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Da dipendente a titolare, il gusto continua. E diventa “storica” la pasticceria che fa i capricci

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I dolci non li mangia, ma li fa. All’età di diciassette anni, ancora prima di diplomarsi al Cfp di Varese, Daniele Bascialla entra nella “scuola” della Pasticceria Forese prima di Enrico Puricelli e poi di Sergio Forese.

L’ALLIEVO PASTICCERE DIVENTA IMPRENDITORE. E FA I CAPRICCI
Fondata nel 1951, oggi con denominazione sociale “I Capricci” (dal nome dei dolci tipici tradatesi inventati da Puricelli, con marchio depositato), all’attività è stato consegnato da Alessandro Mattinzoli, assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, il riconoscimento di “negozio storico”. Daniele, con la moglie Giulia Speroni (una laurea in Filosofia medievale), è alla testa della pasticceria dal 2013: «I titolari che si sono succeduti nella gestione del negozio non sono mai riusciti a compiere un passaggio generazionale da padre in figlio. Le nuove generazioni hanno seguito, come è giusto che fosse, le loro passioni. Così la pasticceria è passata sempre da titolare ad allievo pasticcere: questa è anche la mia storia. Ho lavorato per sette anni alla Forese e poi ho fatto altro. Sei anni fa ricevo la telefonata del vecchio titolare con la proposta di rilevare la pasticceria».

IL VALORE DELL’ARTIGIANATO PASSA DALL’ANTICO FORNO TIBILETTI
Daniele ha sempre le mani in pasta, anche quando risponde alle domande di Confartigianato Imprese Varese: «Siamo a pochi giorni dalla Pasqua: per due settimane sforniamo circa cinquanta colombe al giorno. Che per essere buone e di qualità, secondo tradizione, devono seguire almeno otto fasi di preparazione». Tradizione e qualità, per il giovane, non sono semplici parole. E tutto ha un significato: «Il riconoscimento di Regione Lombardia ci rende orgogliosi perché il territorio di Tradate, ma anche quello lombardo, dà un vero valore all’artigianato e ne sa cogliere l’essenza: la cura nella scelta delle materie prime, il tempo che si dedica al prodotto, la ricerca che garantisce una qualità sempre più elevata. E’ importante che il nostro lavoro venga ancora riconosciuto. Orgogliosi, quindi, di far parte della storia della città: dal 1951 siamo sempre nella stessa via e abbiamo lo stesso numero civico. E siamo affezionati a questo forno che da sempre caratterizza la nostra produzione: un Tibiletti costruito a Milano agli inizi del Novecento, alimentato a gas e che funziona perfettamente ancora oggi».

IL VERO SEGRETO DI DANIELE: «HO IMPARATO DAGLI ANZIANI»
E capace di reggere i ritmi, forsennati, di una pasticceria che sotto Natale (il periodo pasquale sembra un po’ meno frenetico) richiede un lavoro giornaliero che va dalle dieci alle quindici ore. Ma anche qualche segreto che, per Daniele, ha un nome preciso: Armando. Perché Armando è il papà, anche lui pasticcere, «che negli ultimi sei anni mi è sempre stato al fianco con tanti insegnamenti preziosi e qualche dritta che fa la differenza in un mestiere come il nostro. Accorgimenti che si tramandano di generazione in generazione, e che puoi imparare solo dagli anziani». Quando Daniele parla dei valori dell’artigianato, intende proprio questo: la crescita che passa dall’apprendistato e il lavoro che è scelta di vita. Ecco perché «la pasticceria è una vocazione fatta di sacrifici: mi piace lavorare la domenica e passeggiare il lunedì», afferma il giovane.

LA TRADIZIONE COME GARANZIA DI BONTA’
I settant’anni della pasticceria, Daniele li festeggerà cucinando dolci per i propri clienti: «La forza di un’attività come la nostra, è quella di dare al pubblico ciò che si aspetta: al martedì e alla domenica, per esempio, si propone il cannoncino fatto secondo tradizione. Non serve cambiare: in questo caso la sicurezza passa dalla certezza che il dolce sia fatto sempre così. Come uno lo conosce da tanti, tanti anni. Ecco perché il miglior modo per celebrare il premio di Regione Lombardia è quello di tenere sempre alta la qualità e freschi i prodotti».

OGNI ANNO UNA NUOVA PROPOSTA
Un insieme di gesti, aromi, profumi, prodotti che anche sotto Pasqua trovano una fra le loro più alte espressioni: «La Colomba classica vince, ma in questi ultimi anni abbiamo lavorato tanto anche sul gusto con proposte che stanno incontrando un certo interesse: per esempio la Colomba con fragole e cioccolato, quella con fichi e noci, le uova con cioccolato Ruby con fava rosa e dal gusto fruttato. E a Natale, il panettone con riso candito e fragole. Per i settant’anni non ci sarà nessun dolce particolare, perché tutto si deve fare con i giusti tempi. Due progetti sono già in cantiere e potranno vedere la luce solo quando saremo pronti: fra un anno come fra cinque».

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