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Home Giusto ripensare la scuola, ma le banche no?

Giusto ripensare la scuola, ma le banche no?

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NON SI TROVANO
Lo avevamo anticipato nei giorni scorsi. Questa mattina il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, lo sottolinea sulla pagina economica del quotidiano “La Prealpina”: «E’ come una caccia al tesoro: le Pmi cercano figure professionali da assumere, ma non ne trovano. Il mercato del lavoro registra un disallineamento che, secondo il rapporto Excelsior 2018, è arrivato al 26% e supera così di cinque punti la percentuale del 2017. Meccanica, di produzione, chimica e gomma plastica chiedono manodopera che non c’è. Probabilmente un fatto dettato da motivi demografici ma anche da un orientamento scolastico» che va rimodulato.

COME RIPENSARE LA SCUOLA
La proposta di TreeLLLe, associazione presieduta da Attilio Oliva, è stata presentata questa mattina nell’Aula Magna dell’Università Luiss di Roma nel corso del convegno “Il coraggio di ripensare la scuola”. L’idea base, secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, è questa: «Una scuola obbligatoria, con ingresso precoce a tre anni e fino a 14, strutturata su un “tempo lungo”, vale a dire otto ore al giorno più mensa. Le ore in più rispetto alle attuali, saranno dedicata a “attività formative” e non a ulteriori lezioni». Per i più piccoli si parla di giochi, attività sportive, artistiche e musicali; per i più grandi, attività di volontariato, ricerche individuali e di gruppo per sviluppare l’intelligenza delle mani ed emotiva. La seconda idea riguarda la scelta della scuola superiore: «TreeLLLe ritiene fondamentale che il canale di studio dove indirizzare lo studente debba essere scelto dai docenti, magari con il supporto di psicologi e consulenti del lavoro, e soprattutto debba essere vincolante per la famiglia, come accade in generale in Europa, per evitare scelte errate che conducono poi agli abbandoni». Terza idea: «Una revisione dei percorsi ordinamentali degli istituti superiori per differenziali nettamente tra di loro, e renderli coerenti agli obiettivi finali specifici. I licei dovranno quindi essere orientati alla prosecuzione degli studi e alle professioni liberali, mentre gli istituti tecnici dovranno spingere – in prima battuta – verso i percorsi Its e il mondo del lavoro, così come i professionali devono guardare molto di più ai “mestieri”».

LE LEVE CHE AFFOSSANO IL CREDITO
La Federazione bancaria europea ha le idee chiare. E lo scrive Il Sole 24 Ore: «Le Pmi dell’Ue hanno dato un contributo significativo alla ripresa e alla successiva espansione dell’economia dell’Ue in seguito alla crisi. Le Pmi hanno rappresentato il 47% dell’aumento totale dal 2008 al 2017 del valore aggiunto generato dal settore non finanziario e per il 52% dell’incremento cumulativo dell’occupazione nel settore». Eppure, proprio queste aziende saranno le più colpite dall’eccesso di regolamentazione bancaria di Basilea 3. Troppe le nuove regole e troppo elevati i costi per adeguarsi alle nuove normative. Morale: il credito per le piccole e medie imprese sarà sempre più costoso. La storia la si conosce, e ormai rappresenta una vera scocciatura: le imprese piccole e medie sono da sempre considerate maggiormente rischiose e fragili rispetto ad una grossa azienda. Quindi alle banche che prestano denaro ad una Pmi si chiede di fare accantonamenti più sostanziosi. Ecco perché nell’ambito di Basilea 3 «anche la parte dei fidi non utilizzati è soggetta ad accantonamenti, e questo penalizza così uno degli strumenti più largamente utilizzato da queste aziende». Insomma, l’ondata di nuove regole produrrà effetti negativi permanenti sulle Pmi, e l’effetto probabile dato dall’inserimento dei nuovi standard contabili sarà proprio quello di una forte riduzione dei prestiti da parte degli istituti di credito.

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