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Home Alla Cabi Group, Industria 4.0 spinge business e occupazione

Alla Cabi Group, Industria 4.0 spinge business e occupazione

Nella società che corre in rete, c’è qualcosa che ha un particolare peso specifico e che ancora oggi sta alla base di tutte le più piccole e grandi rivoluzioni economiche: il rischio d’impresa. Stefano Bianchi e Isabella Mariani, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Cabi Elettronica (nell’area industriale di Caronno Pertusella), hanno fatto del rischio il loro compagno di viaggio. Difficile pensarlo, ma sul rischio i due titolari hanno scommesso proprio nei momenti più turbolenti della crisi economica: «Ad un certo punto ci siamo resi conto che potevamo rispondere ai mercati solo crescendo. E per crescere bisogna investire: abbiamo messo a garanzia i nostri beni personali e investito tutti gli utili in azienda». Né incoscienti e né coraggiosi: semplicemente imprenditori.

UN NETWORK PER RISPONDERE A TUTTI
Come obiettivo, realizzato in questi ultimi tempi, la creazione di un network di imprese che non lascia spazi vuoti nel settore delle schede elettroniche. Non è questione di numero ma di servizi. Se diversificare quello che si fa e si dà ai clienti – non solo il prodotto ma anche il servizio – è un must di questa nostra epoca, il Gruppo CABI è più che contemporaneo perché ogni giorno si pone il problema di come rispondere alle esigenze dei propri clienti appartenenti a settori diversi: automotive, elettromedicale, automazione industriale, strumentistica, vending, domotica, illuminazione a led, antincendio. L’abbecedario dell’elettronica è rappresentato dalla A alla Z: la Sapra (azienda con cui CABI collabora) si occupa di progetti e engineering collaborando con start up e Politecnico di Milano; la Sapralab (partecipata CABI) esegue complessi test funzionali di vario tipo; la CABI Elettronica produce schede elettroniche assemblate in conto pieno o per conto terzi e, infine, la CABI Meccanica (di proprietà) si dedica a vari tipi di assemblaggio meccanico. Il processo di produzione, dalla progettazione al collaudo, è trattato a trecentosessanta gradi lasciando poco spazio all’intervento di un altro fornitore. Un servizio completo e su misura per il cliente che, per Cabi, diventa anche punto forza per la sua fidelizzazione.

INDUSTRIA 4.0: SIAMO PARTITI IN POLE POSITION
Tutto raccolto nell’immenso contenitore di Industria 4.0 che qui, nell’impresa di via Carducci, è una «filosofia che muove il lavoro». Ma anche gli affari: tre linee robotizzate di cui una dedicata a prototipi/campionature, due linee altamente produttive (una monta 65mila componenti l’ora e l’altra 40mila), una linea di saldatura  con carichi e scarichi indipendenti e cinque operatrici addette, due  linee di saldatura selettiva con carichi e scarichi indipendenti, una Ispezione ottica in 3D e una  macchina X-Ray per intercettare le più piccole difettosità e intervenire correttamente per la loro rimozione. Se prima c’erano isole indipendenti di lavoro, ora è tutto in comunicazione; se prima le macchine non si parlavano, ora lo fanno tramite la rete. Se prima tempi, costi e rischi richiedevano un monitoraggio un po’ complesso, ora sono tracciati in una logica di ottimizzazione. L’«infrastruttura interna 4.0», come la definisce Bianchi, è solo l’inizio «ma siamo partiti in pole position». Un vantaggio per i clienti? «Non ti chiedono se sei 4.0, ma vengono a visitare l’azienda e apprezzano il metodo di lavoro: si sentono in mani sicure».

IL PASSO DA GIGANTI CHE HA FATTO LA DIFFERENZA
All’inizio furono gli armadi automatici, il primo passo nell’industria digitalizzata, ma poi «ci siamo spinti oltre – racconta Isabella. Ora quando carichiamo l’ordine sappiamo da subito i tempi per produrre i pezzi, i componenti mancanti (con le tempistiche esatte per reperirli), quelli disponibili e quelli necessari. Il passo è stato gigante: la produzione è migliorata perché siamo arrivati ad un efficientamento totale della struttura». Tradotto nella logica della competitività, questo significa – sottolineano i titolari – «che la possibilità di errore nel montaggio è ridotta al minimo, i fermi macchina sono stati quasi del tutto eliminati, si risparmia tempo e si utilizzano nel miglior modo tutte le risorse: soprattutto quelle umane».

FATTURATO E ASSUNZIONI CON SEGNO “+”
Ma c’è di più, ed uno fra i più grossi pregiudizi legati alla digitalizzazione crolla inesorabile. Prosegue Bianchi: «Il Gruppo Cabi registra una crescita annua nel fatturato pari al 30% e dimostra quanto Industria 4.0 sia uno strumento necessario per aumentare le proprie prestazioni senza creare disoccupazione». La riprova, qui a Caronno, la si affida alla pratica quotidiana: «Nel 2016, con l’arrivo degli armadi automatici, abbiamo assunto un magazziniere con esperienza solo per la gestione delle nuove macchine. Poi è arrivato un altro ragazzo per l’ispezione ottica 3D: l’abbiamo assunto dopo circa 8 mesi di prova. E lui ci ha detto: “Oggi, per me, è come se fosse Natale”». Gli investimenti, anche rischiosi, vanno di pari passo con le nuove tecnologie e con la formazione mirata. Ma alla CABI, l’occupazione è un punto nevralgico: «Ci servono collaboratori che sappiano dove mettere le mani: esperti di software, saldatori, manutentori per il continuo e corretto funzionamento ottimale dei macchinari. Purtroppo la competenza è difficile da reperire». Da un lato si investe sulla formazione professionale dei dipendenti (per esempio patentino IPC sempre rinnovato per tutti i saldatori) «e dall’altro si lavora sulle proprie competenze – ricorda Stefano. Per esempio partecipando alle fiere di settore – la Productronica di Monaco e quella dell’elettronica a Parma – ma anche visitando le imprese concorrenti o più grandi, da cui imparare: il confronto apre la mente ma, a volte, anche il portafogli. Vedi una macchina, te ne innamori, la pensi già in azienda…».

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