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Dolci Sapori: da Tutto Food al mondo. Con il bignè surgelato

dolci_sapori_3C’è chi pensa la fiera come una vetrina, chi ci va per curiosità, chi la frequenta per tenere sott’occhio la concorrenza, chi per lasciarsi ispirare dalle novità del momento e chi, infine, la considera una base esterna della propria azienda. Da quest’ultimo punto prende il via la riflessione con Marchello Chini, titolare della Dolci Sapori di Gemonio presente a Tutto Food di Milano. La Fiera internazionale B2B che si chiuderà il 9 maggio, dedicata al Food & Beverage e giunta alla sua sesta edizione, è ormai considerata il palcoscenico ideale per presentare i propri prodotti al mercato nazionale e a quelli internazionali.

UN UFFICIO CHE GUARDA AL MONDO
Chini, in fiera, ci va per tutti i motivi elencati ma, soprattutto, perché «è come se avessi un ufficio distaccato della Dolci Sapori che guarda al mondo. Qui incontro i miei clienti (principalmente del Nord Italia) e, ovviamente, cerco di interessarne altri. E’ il terzo anno che partecipo a Tutto Food, il costo di iscrizione non lascia indifferenti ma so che chi passa dagli stand non è un semplice curioso. Anzi, ci viene per capire dove si sta muovendo il mercato», dice l’imprenditore. Made in Italy in testa e con una propensione per il biologico e i prodotti gluten free: queste sono le tendenze «in sensibile aumento anche grazie a tante, piccole aziende ben strutturate».

PASTICCERIA FRESCA E CONGELATA, DALL’ANIMA ETICA
Tra un cliente e l’altro, a Chini piace rimarcare l’importanza di questo evento: «Sono partito con il piede giusto, forse perché affronto le fiere con spirito ottimistico. I presupposti per fare bene ci sono e i contatti non mancano. Alcuni te li trovi allo stand dopo tanto tempo, ti chiamano e dicono: “Ti ricordi?”. Altri non ti vedono, altri ancora fanno finta di non notarti, altri ritornano. Di una cosa non bisogna dimenticarsi: il lavoro vero, in fiera, si fa da subito. Non devi mai mollare la presa. Poi, una volta tornato in azienda si va ancora alla carica. A maggior ragione se lavori nel settore della pasticceria, come fa Dolci Sapori. Dolci freschi ma anche congelati nel pieno rispetto del consumo responsabile e del rispetto per l’ambiente. Ogni fase della nostra produzione ha un’impostazione etica».

LE CERTIFICAZIONI CHE NON DEVONO MANCARE
Chini lavora da anni con Matteo Campari del servizio Export di Confartigianato Imprese Varese, e a Milano ci è andato anche grazie a questa attività ininterrotta di contatti e relazioni «con i potenziali buyer. Grazie a Matteo sono arrivato ad un buon livello, ma le trattative non chiuse si devono alla mancanza di certificazioni richieste dai mercati esteri. Per intenderci la Brc (per il mercato anglosassone) e la Ifs, che invece serve per il mercato tedesco. Ora sono in fase di certificazione, perché garantire certi standard di qualità è fondamentale. In caso contrario, sei tagliato fuori».

SVIZZERA, AUSTRIA E GERMANIA CONTRO LA CRISI
Chini «semina tanto» perché nel mondo vuole entrarci: «Nel 2008 ero in piena espansione; ora avverto qualche difficoltà. Probabilmente per il fatto che le grandi catene hanno iniziato a produrre dolci al proprio interno, personalizzandoli. Ecco perché da un lato punto sulla vendita diretta per fidelizzare i clienti privati, e dall’altro sui prodotti congelati». Svizzera, Austria e Germania sono i mercati sui quali lavorare, «anche se prima di ottenere i primi risultati, devi passare anni a coccolare i clienti. I dolci tipici italiani sono ben identificati, quindi in questi tre Paesi porterò la mia pasta di bignè con una crema particolare, poi torte classiche, meringate e profiteroles. Tutto congelato, perché le scadenze del fresco non ti portano nel mondo. Una cosa dev’essere chiara: all’estero cercano la cura nel prodotto e il gusto tutti italiani. L’aspetto artigianale è un must al quale non rinuncerò mai». Ma per farlo, Chini si deve attrezzare: «Sto cercando un ragazzo che voglia sfidare sé stesso in questo campo, ma deve sapere dove cercare i clienti in base alle loro esigenze. All’estero esistono grossisti di diverse dimensioni che potrebbero essere ricettivi nei confronti dei miei prodotti: so che ci sono, ma non so dove».

TERRITORI, TRADIZIONI E RETI
L’imprenditore di Gemonio si trova nel posto adatto. Il perché lo dice Matteo Campari: «Tutto Food non è solo proiettata sull’Italia: per esempio, tra i tanti stand ci sono anche quelli di Grecia e Portogallo, che sono molto ben organizzati. L’affluenza conta numeri importanti e il Made in Italy, garanzia di salubrità, attira l’attenzione di tutti. L’Italia è la patria del “buon mangiare”, e qui l’attualità del prodotto artigianale è sotto i riflettori. E’ per questo che bisogna aprire le porte di nuovi mercati valorizzando la connotazione territoriale e la tradizione che rappresentano i prodotti, ma anche realizzando reti sovraterritoriali nelle quali coinvolgere le imprese artigiane del 100% Made in Italy».

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