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Formazione, infrastrutture e professionalità: ecco cosa serve a Varese per crescere

varese - convegno confartigianato studio ambrosetti 13-3-2019 -Formazione, infrastrutture e fuga della manodopera in Svizzera. Secondo gli imprenditori sono queste le priorità su cui agire immediatamente per dare slancio alla provincia di Varese. Dopo aver sentito le proposte delle istituzioni, siamo andati a raccogliere le testimonianze delle imprese, che toccano con mano ogni giorno lacune e difetti del nostro territorio.

Lo ha detto anche il presidente di Confartigianato Davide Galli durante la presentazione dello studio curato da The European House – Ambrosetti: bisogna mettere mano a tutto il sistema della formazione. Non a caso la maggioranza degli imprenditori con cui abbiamo parlato pone l’accento proprio su questo fattore. «La nostra priorità – dice Riccardo Ferrario, impiantista – è trovare nuovi giovani da inserire nel nostro apparato produttivo e nella nostra azienda. Stiamo riscontrando diverse difficoltà nell’inserimento di apprendisti che abbiano voglia di provare un’esperienza lavorativa. Abbiamo collaborato molto con le scuole, ma probabilmente non abbiamo fatto abbastanza, perché i ragazzi non riescono a capire l’importanza del lavoro».

varese - convegno confartigianato studio ambrosetti 13-3-2019 --«Spesso e volentieri – continua Paolo Rolandi (meccanica galvanica) – c’è una sorta di scollamento tra domanda e offerta di lavoro. Industria 4.0 ha ammodernato in maniera molto importante le nostre aziende, dobbiamo fare altrettanto con la formazione delle persone che vengono a lavorare nelle nostre imprese». Un modello da seguire, secondo Rolandi, è quello duale tedesco, «che va riproposto anche qui».

Quello della formazione è un problema a due facce. Da un lato i ragazzi non capiscono il vero valore delle nostre imprese e, proprio per questo, bisogna ammetterlo, a volte le snobbano. Dall’altro lato c’è invece un problema di preparazione. Come dice Federico Bollini (metalmeccanica), «senza ombra di dubbio i ragazzi sono poco preparati, ma non per colpa loro, perché la scuola e il mondo dell’impresa sono lontani anni luce. Penso bisognerebbe creare un legame più stretto, magari creando un ente di mezzo, che interlacci queste due realtà». Proprio in quest’ottica, secondo Cristian Bolcato (autoriparazioni) questo dialogo può essere proficuo sfruttando l’alternanza scuola lavoro, «perché il ragazzo deve uscire dall’istituto professionale ed essere in grado, se non di lavorare, almeno di capire com’è il lavoro». Roberto Rosanna (efficientamento energetico) parla invece di «filiera a livello regionale, in collaborazione con istituti professionali e aziende, per creare un filo diretto come ha fatto l’automotive per la trasformazione delle auto». E sottolinea l’importanza di dare ai ragazzi «una formazione corretta e a tutto tondo».

Le imprese sono in costante movimento. Di merci (soprattutto) e di persone. E in alcuni casi muoversi in provincia non è poi così semplice. Lo conferma Daniele Grossoni (settore legno): «Una cosa che secondo me manca sono i collegamenti, le infrastrutture, le autostrade». E fa degli esempi. «Da Somma Lombardo, dove ha sede la mia azienda, per arrivare a Varese ci metto poco, ma solo per entrare in città ci metto 20 minuti. Poi la Pedemontana: autostrada bellissima, ma con dei costi esagerati. Il mio camion tra andata e ritorno spende 18 euro. È una spesa assurda, per cui dico al mio autista di non prenderla tutti i giorni». Ci sono poi i collegamenti con Milano e Malpensa. «Ogni giorno c’è un incidente, non possiamo vivere così. Un imprenditore che deve andare a Milano deve segnarsi con la mano destra perché pensa “chissà se arrivo in orario”».

Parla di infrastrutture anche Stefano Gosetti (installatore), che lavora nella zona di Porto Ceresio. «Con l’Arcisate-Stabio e la nuova superstrada che taglia fuori i paesi, riusciamo ad avere migliorie. Manca però ancora qualcosa per arrivare nei grandi centri». E poi tocca un altro punto debole: la vicinanza con la Svizzera. «Dobbiamo fare qualcosa per mantenere di qua l’artigianato e la manodopera italiana che continua a scappare».

«La vicinanza con la Svizzera – conclude Claudio Sinigaglia (strutture in legno) – per il mio settore non è un problema così grosso, ma mette in discussione la voglia di mettersi in gioco, soprattutto da parte dei giovani. La prima cosa da mettere in agenda per dare maggiore sviluppo a questa provincia è dare quindi più autonomia e puntare sul progetto di legge Aree di confine, per poter fare in modo che il lavoro possa essere equiparato a quello svizzero ed evitare la fuga di lavoratori».

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