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«Resisti per vocazione: come uno chef o un prete»

I 50 anni della Lak Plaster:
«Resisti per vocazione: come uno chef o un prete»

La Lak Plaster compie 50 anni: nulla di scontato. Li compie e li celebra, a settembre, con «una festicciola semplice a base di amici, colleghi, collaboratori». Ma proprio perché il traguardo non è scontato, chiediamo a Carlo Alberto Lombardi – che l’impresa l’ha fondata nel 1969 – come si fa a resistere nonostante i capricci del mercato e la concorrenza sempre più agguerrita. La risposta è esemplare: «L’imprenditore deve essere come uno chef o un prete: ci vuole la vocazione. E subito ci deve essere la passione, che viene prima delle competenze tecniche». Manca questa, e manca tutto.

DAGLI ANNI DELLA SCOSSA AD OGGI: «NON VENDO IL PREZZO, MA L’ECCELLENZA»
Oggi l’economia ha le sue regole (che non sono più quelle di un tempo), e anche la passione è in pericolo: «Quarant’anni fa ti svegliavi la mattina e il territorio ti dava una scossa. Era tutto uno stimolo: da Caronno Pertusella a Porto Ceresio un giorno contavi tre gru, il giorno dopo sei. Negli anni Ottanta c’è stato il primo crollo». E poi avanti così: «Negli anni Novanta ho capito che stava cambiando il mondo, c’era una saturazione generale, le vendite calavano. Ma non ho mai rinunciato alla qualità delle mie pitture e delle mie vernici: non vendo il prezzo, ma l’eccellenza». Così le sue vernici hanno fatto belli l’Aeroporto di Malpensa 2000, gli interni di Villa d’Este a Cernobbio, le pareti del Casinò di Sanremo, il Teatro Villa Reale di Monza e le Griglie delle torri dello stadio di San Siro a Milano.

PENSO POSITIVO E VADO AVANTI
A settantacinque anni, Lombardi non ha mai arretrato di un solo passo. Ha fiducia, Carlo. Fiducia in un ulteriore cambiamento: quello che porterà ad un miglioramento per tutti. Avverrà con lentezza, non sarà esagerato, si farà un passo alla volta. Come li ha fatti lui, negli anni Sessanta, quando iniziò a lavorare come garzone in un’azienda di Saronno attiva nella produzione di vernici: «Il 1968 è stato l’anno della riflessione: ho pensato a lungo prima di fare il salto; poi nel 1969 mi sono buttato con tutta l’incoscienza che avevo in corpo. Ma pensando positivo», sottolinea l’imprenditore. Che positivo lo è tutt’ora. D’altronde impossibile non esserlo quando la firma delle cambiali, nel boom economico italiano, diventa quasi un’abitudine: così si parte. E si cresce: nello stesso anno Lombardi assume il suo primo dipendente per arrivare, negli anni, fino a sei. Una chiosa: «Guardi che non sono pochi, perché nel settore delle vernici sei uomini equivalgono ai sessanta di un’azienda meccanica. Qui la manodopera è importante, ma una volta fatte le ricette…».

LA CHIMICA MADE IN ITALY E IL MILAN
Miscugli pesati al milligrammo, fatti di materie prime di altissimo livello tanto da considerarle il fiore all’occhiello della chimica Made in Italy: inutile chiedere a Lombardi di raccontare il segreto del suo successo. Le formule sono inconfessabili. L’imprenditore, però, sottolinea un aspetto che da anni fa la differenza nel suo settore: «Da quando ho fondato l’azienda, le materie prime sono cambiate per il 95%. Ormai sono inodore e a base d’acqua, anallergiche, lavabili. Ma la qualità…». Per l’appunto, non tutte le vernici sono uguali. E i cinquant’anni della Lak Plaster sono passati così, tra un colpo ricevuto dai mercati e un altro dalle grandi catene. Ma momenti di sconforto, Lombardi non ne ha mai avuti. Forse uno, come ricorda lui stesso: «Quando il Milan ha perso contro il Liverpool a Istanbul, nel 2005, in finale di Champions. Per il resto anche due anni fa i parenti mi hanno consigliato di andarmene in pensione: finché regge la salute, non mi schiodo».

CRISTAL PLAST VOLA ALTO CON AGUSTA
Anzi, la sperimentazione continua tra resine acriliche, caolini, quel titanio italiano che l’imprenditore considera «il migliore al mondo» e la Cristal Plast, la vernice sintetica e “pelapile” con la quale Lombardi ha conquistato anche il colosso Agusta, uno dei suoi quarantacinque clienti: «Assicuriamo tre forniture l’anno: questo tipo di pellicola era stata inventata negli anni Sessanta ma non era funzionale, così noi l’abbiamo reinventata. Si può applicare a pennello, rullo o spruzzo; è biodegradabile ed è adatta al 70% dei settori industriali».

RIMPIANGO LA STRETTA DI MANO, MA IL VERO PROBLEMA E’ LA BUROCRAZIA
Passati cinquant’anni, ricevuta e mal digerita qualche «fregatura», Carlo si considera ancora oggi «garzone, fattorino, commerciale della sua azienda: proprio come lo ero nel 1969. Cosa mi manca di quei tempi? Il contatto umano: ormai siamo tutti numeri», dice con gli occhi luminosi di chi rimpiange «più la stretta di mano che le firme sulla carta. La parola data e la fiducia che la trasformava in un vero patto di lavoro». Ma non è tutto, perché se il territorio si è impoverito, se Lombardi da venticinque anni cerca un rappresentante e non lo trova («è bassa la percentuale di giovani positivi»), se «conoscersi vuole dire valutarsi a vicenda ma anche costruire il futuro insieme» (e qui il discorso si estende agli istituti di credito: «Dove è finito il vecchio direttore di filiale che veniva a trovarti in azienda?»), il vero problema che pesa sulle imprese è uno solo: «La burocrazia».

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