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L’arte della birra al 50&50: malto, luppoli, passione e WhatsApp

foto_4Alberto Cataldo ha trentatré anni, un passato in officina e nella hotelleria sparsa tra Inghilterra, Francia e Svizzera tedesca, negli anni ha imparato ad amare la birra. Dal 2014, insieme a Elia Pina, trentacinquenne ex idraulico, ha dato il via a “50 & 50 Craft Brewery” in via Merano 5 a Varese. Per lui la fase più complicata della produzione non è l’ammostamento o la fermentazione, ma la vendita: «Marketing e pubbliche relazioni sono importanti tanto quanto la qualità del prodotto».

Quindi non è un caso che il cellulare di Alberto non conosca pause tra mail e messaggi su whatsapp. Gli affari si fanno anche così: «Scusate se ho risposto, ma ho venduto cinque fusti». Alberto «commercializza» con i locali e i beer shop. Non solo in provincia di Varese ma anche nel basso Piemonte, a Reggio Emilia e Parma, a Roma.

MALTI E LUPPOLI: DALLE PATRIE BIRRARIE A VARESE
Elia, invece, è il birraio di cultura, di mano e di naso: ha studiato i testi sacri, mesta e gira, chiude e apre coperchi giganti in acciaio inox, controlla temperature e contatori delle accise. Pesa malto e luppoli che fanno il giro del mondo. Perché al “50 & 50” i malti provengono da Repubblica Ceca, Germania e Inghilterra e i luppoli, invece, da Germania, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Elia odora, riflette e commenta: quando lo guardi, ti accorgi che la birra è un’arte. Anche la Francia ci sa fare, e l’Italia? Le coltivazioni di luppolo non ci sono ancora, «ma – sottolinea Alberto – qualcuno ci sta provando e magari, prima o poi, ci potrà essere la possibilità di produrre una birra con luppolo autoctono».


Insomma si sta lavorando per introdurre lo stile Italian Pils, con note più aromatiche. Poi facciamo anche birra con luppolo fresco, il fresh hop, appena raccolto: una parte è esiccato al momento mentre un’altra è ancora verde». «Tutto questo – interviene Elia – perché il luppolo è veramente una bella pianta: con i suoi polifenoli, è un antiossidante naturale». Uno “stile italiano”, però, c’è già: con la birra alle castagne e con la Italian Grape Ale, prodotta unendo l’uva al mosto di birra.

VIA IL NASO DAL BICCHIERE E RILASSATEVI
Nel frattempo, la qualità del “50 & 50” è stata premiata anche al Beer Attraction di Rimini: «Terzo premio al contest “Birra dell’anno” con la Mr. Crocodile, categoria “lager luppolate”. Si tratta di una birra a bassa fermentazione, fatta con luppolo australiano, a basso grado alcolico e di ispirazione tedesca». In una sola parola, «beverina». E’ questo l’aggettivo che i due utilizzano maggiormente quando si tratta di definire ciò che fanno nel loro laboratorio in Valle Olona perché, come sottolinea Elia, «nelle nostre produzioni seguiamo le principali scuole di pensiero (tedesca, inglese, belga) e quindi siamo in grado di presentare un’ampia gamma di stili birrari che ingloba provenienze dalle diverse patrie della birra. Una bevanda che considero un mezzo di aggregazione sociale: incontri gli amici, parli, bevi. Purtroppo, il consumatore di birra artigianale a volte la assaggia solo per trovarne i difetti. Un consiglio: togliete il naso dal bicchiere e rilassatevi».

FARE IMPRESA E’ DURA MA PER LA BIRRA… SI FA
I due lo hanno fatto quando hanno capito che l’home-brewer non bastava più, così da un impianto semi professionale da novanta litri hanno fatto il salto lasciandosi ispirare dal Birrificio Italiano di Lurago Marinone, in provincia di Como. Quella che Alberto definisce una «malsana decisione, perché fare impresa in Italia è quasi impossibile: ci vorrebbe sempre qualcuno alle tue spalle che riempie le casse per permetterti di sperimentare con calma», si è trasformata in una sana avventura. Che ha preso il via principalmente con i capitali propri dei due amici. Ricorda Alberto: «Io avevo quattordici anni e lui sedici: Elia era già appassionato di birra fatta in casa, ma io non l’ho mai bevuta. Poi la vita ci ha diviso, e una volta ritrovati mi sono affiancato a lui ed ho iniziato a “farmi il palato”. Sì, ho bevuto tanta birra: è l’unico modo per capire come si deve fare e come si può correggere ciò che non piace».

ARTIGIANI NELLO SPIRITO E NELLA SOSTANZA
Gli impianti a fiamma sono un must del birrificio artigianale di via Merano, e contrariamente a quanto si possa pensare non «caramellizzano le birre; anzi se ne ottengono di molto delicate», dicono i due che, lo scorso anno, sono arrivati ad una produzione di settecento ettolitri e sono pronti ad aumentare la loro performance concentrandosi sulle dieci tipologie di prodotto che li ha fatti conoscere: la Django, la Man Bassa, la Tripel, la Hangman, la Be-Bhop. E ovviamente la Mr. Crocodile.

Con un obiettivo sul quale insistono entrambi: «Quando siamo partiti, ci muoveva quel senso di indipendenza che conserviamo tutt’ora. Allora si trattava di autonomia economica; oggi di mantenere saldo il nostro impegno su un prodotto e su un’attività che vogliamo restino artigianali nello spirito e nella sostanza». E’ per questo che da quel 2014, due birre del “50 & 50” sono uscite di produzione: «L’attenzione ai cambiamenti è fondamentale e gli ingredienti utili per la birra seguono, in parte, le stesse regole dei vigneti: molto dipende dalla terra. Se i sentori limonosi si trasformano in cocco, noi molliamo. Perché in quel prodotto non ci riconosciamo più».

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