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La fiducia si consuma: dobbiamo alimentarla

Il tema all’ordine del giorno è la diffidenza crescente: alimentata e cavalcata. La fiducia è importante perché è come l’acqua o l’aria: ci rendiamo conto di quanto valga solo quando ne abbiamo poca o non ne abbiamo più. Non è un bene escludibile: tutti ne godono ma si consuma. E se noi tradiamo la fiducia di qualcuno, la relazione si distrugge e l’effetto sulla comunità è contagioso. Gli esempi sono sempre un buon compagno di viaggio.

FRODI FINANZIARIE E FAKE NEWS
Così Vittorio Pelligra, professore all’Università di Cagliari, presente mercoledì 6 marzo nella sede di Gallarate di Confartigianato Imprese Varese per la Giornata dell’economia dal titolo “L’economia della fiducia e il ruolo delle Pmi nella ripresa”, ricorda la più grande frode finanziaria della storia per mano di Bernard Madoff: «La fiducia nei confronti delle banche e dei mercati si è erosa di più proprio in quei territori dove i clienti del finanziere erano più numerosi. Ma pensiamo anche alle fake news nell’ambito della comunicazione: le notizie non vere hanno portato ad una perdita di fiducia e credibilità nei confronti di tutto il mondo del giornalismo e dei giornalisti. Da qui nasce allora la diffidenza, e le competenze vengono messe in dubbio».

FIDUCIA NEI GIOVANI, MA ANCHE NELLE IMPRESE?
Recuperare non è facile, perché la fiducia è qualcosa che sta alla base dei rapporti non solo sociali e civili ma anche economici. E’ qui che nel dibattito è entrato con forza il ruolo delle imprese artigiane e di quelle piccole e medie nell’economia contemporanea. Davide Galli (presidente di Confartigianato Imprese Varese) e Giorgio Merletti (presidente nazionale di Confartigianato), hanno portato la loro esperienza di imprenditori. Ciò che trasmette fiducia a Galli, sono i giovani. Il loro modo di pensare, i loro comportamenti e questo modo aperto di porsi nei confronti del futuro: «Hanno entusiasmo e alcuni hanno voglia di aprirsi una loro attività, alcuni vogliono andare all’estero per trovare un posto di lavoro ma molti vogliono anche tornare in Italia. E’ questo che mi piace: le nuove generazioni mi stupiscono sempre e superano di gran lunga le aspettative che io nutro nei confronti del domani». La domanda, per il numero uno dell’Associazione varesina, è un’altra: «Noi piccoli imprenditori abbiamo fiducia in noi stessi, nelle nostre imprese e nei nostri collaboratori, ma quanta fiducia nutriamo nei nostri colleghi? Forse dovremmo partire da qui».

LA FIDUCIA E’ DELEGA, E FA CRESCERE L’IMPRESA
O forse bisognerebbe ricordare ancora Pelligra, invitato da Confartigianato Imprese Varese sull’onda di un suo libro, “I paradossi della fiducia. Scelte razionali e dinamiche interpersonali” (2007; Il Mulino), dal quale è partito il direttore generale dell’Associazione di viale Milano, Mauro Colombo. Un acquisto di tanti anni fa che ha aperto un fronte nuovo sul quale ragionare: «Fidarsi significa innanzitutto instaurare una relazione interpersonale e, nell’ambito di essa, operare congiuntamente per il miglioramento dello “status quo”. Ma a tale possibilità fa da naturale contraltare il rischio legato al tradimento della fiducia. Fidarsi vuol dire rischiare, ma implica anche indurre gli altri ad essere più affidabili. Qui sta il paradosso: fidarsi significa ridurre il rischio del tradimento». E’ questo il terreno scivoloso sul quale ci si confronta. Con un dato in più che Pelligra inserisce nel discorso per chiarire ancora di più i concetti espressi: «La fiducia è un valore, l’ho già detto. Ma guadate cosa può fare: in Germania, Stati Uniti e Giappone – dove questo valore è un elemento fondante dell’economia – la crescita dimensionale dell’impresa si realizza più facilmente perché si delega con più facilità. Per l’appunto, la fiducia fa crescere».

LA “FIL” NELL’INCERTEZZA DELLA CRISI
Lo sanno bene le imprese artigiane e quelle piccole e medie che, tra i loro principali tratti distintivi, conservano e rafforzano proprio «il rapporto di fiducia con i loro clienti». A dirlo è il segretario generale di Confartigianato Imprese, Cesare Fumagalli. «Nei confronti di questo valore, oggi, c’è sempre più attenzione proprio perché è sempre più difficile trovare qualcuno che si fidi o di cui fidarsi. E purtroppo, la fiducia è stata ammazzata dall’incertezza causata dalla crisi: oggi non ci sono più i miti di un tempo (quelli legati alla ricostruzione e al boom economico) e la globalizzazione ci ha posto di fronte al confronto con una moltitudine immensa di soggetti ignoti. La “non fiducia” è un elemento con il quale fare i conti». Certo la filosofia aiuta a scardinare i preconcetti. Merletti fa la sua parte: «Mi piace parlare di Fil (Felicità, e Fiducia, Interna Lorda) ma anche di Piq (Prodotti Interni di Qualità). Per tutelare ciò che fanno le imprese, dobbiamo ripartire dalla comunità. Da una fiducia che proceda per step: rafforzandola con comportamenti che non devono essere eticamente strabici, dandole continuità nel tempo, facendola crescere nella reciprocità».

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