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Piccole oggi è difficile: i consigli di Zingales sul nuovo magazine Imprese e Territorio

imprese-e-territorio-new_n-02-2019Torna il magazine bimestrale di Confartigianato Imprese Varese e si presenta a cavallo tra presente e futuro. Da un lato, con il focus sull’indagine “La Provincia di Varese, scenari di futuro” , che rappresenta le possibili evoluzioni del nostro territorio, e dall’altro attraverso inchieste e approfondimenti che, dall’Europa al Canton Ticino, illustrano le parole chiave dello sviluppo imprenditoriale e le sfide che ci attendono. Un viaggio nella realtà che iniziamo oggi con l’economista Luigi Zingales, che alle Pmi parla chiaro: è sempre più difficile essere piccole imprese. CONSULTA QUI il MAGAZINE COMPLETO

 

catturadi Marilena Lualdi
Siamo un Paese debole. E, per crescere veramente, bisogna azionare delle leve che non hanno effetto immediato ma sono determinanti per un futuro più forte. Luigi Zingales, di recente intervenuto al workshop “Lo scenario dell’economia e della finanza” di The European House – Ambrosetti, è economista, professor of Entrepreneurship and Finance all’Università di Chicago Booth School of Business.

Approfondiamo con lui alcuni punti messi a fuoco a Cernobbio, ma facciamo anche uno zoom sulle piccole imprese.

Perché in una visione di fragilità così diffusa sono queste che pagano in prima battuta il prezzo più alto. Cosa serve per garantire il loro futuro? Piccolo è bello, ma è ancora possibile in uno scenario globale? «Oggi il mondo sta andando in quella direzione – afferma il professore – per cui è sempre più difficile essere piccole imprese. Però ciò che si può fare è puntare sulle reti, allora ci si può muovere in questo contesto».

Fa poi un esempio: «Guardiamo il food italiano. Oggi le imprese fanno cose meravigliose, abbiamo prodotti di eccellenza. Quello che consiglierei io è di unirsi, con un taglio cooperativo: ciò eviterebbe che i margini andassero a terzi, che siano i colossi della Rete o Eataly, per fare un esempio».

Anche perché oggi esiste una opportunità che si chiama internet. Opportunità, ma appunto anche pericolo, luogo dove poi prevalgono i grandi. Il che è un controsenso, perché si tratta di una formula accessibile. «Anche qui tuttavia – rileva Zingales – quando si parla di vendite attraverso Internet, basta che un gruppo di produttori si unisca, un computer decente e si può cogliere l’occasione. Non ci vogliono miliardi. L’aspetto rilevante dei nostri tempi è questo. La tecnologia è nelle possibilità di queste aziende, forse loro non se ne rendono conto, non sanno come fare. Ma anche le associazioni di categoria e il pubblico dovrebbero favorire tutto ciò».  E a proposito di pubblico, cita un esempio: «A Chicago, per rispondere a Uber, il sindaco ha creato un’area taxi che faccia la stessa cosa. Si può fare facilmente, occorre solo che si coordini. Visto che ormai il Governo non ha i soldi, queste cose almeno si possono fare».

Un discorso che vale anche per l’ancora di salvezza delle micro aziende oggi: l’export. «Finché si vende in Germania o altri Paesi europei, va bene – sottolinea – ma quando aumenta la distanza fisica, da soli non si può andare. Pensiamo a quanto è successo a Dolce&Gabbana in Cina con la loro pubblicità e parliamo di un gruppo come il loro. Immaginate le difficoltà che possono trovare i piccoli in un Paese così…».

Del resto, la principale preoccupazione è rappresentata dal rallentamento che ha toccato anche Paesi inossidabili, mercati importanti o potenziale per le imprese: «C’è quello abbastanza forte della Germania, da cui dipendiamo per le nostre esportazioni. Le sorprese. La Cina sta rallentando, ma non sappiamo di quanto. Poi vediamo come va avanti la Brexit… rischiamo un salto nel buio. Ma in questo contesto il nostro Paese è debole».

(il testo completo sul magazine online)

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