamo trovati». Stefano Volpi, che in azienda si occupa di tutta la parte amministrativa e commerciale, parla dei mercati di riferimento. E lo fa con il sorriso, perché «non è stato facile capire quali sarebbero potute essere le applicazioni del taglio a getto d’acqua di precisione. È infatti di norma una tecnologia grossolana di taglio, non molto precisa e che viene usata su grandi spessori di materiale. Noi abbiamo voluto portarla invece su applicazioni micro, che richiedono grandissima precisione». Di fatto una sperimentazione, iniziata durante gli anni dell’università, che si è presto scontrata con la realtà. «Nel tempo ci siamo resi conto che alcuni mercati, su cui puntavamo molto, come quello dell’orologeria di alta qualità, non erano affatto adatti. Abbiamo quindi dovuto cercarne di nuovi». Con il tempo sono arrivati l’automotive, i componenti elettrici e l’aerospace.

«Data la versatilità della tecnologia – aggiunge Francesco, che è responsabile della produzione con il taglio ad acqua e della Divisione Ricerca e Sviluppo – le applicazioni sono le più disparate. Per le sue caratteristiche tecniche il waterjet è perfetto anche per quei settori, come il biomedicale, dove il materiale non può essere alterato. Essendo una lavorazione fredda, perché stiamo lavorando con acqua a cui viene aggiunto del materiale abrasivo, nello specifico della sabbia, non ci sono grosse controindicazioni. Senza contare che possiamo tagliare quasi ogni materiale, con una precisione di qualche millesimo di millimetro».

UN SERVIZIO COMPLETO
L’idea di base di Watajet era quella di operare nel campo della prototipazione meccanica e della produzione di pochi pezzi. Un vincolo dettato dalla tecnologia: il taglio ad acqua è molto preciso, ma lento. Succedeva però che i clienti chiedessero, oltre al prototipo o alla preserie (qualche migliaio di pezzi) anche la produzione in massa (centinaia di migliaia di unità). «Per rispondere a queste esigenze e per dare un servizio completo – spiega Luca, responsabile della produzione – abbiamo comprato delle trance, che arrivano a produrre fino a 700 pezzi al minuto. È stato un salto non da poco, perché sono una tecnologia totalmente diversa, che lavora su grandi numeri e che ha a che fare con gli stampi, che nel campo meccanico sono tra le macchine più complesse». E a fare loro gli stampi ci pensa Stampitalia, vicina di casa di Watajet (il loro è il capannone confinante) con cui si è fin da subito instaurato un rapporto di stretta collaborazione con l’ottica della “filiera corta”, anzi cortissima.

LE PRIME ASSUNZIONI
Con l’aumento del lavoro, è arrivata anche l’esigenza di nuove leve. «La prima assunzione – dice Volpi – è stata quella di Marta, qualche settimana fa. Ha 20 anni ed è appena uscita da scuola. Si occupa della parte amministrativa e mi permette così di non perdere tempo con la burocrazia e di concentrarmi sulla ricerca e cura dei clienti». A breve sarà inserito un altro ragazzo, anche lui neodiplomato, che aiuterà invece Luca e Francesco in produzione. «Siamo contenti – conclude Stefano – perché riusciamo ad allargare il nostro personale e ci rendiamo conto che inizia a diventare fondamentale. Quindi siamo a due, quasi, manca poco». E sul suo volto si riaccende il sorriso.

 

LI AVEVAMO INCONTRATI UN ANNO FA. ECCO QUI COSA CI AVEVANO RACCONTATO

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