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Credito e Pmi: arriva la banca online Qonto, ma attenzione al default

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ATTENZIONE AL DEFAULT: CADERCI SARA’ PIU’ FACILE
L’Associazione Bancaria Italiana, Abi, ha siglato un protocollo guida con le principali associazioni di categoria. Tra le tante, c’è anche Rete Imprese Italia (di cui fa parte anche Confartigianato) in rappresentanza del mondo delle aziende artigiane, micro, piccole e medie. Tema, il credito. Meglio ancora, il default dell’impresa. Meglio ancora: finire in default, d’ora in poi sarà più facile. Le ragioni le spiega Italia Oggi: «Oggi le imprese vengono classificate automaticamente in default, dalla banca, se accusano arretrati di pagamento “rilevanti” per oltre 90 giorni consecutivi sulle esposizioni in essere verso il proprio istituto di credito. E per arretrato “rilevante”, secondo le nuove regole Ue, si intende un ammontare superiore a 500 euro (relativo a uno o a più finanziamenti) che rappresenti più dell’1% del totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca. Il tetto scende per le persone fisiche e le Pmi indebitate verso la stessa banca per un ammontare complessivamente inferiore a 1 milione di euro: l’importo di 500 euro è ridotto a 100 euro». Una sottolineatura da non tralasciare: «L’impresa non potrà più impiegare margini ancora disponibili su sue linee di credito per compensare gli inadempimenti in essere e, così, evitare la classificazione in default». Le nuove regole potranno essere applicate dalle banche a partire da giugno, ma si avrà tempo fino al 1° gennaio 2021. In ultimo, «le imprese dovranno rispettare le scadenze di pagamento previste da contratto per non risultare in arretrato con il rimborso dei propri debiti verso le banche». Perché se un’impresa incappa nel default, inevitabilmente genera un “effetto domino” su altre imprese a lei collegate, «esposte nei confronti del medesimo istituto».

ARRIVA IN ITALIA “QONTO”, LA BANCA CON L’ACCENTO SULLA “O”
In Francia va alla grande, ed ora sbarca in Italia. Il suo nome è “Qonto”, ed il primo istituto di credito tutto online fatta apposta per imprese (in particolare Pmi) e professionisti. Perché in Italia? Lo spiega il country manager della nuova divisione, Mariano Spalletti, al Sole 24 Ore: «L’Italia è un mercato molto simile alla Francia per il tessuto imprenditoriale con 4,4 milioni di imprese con meno di 250 addetti e un numero di startup che si avvia a superare quota 10mila». L’obiettivo di “Qonto” è questo: «Semplificare la quotidianità bancaria per le Pmi, e i professionisti, con un conto online, rapido e facile da usare. In più, oltre alla semplificazione, l’innovazione ruota attorno a un conto corrente multiutente e multicarta, che permette una gestione snella di più persone e più carte di debito, fisiche e virtuali, in maniera snella e flessibile, caratterizzato da costi chiari e trasparenti», dice ancora il country manager. In ultimo, «il conto agevola l’impresa perché offre un accesso diretto al proprio commercialista per scaricare i movimenti del conto e fatture».

CRESCE SI PUO’, MA BISOGNA TAGLIARE IL DEBITO E INVESTIRE SULL’ISTRUZIONE
Credito e banche, economia e imprese dipendono direttamente dalla salute del nostro Paese. Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, «è forse l’unico banchiere italiano che può parlare da politico», scrive il quotidiano “La Repubblica”. Perché Intesa custodisce mille miliardi di risparmi, regola pagamenti per 15 miliardi al giorno, «vede il Paese nudo». E’ forse per questo che Messina ha una ricetta per il rilancio dell’economia italiana: «Ridurre il debito pubblico per arrivare ad una maggiore crescita anche in una situazione di deficit; una crescita giusta e redistributiva che riequilibri le distanze economiche e sociali tra i 15 milioni di poveri e il resto del Paese. In ultimo, il rilancio di educazione, formazione e spese per Ricerca & Sviluppo, ambiti che ci vedono ultimi in Europa e in cui l’Italia potrebbe reinvestire parte dei 75 miliardi che spende male pagando alti interessi sul debito. Restituire risorse alle comunità è un fattore chiave per ogni business. Inoltre, dobbiamo puntare su costruzioni, turismo aeroporti e infrastrutture». E le imprese? «Nel decennio di crisi – afferma il banchiere – hanno fatto un grandissimo lavoro per diversificare i ricavi e migliorare la struttura finanziaria. Restano problemi di dimensione, ma il difetto sarebbe meno evidente se la percezione degli investitori esteri migliorasse».

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