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L’Italia manual-digitale scommette su credito e Made in Italy

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CREDITO E MADE IN ITALY: IL GOVERNO AL LAVORO
Incontro ai vertici. Si è tenuto martedì pomeriggio il tavolo tra il ministro dello Sviluppo economico Luigi di Maio, e 31 associazioni datoriali, per confrontarsi sul disegno di legge crescita “omnibus”. La mossa del governo sarebbe quella di agganciarlo al Documento di economia e finanza prima del voto europeo. Sotto i riflettori i tanti temi sui quali da anni dibattono, e insistono, le associazioni di categoria: credito, Made in Italy con la tutela dei marchi storici (da qui il percorso per l’approvazione della cosiddetta “norma Pernigotti”), export, formazione. «Un capitolo centrale – scrive Il Sole 24 Ore – dovrebbe riguardare le misure di contrasto al credit crunch e il potenziamento delle coperture del Fondo di garanzia».
Giudizio positivo sull’incontro arriva dal presidente di Confartigianato Imprese, Giorgio Merletti: «Sul Made in Italy, oltre ai controlli per contrastare la contraffazione, si chiede anche un impegno per rendere chiara l’indicazione di origine dei prodotti». Nel frattempo, ieri si è dato il via anche al portale unico degli incentivi nel quale si trovano circa 60 misure. Quattordici le sezioni: tutte le imprese, Pmi, startup, energia, imprese sociali e cooperative, radio e tv, autotrasportatori, settore aerospaziale, confidi, datori di lavoro privati, imprese sequestrate o confiscate, camere di commercio, datori di lavoro ed enti formativi accreditati, cittadini (con il reddito di cittadinanza).

SALARIO MINIMO A 9 EURO ALL’ORA: SI DIBATTE SU DUE PROPOSTE DI LEGGE
Alla Commissione Lavoro del Senato, si entra nel vivo dei due Ddl sul salario minimo orario. Una proposta, scrive Il Sole 24 Ore, «si applica ai contratti di lavoro subordinati e parasubordinati, prevedendo un salario minimo di 9 euro all’ora (al lordo degli oneri contributivi e previdenziali) o, comunque, la garanzia di una retribuzione non inferiore a quella prevista dal Ccnl di settore stipulato dalle associazioni più rappresentative. Per la rappresentatività, la proposta fa riferimento per i sindacati ai criteri del Testo unico sulla rappresentanza del 2014; per le associazioni datoriali al numero di imprese associate e di dipendenti». L’altra «prevede 9 euro all’ora al netto dei contributi previdenziali e assistenziali». Punto. Cosa ne pensano le associazioni? Pensano che «il rispetto delle regole e della giusta retribuzione del lavoro vada garantito a prescindere dalla sua fonte di regolazione». Rete Imprese Italia, nata dalla cooperazione tra Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti, si dice invece «contraria alle proposte di legge di introduzione del salario minimo per legge perché colpirebbe la contrattazione collettiva penalizzando i lavoratori». La partita è aperta.

NASCE FACTORY ITALIAONLINE
Italiaonline è la prima internet company italiana
. Ne fanno parte i portali Libero, Virgilio, SuperEva, i servizi Pagine Gialle, Pagine Bianche e Tuttocittà, la concessionaria di pubblicità online IOL Advertising e 48 Media Agency. La sede della Digital Factory è stata inaugurata a Torino e, come scrive Avvenire, «si propone di supportare le aziende nella loro attività in rete, costruendone la presenza sui principali motori di ricerca, sui social network, sulle mappe e sui navigatori auto e con lo sviluppo di siti web e soluzioni e-commerce attraverso le principali piattaforme di mercato». Tra gli obiettivi della Factory, c’è anche quello di creare nuovi posti di lavoro qualificati, con competenze uniche e all’avanguardia nel panorama italiano. Ricordiamo che, ad oggi, «delle 3,7 milioni di Pmi nazionali, un terzo non ha ancora alcuna presenza in rete, l’88% non ha una reale attività su internet e solo il 12,5% delle Pmi con più di 10 addetti vende i propri prodotti anche on line».

SI SCOPRE IL LAVORO MANUAL-DIGITALE
Il Crafts Council, in Gran Bretagna, è un’istituzione che studia e valorizza la creatività e il lavoro dei nuovi artigiani. Capital dedica un articolo ai laboratori digitali a firma di Annie Warburton, che del Crafts Council ne è il direttore creativo. I concetti espressi non sono nuovi, ma è importante ricordarli: «L’artigianato 4.0 è caratterizzato da progettazione e consumo a basso impatto ambientale e produzione sempre più custom-made grazie all’impiego di tecnologie che amplificano la competenza e la maestria artigianale. Mai prima d’ora, infatti, i prodotti originali si erano integrati in un processo produttivo guidato dalla digital fabrication. Sta cambiando ciò che viene fatto, come è fatto, chi lo fa e dove è fatto. Inoltre i fablab stanno alimentando il rilancio della produzione localizzata e personalizzata. E’ qui che l’ingegnosità incontra l’abilità e l’artigiano di oggi  – con quella mentalità che sa sviluppare nuove soluzioni attraverso l’analisi e l’errore, con il tipico approccio problem solving dei manager – collabora con i professionisti della fisica, dell’ingegneria o della medicina». Tutto questo per dire che «gli artigiani sono sempre stati all’avanguardia». E lo saranno sempre.

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