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Home l’Italia e il mito di Marco Polo: pronti alla Nuova via della Seta

l’Italia e il mito di Marco Polo: pronti alla Nuova via della Seta

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UN FISCO AMICO SERVE A TUTTI. NON SOLO ALLE IMPRESE
La tassazione (Ires + Irap) delle imprese in Italia è in calo rispetto al 41,25% del 2000, ma è ancora alta rispetto alla media Ocse (23,7%). Però il fisco italiano incassa dalle imprese una percentuale bassa (la media Ocse è del 9%) del totale delle tasse. Purtroppo il nostro Paese non ha ancora capito che un «fisco amico» è vantaggioso per tutti. Scrive Il Sole 24 Ore: «La strategia italiana è perdente rispetto a quella di Regno Unito, Paesi Bassi, Irlanda, Norvegia, Svizzera o Lussemburgo: qui, le aliquote basse e le condizioni favorevoli allargano la base imponibile attirando capitali, e riuscendo così a raccogliere un gettito mediamente di oltre un punto percentuale di Pil in più dell’Italia». Se nel mondo si tassano le imprese, «è per convenienza: più facile tassare indirettamente il consumo attraverso chi i beni li produce, o accertare il reddito di impresa rispetto a quello degli individui che lo ricevono. Ma è una tassazione inefficiente». In sintesi: «Invece di stigmatizzare la strategia dei Paesi che attraggono i capitali con bassa fiscalità e regole semplici, sarebbe ora che i governi italiani capissero che è quella la strada da seguire, oltre a spostare la tassazione dalle imprese ai percettori del suo reddito. Nell’interesse di tutti i contribuenti».

PER LE PMI NASCE IL DATABASE DELLE FINTECH
Verrà presentato oggi, a Palazzo Lombardia (tra i relatori anche Giuseppe Caprotti, imprenditore figlio del fondatore di Esselunga), il Fintech Digital Index. A spiegare di cosa si tratta è Milano Finanza: «E’ il primo database digitale esaustivo del Fintech italiano. Uno strumento a disposizione delle imprese, in particolare le piccole e medie, che in pochi click potranno conoscere, comparare e individuare l’operatore fintech più adatto alle proprie esigenze». Nel database sono incluse le imprese che operano nei settori fintech dei pagamenti, assicurazioni/insurtech, crowdinvesting, blockchain/dlt, finanza e pianificazione, investimenti, real estate/proptech, big data & analytics, security & privacy, regtech. Il progetto Fintech Digital Index «è stato sviluppato da Innexta (Consorzio partecipato da Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, Unioncamere e dalle principali Camere di commercio italiane) e Politecnico di Milano, cofinanziato da Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia – Assessorato Sviluppo Economico. Sarà messo a disposizione delle imprese attraverso i portali della Camere di Commercio socie di Innexta».

LA CINA (NON) CI CONQUISTERA’?
E’ una fra le principali notizie di questi giorni: la visita di Xi Jinping, il 22 marzo, in Italia. Come scrive l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Ruiyu, su “Il Messaggero”, «la visita sarà un momento importante per guidare il futuro dei rapporti bilaterali sino-italiani e per aprire un nuovo capitolo nella cooperazione fattiva e nell’amicizia storica che lega i due Paesi». Tre sono gli obiettivi del viaggio di Jinping: «Definire la nuova direzione per lo sviluppo dei rapporti bilaterali nella nuova era, iniettare nuova linfa vitale nell’amicizia storica e creare nuove opportunità per la cooperazione sino-italiana sotto l’egida del Belt and Road Initiative /Bri)». Quest’ultimo è il punto di maggior interesse. Ancora Li Ruiyu: «L’Italia e la Cina sono rispettivamente il punto di partenza e quello di arrivo dell’antica Via della Seta…L’Italia sostiene la costruzione del Belt and Road, e desidera prenderne parte e promuovere l’interconnessione tra Asia ed Europa. Le due parti stanno accelerando il passo della cooperazione sulle infrastrutture aeroportuali, il 5G e la cooperazione sui mercati terzi». Nel frattempo, il New Yotk Times titola un articolo: «Un porto italiano dimenticato, può diventare la via d’accesso della Cina all’Europa». Il porto è quello di Trieste. E gli americani non sono d’accordo.

BELT AND ROAD INITIATIVE: L’ITALIA CI CREDE, MA ATTENZIONE…
Lo scrive Giuseppe Gabusi, docente di economia politica internazionale e dell’Asia orientale presso l’università di Torino, su “Internazionale”: «Il presidente del consiglio Giuseppe Conte si prepara a firmare formalizzando l’adesione dell’Italia alla Belt and road initiative (Bri), il grande piano infrastrutturale cinese che coinvolge più di sessanta paesi tra Asia, Africa ed Europa». Conte assicura che si tratta di un’intesa commerciale e politica, ma sarà proprio vero? Dice il professore: «Mentre il governo italiano insiste nel definire il documento come un’intesa commerciale che aprirebbe nuovi spazi di mercato e di investimento per le imprese italiane in Cina, compie una scommessa dall’esito non scontato. Il governo ama ricordare come la Germania, la Francia e il Regno Unito registrino un interscambio commerciale con la Cina assai superiore al nostro, dimenticando di dedurre che, se questi paesi commerciano più di noi senza avere firmato alcuna intesa, forse le difficoltà italiane sono dovute a debolezze del nostro sistema produttivo (o incapacità di generare la domanda cinese). Se invece l’Italia – percepita come anello debole del nucleo storico dell’Ue – invia con il memorandum un forte segnale, sperando che questa concessione generi in cambio privilegi e condizioni più favorevoli degli altri, l’intesa ha un forte significato politico, con implicazioni di non poco conto».

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