Cerca:
Home Gea, la fonderia che si “allena” con il fischio dell’arbitro

Gea, la fonderia che si “allena” con il fischio dell’arbitro

gea1Nato in officina, innamorato del lavoro di nonno Giovanni e papà Ernesto («è sempre stato il mio eroe», commenta Andrea) e zio Gianni (ora in pensione; in azienda c’è il cugino Dario che dirige l’intera produzione), il giovane ha compiuto da pochi giorni ventotto anni, ha un’aria frizzante e un approccio esuberante al mondo dell’impresa. Sarà per i fine settimana che spesso passa nell’attività di famiglia; per la gavetta da stagista in fonderia (alla G.E.A. Srl di Castelseprio) durata qualche anno, per il brio contagioso che lo ha portato ad acquisire la storica Fonderia Fazzini di Cardano al Campo (per potenziare ed estendere la produzione di flange in alluminio, core business della G.E.A.) ma anche per gli studi e le passioni coltivate con uguale serietà.

UN ARBITRO IN AZIENDA
gea9Da un lato gli studi in legge, e dall’altro l’impegno sui campi di calcio come arbitro nella serie D. Per lavoro Andrea Gatti gira il mondo; per hobby (definiamolo così per comodità) fa su e giù per l’Italia. In entrambi i casi, l’adrenalina non manca. E la prima affermazione dell’imprenditore spiazza: «Nel mio ruolo di amministratore delegato e commerciale della G.E.A. gli studi accademici mi aiutano al 30%, il resto della mia preparazione è data dall’arbitraggio. Per questo motivo: ciò che faccio sui campi mi allena per il lavoro in azienda. Organizzazione, problem solving, rapidità nelle decisioni, gestione di soluzioni difficili richiedono un impegno e una preparazione che servono in ogni situazione. Se a questo aggiungo l’esperienza fatta come vicepresidente della sezione di Gallarate dell’AlA (Associazione Italiana Arbitri), dove ho preso confidenza con il funzionamento degli organi di controllo, il gioco è fatto». Anche se alla G.E.A., Andrea non gioca affatto.

IL MADE IN ITALY, GARANZIA DI QUALITA’
Specializzata nella fornitura di getti in leghe di alluminio attraverso due processi distinti (la pressofusione e la fusione in gravità o “a conchiglia”)
, l’azienda nasce nel 1975, oggi occupa quindici dipendenti con un’età media che si aggira sui 35 anni e da sempre osserva una regola che è una garanzia: «Il prodotto Made in Italy è il migliore al mondo – sottolinea con grinta – e una volta che viene conosciuto nessuno lo abbandona più. E’ accaduto, a volte, che alcuni clienti si rivolgessero ad altre aziende extra UE per la produzione dei loro particolari, ma poi sono ritornati tutti da noi. Con una postilla in calce agli ordinativi: “No merce cinese”. Per questo motivo i nostri fornitori di alluminio sono tutti italiani, così come lo sono quelli con i quali collaboriamo per le lavorazioni meccaniche». E cita Benjamin Franklin: «L’amarezza di una scarsa qualità rimane per lungo tempo, dopo che il piacere di un prezzo basso è stato dimenticato».

UNA CERTIFICAZIONE NON BASTA
Ma questo è solo l’iceberg di un processo che Andrea snocciola come assi da un mazzo di carte: «Adeguiamo le macchine a processi produttivi all’avanguardia, abbiamo ottenuto la certificazione per la gestione della qualità ISO 9001:2015, lavoreremo per arrivare alla OHSAS 18001 (la certificazione del sistema di gestione per la salute e sicurezza dei lavoratori; sostituita il 12 marzo 2018 dalla ISO 45001) e alla ISO 14001, che identifica uno standard di gestione ambientale: l’alluminio che utilizziamo è ottenuto dalla rigenerazione, quindi il 90% è riciclato. D’altronde i Paesi del Nord Europa sono molto sensibili su questo tema: se dimostri di essere altrettanto sensibile, hai una marcia in più».

L’IMPRENDITORE MODERNO E DINAMICO, TRA SOFTWARE E EXPORT
Quella marcia che il giovane imprenditore non ha mancato di dare alla G.E.A. poco dopo il suo arrivo ai vertici. Il primo passo: riorganizzare tutto, partendo dai software. Perché «l’imprenditore di oggi deve essere dinamico e moderno – continua Andrea. Il cliente chiede prezzo, qualità e consegna: noi cerchiamo di trovare un punto di incontro tra le esigenze di tutti. E questo anche grazie al genio di papà e zio. Secondo: l’apertura ai nuovi mercati. Non solo l’Europa ma anche America, Russia e Africa. Quattro continenti nei quali la G.E.A. «ci mette la faccia: con un prodotto povero come il nostro è fondamentale fidelizzare il cliente. Anche attraverso il Made in Italy: chi non lo apprezza subito, lo apprezza poi». Con una percentuale di insoluti al di sotto dello 0,5%, un’amplia diversificazione nel numero di clienti e di settori (automotive, rubinetteria, food machinery, piping & fitting) e la partecipazione alle fiere che servono, anche solo come visitatori (la prima fu la Tube nel 2014 a Duesseldorf; l’ultima in ordine di tempo è stata la Midest di Parigi), l’azienda di Castelseprio ha realizzato anche i seggiolini della nuova metro di Salonicco: «Nel mese di giugno 2018 abbiamo lavorato sul disegno; un mese dopo eravamo già in grado di fornire i primi pezzi». Sfida e adrenalina allo stato puro.

PRONTI AD OCCUPARE
Il pensiero picchia nella testa di Andrea con una certa regolarità. Un problema però c’è: «Il lavoro lo trovi, l’accordo con il cliente lo trovi, il personale no. Qui alla G.E.A l’esigenza è una sola: crescere in azienda i propri collaboratori secondo i passaggi canonici dello stage e dell’apprendistato per poi arrivare all’assunzione. Diciamo che siamo noi a “vestire” i nostri dipendenti con le competenze e le professionalità necessarie: altra via non c’è». E questo, Andrea lo sa bene.

TORNA SU