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L’Economia che serve oggi, la raccontano le imprese

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L’IMPRESA DELLA STORIA RACCONTA LA CRISI
Verrà presentato giovedì 28 marzo, alle 18.30 nella sede di Gallarate (viale Milano 69) di Confartigianato Imprese Varese. A parlarne ci saranno Davide Galli e Mauro Colombo (presidente e direttore generale di Confartigianato Imprese Varese), Federico Visconti (rettore dell’Università Liuc di Castellanza) e Giorgio Merletti (presidente di Confartigianato Imprese). Si tratta del volume “L’Impresa della Storia”: un viaggio nell’imprenditoria del territorio varesino (ma non solo) per capire come sono cambiate le aziende in questi ultimi dieci anni (quelli forti della crisi, non ancora terminata). Un coro di voci che aiuta a riflettere sui grandi temi che hanno abbattuto i vecchi paradigmi economici: non solo la digitalizzazione ma anche un ripensamento delle strategie di internazionalizzazione, un potenziamento del welfare, una marcata trasformazione dell’attrattività del Made in Italy, il passaggio generazionale e i mercati emergenti. L’ininterrotto dibattito su nanismo e crescita dimensionale. Un confronto ad ampio raggio con il quale trovare alcune risposte alle domande che tutti noi ci siamo fatti dal 2008 ad oggi: siamo cambiati, ma come?

IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO: UN “BLOB” CHE PARALIZZA LE IMPRESE
Il quotidiano “La Repubblica” titola così: «Sulle spalle di ognuno di noi 38.000 euro». Si parla dell’immenso, irrefrenabile e voluminoso debito pubblico italiano. Che negli anni è diventato come quel fluido che cresce e avanza raccontato nel 1958 nel film “The Blob” diretto da Irvin S. Yeaworth Jr. Ma la realtà è una cosa diversa: nel 1980 il nostro debito pubblico era al di sotto del 60%; oggi ha superato il 130% del Pil. Nell’articolo, il giornalista si pone una domanda: «L’Italia morirà affogata nei debiti?». Da ricordare che lo Stato italiano sborserà, quest’anno, una cifra vicina ai 70 miliardi di euro per pagare le cedole dei titoli pubblici. E per farlo «prosciuga risorse altrimenti destinate al settore produttivo e agli investimenti privati». Ma per affrontare la crescita del debito, lo Stato potrebbe anche pensare ad un aumento delle tasse, che porterebbe cittadini e imprese a suonare la “ritirata”. Infatti «i consumatori, nel timore di una possibile, prossima stretta fiscale rallentano le spese e trasferiscono parte del reddito in risparmi, mentre gli imprenditori non comprano il capannone, non cambiano le macchine, non fanno nuove assunzioni. E’ più o meno quello che sta accadendo da un paio di trimestri a questa parte». Tutto questo si definisce con il termine di “effetto incertezza” che, dall’Italia, allontana i potenziali investitori: Paese considerato poco credibile e affidabile.

PRODUTTIVITA’, ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA
Diciamo che l’Istat non aiuta a pensare positivo. Ieri l’Istituto ha presentato il settimo rapporto sulla competitività dei settori produttivi. Molto da segnalare, ma in termini poco fiduciosi. Scrive il Sole 24 Ore: «Tra il 2000 e il 2016 la produttività del lavoro in Italia è aumentata dello 0,4%, mentre è salita di oltre il 15% in Francia, nel Regno Unito, in Spagna e del 18,3% in Germania. Solo nel 2018 la dinamica risulta in linea con quella dell’Eurozona. Osserva l’Istat: “E’ la prima volta che accade dal 2013, ma il divario accumulato negli ultimi 15 anni verso quasi tutte le principali economia avanzate è ancora lontano dal dirsi colmato”». Pochi altri dati, per inquadrare meglio la situazione: nel 2018 frena il fatturato manifatturiero, che cresce sì del 3,2% ma decelera rispetto al +5% del 2017. Per i prodotti petroliferi, le riparazioni e manutenzioni di macchinari e la metallurgia, «l’incremento del fatturato è stato di oltre il 5%, guidato da domanda interna ed esportata». Infine, il rallentamento dell’export italiano è più marcato negli scambi extra Ue: +1,7% del 2018 contro un +8,2% del 2017. Per quanto riguarda le imprese: lo scorso anno, il 32,4% «ha registrato una situazione di “ripiegamento” e ha subito perdite sia sul mercato internazionale, sia su quelli interni».

ALLORA, POSSIAMO PARLARE DI BENESSERE?
Leonardo Becchetti
, professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata e direttore scientifico di NeXt (la rete nazionale di organizzazioni che sostiene l’economia civile), è anche il promotore del primo Festival dell’Economia Civile (dal 29 al 31 marzo nelle sale di Palazzo Vecchio a Firenze) dal titolo “L’Economia che serve oggi”. Crescita e benessere insieme, l’attenzione delle imprese a favore dell’ambiente come fattore competitivo, la dignità del lavoro al “centro” attraverso la «spinta alla formazione continua e all’innovazione». Becchetti riflette sul superamento della visione economica classica insistendo sulla necessità di spostarsi «verso un’economia circolare e rigenerativa, per far crescere i territori in maniera sostenibile». Al festival interverranno anche Jeffrey Sachs (direttore dell’Earth Institute alla Columbia University), che parlerà di come “Ripensare l’economia,” e Mauro Magatti con “Il lavoro nell’impresa 4.0”.

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