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L’impresa li cerca ma non li trova: che fine hanno fatto i tecnici in provincia?

Davide GalliLe imprese lo ripetono da qualche anno e i dati statistici lo confermano: il mercato del lavoro è disallineato. Ovvero, in un caso su quattro domanda e offerta hanno difficoltà a incontrarsi, provocando quello che in gergo tecnico viene definito mismatch.

L’ennesima controprova dell’acutizzazione di un problema al quale è ad oggi ancora difficile porre un argine arriva dal Rapporto Excelsior 2018 diffuso il 27 marzo scorso secondo il quale, nel 2018, il disallineamento è arrivato a toccare il 26%, superando di cinque punti la percentuale del 2017. Va anche peggio quando il raffronto riguarda i giovani: in questo caso, del milione e 267mila contratti per le quali le imprese si sono dette orientate preferibilmente verso gli under 30, nel 28% delle circostanze le richieste e le competenze dei lavoratori non si sono incrociate.

IMPIANTI E MANIFATTURIERO I PEGGIORI
Risultato: niente assunzioni, disoccupazione e imprese impossibilitate a crescere e ad aumentare la produzione anche in provincia di Varese, e in particolare nei settori impianti e manifatturiero, dove la specializzazione del territorio è ai massimi livelli. Specialisti di saldatura elettrica, elettrotecnici, saldatori e tagliatori a fiamma, tecnici elettronici, attrezzisti di macchine utensili, meccanici e montatori di apparecchi industriali termici, idraulici e di condizionamento, ingegneri energetici e meccanici ed elettrotecnici: sono queste, secondo il Rapporto Excelsior 2018, alcune delle professioni più difficili da reperire.

«Un dato sovrapponibile a quello che emerge trimestralmente dal nostro Osservatorio per il Mercato del Lavoro – conferma il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli – Un problema che, in particolare nelle Valli e nel Luinese, è reso anche più critico dalla fuga di professionalità presenti verso il Canton Ticino».

lavoro-giovaniUn combinato disposto ad altissimo rischio per le aziende, «tanto che assistiamo, proprio in quelle zone, al progressivo impoverimento produttivo» continua Galli. Di qui la scelta di Confartigianato Imprese Varese di agire a livello legislativo con la presentazione di un progetto di legge (oggi depositato alla Camera) in grado di arrestare la desertificazione produttiva attraverso un aumento del netto in busta a favore di quanti scelgono di rimanere nelle aziende italiane con sede entro i venti chilometri dal confine. E un contestuale intervento in ambito formativo e di riqualificazione del personale.

«Il tema accomuna comunque l’intero territorio» ammette Galli, che ricorda i comparti produttivi più forti e quindi più bisognosi di manodopera: meccanica di produzione, chimica e gomma plastica. In flessione il tessile, che comunque continua ad assorbire professionalità.

SCUOLA E IMPRESE: MANCA IL DIALOGO
«Ad acutizzare anno dopo anno il mismatch a Varese è una combinazione di fattori che provo a sintetizzare: da una parte abbiamo la crescente richiesta da parte delle imprese, complice il ricambio generazionale che si impone al loro interno. Dall’altra c’è una carenza di giovani professionisti, sia per motivi di carattere demografico che per orientamento scolastico». Istituti tecnici e professionali, ma anche Its (Istituti tecnici superiori, ai quali è possibile iscriversi una volta conseguito il diploma), faticano di fatti a rispondere appieno alla domanda delle Pmi tanto che, ricorda il curatore dell’Osservatorio per il Mercato del Lavoro di Confartigianato Imprese Varese Giulio Di Martino (contrattualistica e bilateralità), «per alcune specializzazioni, specie nel settore della meccatronica, i giovani vengono intercettati dalle imprese ancora prima del diploma».

IMPARARE A CONOSCERSI
«Nell’ambito universitario, la situazione sta invece migliorando – annota Galli – Lo scorso anno, infatti, dalle cifre dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) è emerso che negli anni compresi tra il 2010 e il 2018, i nuovi ingressi nelle università italiane sono cresciuti dell’1% e, soprattutto, sono aumentate dell’11,5% le immatricolazioni alla facoltà di ingegneria».

Tuttavia, persino su questo fronte le difficoltà non mancano dato che i giovani con alta formazione tecnica sono fondamentali per accompagnare le aziende nei processi di digitalizzazione legati a Impresa 4.0.

Cosa fare per tentare di contenere la portata del disallineamento? «È decisiva la conoscenza reciproca tra mondo della formazione e della produzione: solo recependo le reciproche necessità è possibile offrire opportunità occupazionali concrete ai ragazzi che frequentano le scuole secondarie superiori» rimarca Galli, ricordando come – ad esempio – le porte delle aziende italiane sarebbero spalancate per 300mila addetti al comparto meccanico che, purtroppo, ad oggi è impossibile trovare. «E neppure il personale straniero arriva a compensare le carenze, come dimostrano i dati dell’Osservatorio per il Mercato del Lavoro, che ha certificato anche lo scorso mese di gennaio la bassa percentuale di addetti (13,08% del totale dei lavoratori dipendenti contro il 13,05% del dicembre 2017) presenti nelle Pmi locali» sottolinea Di Martino.

NESSUNA MARCIA INDIETRO SULL’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO
Un altro canale di avvicinamento tra giovani e comparto produttivo è l’alternanza scuola-lavoro, «che consente a molti ragazzi di scoprire e apprezzare ciò che offre la provincia dal punto di vista occupazionale». Anche per questo Confartigianato Imprese Varese, attraverso il presidente Galli, insiste da sempre perché non vi siano ulteriori arretramenti da parte del Governo nel sostenere con forza tali processi all’interno delle scuole. «Infine, è fondamentale la relazione con amministrazione provinciale e Ufficio scolastico provinciale, affinché le specializzazioni tecniche e professionali si avvicinino alle richieste provenienti dalle imprese».

Per fornire indicazioni utili alle istituzioni competenti (tra le quali c’è da annoverare Regione Lombardia) e, al contempo, aiutare giovani e famiglie, «abbiamo scelto di rilanciare con forza l’Osservatorio per il Mercato del Lavoro».

«Chiudo ricordando che l’occupazione in provincia garantisce stabilità nel momento in cui domanda e offerta si incontrano: basti pensare che a dicembre 2018 i lavoratori con contratto a tempo indeterminato rappresentavano l’89,88% del totale con un incremento percentuale pari allo 0,5% rispetto a dicembre del 2017. In flessione il tempo determinato (- 4,08%)».

Bene anche l’occupazione giovanile (+5,12% dei giovani di età compresa tra 18 e 25 anni nel 2018 rispetto al 2017). Tutto, alla fine, torna, perlomeno in tre casi su quattro. Gli altri rimangono un problema da risolvere con urgenza.

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