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Home Cim 4.0, Panda Bond e provincia di Varese:
il futuro sarà un’avventura

Cim 4.0, Panda Bond e provincia di Varese:
il futuro sarà un’avventura

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LA PROVINCIA DI VARESE OGGI: IL FUTURO COSTRUIAMOLO INSIEME
Ne abbiamo parlato, abbiamo sollecitato riflessioni e interventi, verrà costituito – questo è il primo obiettivo – il tavolo di lavoro “Think Tank Varese 2030”: fare sistema significa mettere le quattro gambe ad un tavolo che, ora, sembra averne tre. La similitudine calza a pennello per la situazione in cui verte la provincia di Varese. Oggi, grazie alla presentazione dello studio “La provincia di Varese, scenari di futuro” commissionata da Confartigianato Imprese Varese a Teh – The European House Ambrosetti, Comuni, Provincia, Regione Lombardia, scuole e università, sindacati e terzo settore avranno di che riflettere. Non solo sul fronte dell’imprenditorialità (siamo debolissimi in fatto di start up innovative, ma il nostro territorio ci ha anche messo 8 anni per ritornare ai livelli pre-crisi) ma anche su quello dell’invecchiamento demografico, dell’attrattività per studenti e immigrati, per risonanza mediatica, impatto turistico, iniziative culturali, sicurezza sociale. Sul quotidiano “La Prealpina“, questa mattina è stata pubblicata un’intera pagina dal titolo inequivocabile: «La provincia di Varese oggi: il futuro costruiamolo insieme». Ci sono macro-obiettivi e focus, con dati alla mano, sulla struttura produttiva della provincia, il mercato del lavoro, la formazione e l’innovazione, i servizi, l’ambiente e il territorio. Proposte o richieste di presentazione pubblica dello studio le potete fare qui: www.asarva.org/speciali/scenari-di-futuro/.

XI JINPING ARRIVA IN ITALIA: LO ACCOLGONO I “PANDA BOND”
Ne abbiamo scritto ieri, ma per entrare nel merito di un argomento bisogna trattarne tutti gli aspetti. Il quotidiano “La Repubblica” scatta una fotografia dei rapporti tra Cina e Italia sull’onda dell’entusiasmo degli accordi commerciali che porteranno all’adesione, da parte del nostro Paese, alla Nuova via della seta. L’attacco dell’articolo è questo: «Le ultime sono state le lavatrici Candy». E sì, perché dal 2000 ad oggi le aziende cinesi hanno investito nell’economia italiana 15,3 miliardi di euro, cifra inferiore solo a Germania e Regno Unito. Tra il 2014 e il 2016, “epoca d’oro” delle acquisizioni del Dragone nello Stivale, le vendite (o svendite?) ai grossi gruppi cinesi sono state numerose: gli pneumatici di alta gamma Pirelli; l’entrata di State Grid Corporation, prima utility al mondo, in Cdp Reti, «cassaforte delle nostre infrastrutture energetiche Terna, Snam e Italgas. L’Inter e le risonanze magnetiche di Esaote». Pechino, inoltre, ha acquisito anche la rete elettrica greca e ora sta puntando su quella portoghese. In questo momento la priorità va alle infrastrutture: nel 2016 la Cina si è comprata il porto del Pireo, e ora guarda all’Italia con quelli di Trieste e Genova. Non mancheranno anche le intese sul settore finanziario: «Sullo sfondo c’è il nostro debito pubblico: farsi amico un Paese con 3 triliardi di riserve estere può essere utile se tornasse la febbre da spread». Nel frattempo Cassa depositi «costituirà, con il fondo sovrano Cic, un veicolo per investire lungo la Nuova via della seta. E annuncerà l’emissione, primo organismo del G7, di “Panda Bond”».

CIM 4.0: TORINO PRONTA A DIVENTARE LA “MANUFACTURING VALLEY”
Nato come consorzio ma pronto a trasformarsi in società consortile, il Competence Center di Torino potrebbe cubare in tre anni circa 25 milioni di euro: il Mise ci metterà un finanziamento di 10 milioni, le aziende socie garantiranno risorse per 3,6 milioni (50mila euro l’anno), la dotazione in competenze e tecnologie è stimata sugli 11-12 milioni di euro. Diventa operativo il Competence industry manufacturing di Torino, con sede al Lingotto. Cim 4.0 è un’iniziativa sostenuta dal Politecnico della città e dall’Università degli Studi. Le aziende coinvolte, e presenti al Cim, sono 24 e provengono dall’automotive, dall’aerospazio e avionica, soluzioni di realtà virtuale, dal settore delle termoplastiche e meccatronica, sollevatori telescopici, telecomunicazioni. I nomi? Fca e Gm, Leonardo, Thales Alenia Space, Michelin, Italdesign, Eni e Tim. Ma ci sono anche realtà del territorio di dimensioni sicuramente più ridotte ma molto interessanti sotto il profilo dell’innovazione. Il fine del Cim 4.0 è questo. Lo spiega il Sole 24 Ore: «L’accelerazione del trasferimento tecnologico, con un occhio alle grandi aziende del territorio, e uno a Pmi e start up che dal Cim 4.0 potranno attingere tecnologie per accelerare percorsi di innovazione e sperimentazione da applicare ai propri processi produttivi. La logica è quella dell’ecosistema, della collaborazione tra pubblico, privato e università e della “innovazione collaborativa”».

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