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Home Le scuole formano, le imprese assumono: una formula non scontata

Le scuole formano, le imprese assumono: una formula non scontata

Meccanica#RassegnaStampa

LE PROFESSIONALITA’ CHE SERVONO ALLE IMPRESE
L’insistenza, a volte, è una fra le poche armi a propria disposizione. Insistere, però, con la consapevolezza di chi fa impresa, di chi vuole crescere come imprenditore e di chi vuole dare un futuro alla propria azienda. Davide Galli è presidente di Confartigianato Imprese Varese ma anche titolare di un’impresa di meccanica. Quindi parla della «mancanza di figure professionali» perché l’esperienza l’ha vissuta, e la vive, in prima persona. Interviene, il presidente, nello Speciale Lavoro del quotidiano “La Prealpina”. E dice: «Da tempo, come Associazione, segnaliamo quelle opportunità che nessuno o pochi sanno cogliere, soprattutto per l’assenza di requisiti, esperienza o adeguata formazione. In un caso su 4, le aziende non trovano le professionalità di cui hanno bisogno».
A sostenere questa posizione non intervengono solo i dati del Rapporto Excelsior (che registrano un disallineamento nelle dinamiche dell’occupazione) e di Unioncamere, ma anche quelli dell’Osservatorio Mercato del Lavoro di Confartigianato Varese: «Il tema accomuna l’intero territorio: da Nord (nelle valli del luinese il problema è reso ancora più critico dalla fuga di professionalità in Canton Ticino) a sud. I comparti più bisognosi di manodopera sono la meccanica di produzione, chimica e gomma plastica». Ma il punto è sempre lo stesso. Continua Galli: «Da un lato si ha la crescente richiesta da parte delle imprese, complice il ricambio generazionale che impone al loro interno; dall’altro c’è una carenza di giovani professionisti, sia per motivi di carattere demografico che per orientamento scolastico». Le possibili soluzioni? Si dovrebbe partire da qui: spingere su una reciproca e decisiva conoscenza tra mondo della formazione e della produzione. Solo recependo le reciproche necessità è possibile offrire opportunità occupazionali concrete ai ragazzi che frequentano le scuole secondarie superiori.

LASCIATE FARE ALLE IMPRESE
Sul quotidiano “Il Mattino”, oggi compare un articolo che inizia così: «Non è vero che il nostro Paese è fermo, sta camminando nella direzione opposta rispetto al virtuoso sentiero della crescita economica e al necessario recupero di competitività internazionale». La “mazzata” è evidente: ad inizio anno è aumentata la spesa pubblica per Previdenza e Assistenza (dal 22,8% al 23,6%), si contrae la produzione industriale, frenano gli investimenti e l’export, sale il debito pubblico (quasi 2,4 mila miliardi di euro). Istat, Inps e Unioncamere comunicano dati preoccupanti sull’occupazione. E sui fabbisogni occupazionali delle imprese: domanda e offerta non si incontrano, al Nord come al Sud. I giovani sono nella “terra di mezzo”: su più di 1 milione di possibili contratti orientati sugli under 30, poco meno della metà risulta difficile da reperire, con punte del 65% per gli specialisti nei settori dell’informatica, della chimica e della fisica. Rispetto a gennaio 2019, l’occupazione è in leggero calo (-14mila unità) e il tasso di occupazione scende al 58,6% (-0,1%). Tale riduzione è dovuta esclusivamente ai dipendenti (- 44mila), mentre sono cresciuti gli indipendenti (+ 30mila). Anche le persone in cerca di occupazione aumentano rispetto il mese precedente di 34mila unità (+ 1m2%), con tasso di disoccupazione che passa dal 10,5 al 10,7%. Si chiede il giornalista: cosa fare? Risposta: «La ricetta è sempre la stessa: più investimenti, crescita dimensionale delle imprese per essere messe in grado di innovare, di esportare, di creare occupazione, vera priorità del Paese».

HA PRESO IL VIA LA FATTURA ELETTRONICA BRITANNICA
La notizia si legge su Italia Oggi: «Dal 1° aprile è stata avviata la fatturazione elettronica in Uk. Tutte le imprese con partita Iva che fatturano più di 85mila sterline dovranno conservare i propri registri digitalmente e presentare la propria dichiarazione Iva utilizzando sistemi online». Al programma si sono registrate più di 100mila imprese. Durante il rpimo anno del programma “Making Tax Digital”, sarà adottato un approccio soft alle sanzioni: nessuna multa verrà applicata su errori di archiviazione o registrazione se le aziende dimostrano di fare il loro meglio per rispettare il processo di transizione. «Tuttavia – prosegue il quotidiano – le sanzioni resteranno possibili in caso di non conformità intenzionale al fine di salvaguardare la transizione».

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