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Reddito di cittadinanza: non tutto quello che luccica è oro. Anche in Svezia

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C’E’ IL REDDITO MA MANCA IL LAVORO
Il Reddito di Cittadinanza torna a terra. Lo scrive il quotidiano “La Repubblica”: «I tutor dei beneficiar dell’RdC sono declassati a assistenti tecnici, il case management è rimpiazzato dalla consolidata presa in carica, la working alliance e l’empowerment sono sostituiti dalle politiche attive». Inoltre non c’è traccia della «super piattaforma informatica, del patto per il lavoro e quello per l’inclusione sociale, delle tre offerte congrue, degli incentivi per le imprese che assumono chi prende il sussidio, dei controlli su requisiti e lavoro nero. Per ora nulla del complesso meccanismo di attuazione del reddito è in campo». I dati: l’Inps ha comunicato che su 806.878 richieste ne sono state lavorate 680.965. Quelle accolte sono 487.667 (il 72%); 177.422 le respinte (il 26%) e 15.876 quelle in bilico (2%).  Nel frattempo le Poste sono pronte a caricare il denaro sulle card, il che avverrà tra il 20 e il 25 aprile. Poi, entro 30 giorni, dovrebbe essere firmato il patto per il lavoro: un algoritmo dovrebbe decidere chi va, dove. Però, «manca un disegno di politiche attive. E soprattutto mancano i posti di lavoro da assegnare».

CROLLA UN MITO: ANCHE IN SVEZIA NASCONO I “FURBETTI” DEL REDDITO
Per tanti il Nord Europa è sempre stato un sogno di civiltà e correttezza: la Svezia, soprattutto. E invece il quotidiano “Il Messaggero” racconta un’altra storia: quello che a Stoccolma era il welfare perfetto, oggi sta crollando di fronte a «tentazioni e imbrogli». Il fatto: «La locale Corte dei Conti ha elaborato un rapporto secondo cui quasi 200mila persone che ricevono il contributo sociale (il Social bidrag è l’equivalente del nostro Reddito di Cittadinanza), che può arrivare fino a 1.100 euro, «non si sono messe a cercare lavoro. E’ come se in Italia ci fossero 1,2 milioni di “furbetti” del RdC». Così si scopre che anche in Svezia alcuni si stanno attrezzando: c’è il finto divorzio dal marito per prendere il reddito per donna non lavoratrice e il reddito per single mother; c’è chi dichiara di essere picchiata dal marito (ai due sussidi precedenti qui se ne aggiunge un altro più la casa pagata), c’è chi trucca i test di ingresso all’università e chi chiede falsi certificati medici: perché «il reddito di cittadinanza scatta se sei disoccupato o se per qualche ragione non puoi seguire il programma di reinserimento». E pensare che in Svezia si lavora solo dal lunedì al giovedì (alle 16.10 si va tutti a casa), con stipendio intero e «la condivisione è un mantra» (anche a costo di rimettere in discussione ogni decisione e portare l’egualitarismo ad un diritto «ipocrita e paralizzante»). Però, non tutto quello che luccica è oro…

DIGIT: UNA PIATTAFORMA PER L’EXPORT DELLE PMI
E’ stata battezzata DigItExport (www.digitexport.it) ed è la nuova piattaforma online realizzata da Promos Italia, l’Osservatorio Export digitale del Politecnico di Milano e Netcomm. L’obiettivo, come scrive Il Sole 24 Ore, «è quello di assistere e formare le imprese di tutta Italia nell’utilizzo del digitale a supporto dell’export. Ma anche e soprattutto per aiutare le imprese, in base ai mercati e ai loro prodotti di riferimento, a trovare il giusto marketplace». In sintesi, DigIt fornisce le informazioni sui trend economici dei mercati in relazione ai settori; è un motore di ricerca dei marketplace b2b e b2c di tutto il mondo per individuare il migliore; fornisce schede informative per essere guidati nell’approccio digitale sui singoli mercati. Il Politecnico ha profilato anche i marketplace più importanti con i quali dover fare i conti: non solo Amazon e Alibaba «ma anche Flipkart (India), Q0010 (Singapore), Rakuten (Giappone e Usa), GittyGidiyor (Turchia) e Jet.com, posseduta da Walmart, negli Stati Uniti». Nel 54% dei casi (il 67%, se si considerano anche i markeplace attivi nel segmento b2b), «le piattaforme possono definirsi “open”. Ciò significa che con ridotta burocrazia si riesce ad attivare facilmente una presenza su questi siti».

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