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Quale futuro per le imprese, e i giovani, europei?

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CRESCONO I PRESTITI MA ANCHE LE SOFFERENZE
Lo dice il rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi): «I prestiti concessi dalle banche italiane sono aumentati dello 0,8% annuo in marzo dopo il +1,1% di febbraio». Se entriamo nel dettaglio, come evidenziato dal Sole 24 Ore, «gli impieghi al settore privato sono saliti dell’1% (+1,2% il mese precedente), così come quelli a famiglie e imprese (da +1,1% in febbraio, quando quelli alle aziende avevano visto una dinamica pari a -0,1% e quelli alle famiglie avevano fatto segnare un +2,6%). Per quanto riguarda i tassi: quello medio su finanziamenti alle società non finanziarie è arrivato all’1,43%, mentre il tasso medio ponderato sul totale dei prestiti a famiglie e società non finanziarie si è attestato al 2,58%». Per quanto riguarda le sofferenze, queste si sono attestate a 33,6 miliardi di euro nel mese di febbraio, «confermando il trend negativo già evidenziato in gennaio». Però, Abi sottolinea quanto il dato «sia in forte calo rispetto ai 54,5 miliardi di febbraio 2018 (-38,3%) e ai 77 miliardi di febbraio 2017 (-56,3%)».

QUALI FRUTTI RACCOGLIERANNO I NOSTRI GIOVANI?
Gerardo Villanacci, sul Corriere della Sera, non le manda a dire. E parte da alcuni dati: «L’Ocse annuncia l’aumento del deficit prevedendone il superamento della soglia del 2,5%, e del debito pubblico che oltrepasserà il 134%. L’Istat ha rilevato una risalita del tasso di disoccupazione che valuta giungerà al 12% entro la fine del 2019». Responsabilità della politica? In parte sì, ma il giornalista afferma «che non possiamo scaricare tutte le responsabilità sulla classe dirigente: è tempo di una severa autocritica». Per esempio per aver sottovalutato il tema del lavoro e, quindi, «la ostinata mancata presa di coscienza che migliorarne la qualità costituisce la vera leva per implementare l’occupazione, ma soprattutto la crescita complessiva del Paese. Per raggiungere questo obiettivo è indifferibile superare la tendenza, particolarmente diffusa tra i giovani di oggi, secondo la quale è possibile svolgere una attività lavorativa con successo, o anche soltanto con risultati apprezzabili, senza una rigorosa formazione». E ancora: «Se siamo giunti a questo punto, le cause sono ascrivibili in primo luogo allo scadimento del sistema della formazione scolastica». Chiusura: «Eppure i giovani non hanno responsabilità: abbiamo dato loro i frutti senza istruirli su come si raccolgono ed educarli alla cura e alla piantumazione degli alberi».

COME STIMOLARE L’INNOVAZIONE DENTRO E FUORI L’EUROPA
Simone Tagliapietra, professore alla Johns Hopkins University e ricercatore presso la Fondazione Eni Enrico Mattei, afferma sul Sole 24 Ore che «i finanziamenti statali per l’innovazione non possono garantire, da soli, lo sviluppo industriale». Il discorso nasce dal manifesto per una politica industriale europea per il XXI secolo presentato da Francia e Germania. L’idea sulla quale si basa il manifesto è questa: «In un contesto di crescente concorrenza globale, l’Europa deve unire le sue forze per rimanere una potenza manifatturiera a livello globale». Quindi ci vogliono maggiori finanziamenti pubblici all’innovazione, una revisione delle regole di concorrenza della Ue, misure di protezione per le tecnologie e le imprese del Vecchio Continente. Il punto è anche un altro: «La creazione delle condizioni per rendere commercializzabili i prodotti innovativi è più importante dei finanziamenti pubblici. Negli Usa come in Cina, la maggior parte degli investimenti per l’innovazione viene dal settore privato». Di mezzo c’è la competitività, in Europa e al di fuori di questa. Proposte: agire sul completamento del mercato unico europeo e usare in modo strategico gli appalti pubblici. Da un lato permettere alle imprese europee più innovative di accedere facilmente a un vasto mercato primario, dall’altro usare in modo strategico gli appalti pubblici al fine di «promuovere le imprese europee più innovative». Una nuova politica industriale europea? Questa: creare un mercato adatto a recepire i prodotti più innovativi e a “premiare” le imprese all’avanguardia.

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