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Home Smart nation: la nuova sfida italiana. Ma per le imprese è difficile assumere

Smart nation: la nuova sfida italiana. Ma per le imprese è difficile assumere

#RassegnaStampamorazzone - ditta prm

LE IMPRESE PENSANO AL LAVORO
Il reddito di cittadinanza
non aiuterà l’occupazione. Meglio: probabilmente non riuscirà a dare risposte efficaci, nello stesso tempo, «alla lotta alla povertà e all’inserimento lavorativo». Lo scrive il Sole 24 Ore: «Le aziende hanno finora avuto uno scarso rapporto con i centri per l’impiego; e anche l’incentivo, da 5 a 18 mensilità, introdotto a favore dei datori che assumono un percettore del sussidio prevede condizioni d’accesso oltremodo restrittive che, difficilmente, favoriranno un aumento delle assunzioni». Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Imprese, sottolinea che «il reddito di cittadinanza va corretto: da una parte serve rafforzare il meccanismo delle condizioni per ottenere il beneficio, dall’altro occorre rimuovere le rigidità previste per le assunzioni». Il numero uno di Confartigianato lo ha detto ieri in occasione dell’audizione presso le commissioni riunite Lavoro e Affari Sociali di Montecitorio.

FAREMO TANTO E IN MODO DIVERSO. MA SOLO SE SAPREMO CAMBIARE
Il 60% dei lavori cambierà in 5 anni
. Lo dice il Sole 24 Ore in occasione del «Forum sul lavoro del futuro e le nuove competenze» organizzato dal quotidiano di via Monte Rosa, a Milano, con Ernst & Young (EY). Si parte da qui: «Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profondo cambiamento legato alle nuove tecnologie, e l’automazione ne rappresenta una delle conseguenze principali. In realtà non esiste alcuna prova che il lavoro umano sparirà se non nel 5-10% dei casi e per le attività più ripetitive». Il vero cambiamento starà nelle competenze richieste ai lavoratori: chi da un lato avrà le skills per competere in un mercato digitale e globalizzato e chi, dall’altro, sarà costretto a competere per posti a bassa qualificazione. La parola d’ordine è «riformare» il proprio know how per acquisire capacità nuove «al confine tra abilità tecniche, manageriali ed empatiche per consentire ai lavoratori di reinventarsi di fronte alle innovazioni tecnologiche». In un Paese in cui «una quota importante del capitale umano è inutilizzata», la sfida diventa ancora più avvincente. E’ da qui che nasce l’Allenza per il futuro (con il coinvolgimento di aziende leader di mercato, università e scuole superiori) lanciata da EY. Gli obiettivi: «Un approccio settoriale con investimenti pluriennali, supportati dalla leva fiscale e dai fondi interprofessionali; l’innovazione dei servizi per l’impiego con nuove soluzioni tecnologiche e il rafforzamento delle competenze degli operatori; una didattica flessibile grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali». Al centro del dibattito il mondo delle Pmi ma anche quello della scuola: insegnare ancora ai ragazzi il 2+2 con il gessetto sulla lavagna, potrebbe fare più male che bene?

SOCIETA’ DI INVESTIMENTO SEMPLICE
Si tratta del nuovo veicolo societario al quale sta pensando il governo. La società di investimento semplice (Sis), come si legge su Italia Oggi, «faciliterà la realizzazione di investimenti in innovazione senza pagar dazio alla burocrazia e al fisco». Per intenderci: «Ogni Sis potrà investire esclusivamente in startup non quotate sui mercati regolamentati, che si trovano in fase di sperimentazione, di costituzione e di avvio dell’attività». Le Sis non potranno emettere obbligazioni, e l’imposizione fiscale sui redditi di capitale derivanti dalle sue partecipazioni sarà pari a zero. L’Italia si trasformerà in «smart nation» anche con il Fondo nazionale per l’innovazione. In questo caso si parla di una nuova Società di gestione del risparmio (Sgr) «che opererà con la regia di Cassa depositi e prestiti per riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private: la dotazione iniziale è di un miliardo di euro. La Sgr opererà attraverso lo strumento del venture capital». Come funziona: il fondo effettuerà investimenti diretti e indiretti, in minoranze qualificate, nel capitale delle imprese innovative.

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