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Italia sotto osservazione Ue: meno male che c’è l’attivismo imprenditoriale

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Dopo le elezioni europee, l’Italia si è ritrovata ai blocchi di partenza. E lo spread, al di sopra dei 280 punti, urla un’incertezza che è prima di tutto politica e poi economica.

PROGETTI IN ITINERE E CANTIERI CHIUSI: COSI’ L’ITALIA DEL DOPO VOTO
Il governo, la Lega invero, vuole riformare la curva dell’Irpef passando da cinque a tre aliquote dividendo i 40 milioni di contribuenti in tre scaglioni. Ma nello stesso tempo riscopre il saldo e stralcio per le società in difficoltà economica. Inoltre contribuenti e imprese, secondo quanto scrive “Il Sole 24 Ore”, «potrebbero sanare le loro posizioni (con il fisco) versando una percentuale in luogo delle maggiori imposte dovute (Irpef, Ires, sostitutive o Irap) ottenendo una copertura anche sul fronte sanzionatorio». L’intero progetto è però in itinere, quindi ci sarà da attendere. Nella buriana post-elezioni si assiste allo stop alle infrastrutture. Il quotidiano “La Repubblica” lo scrive a chiare lettere: «L’Italia è bloccata. Dal Nord al Sud alle Isole i cantieri non si aprono più. Tutto è fermo: per mancanza di risorse e per sistematici rinvii. Secondo un rapporto redatto dall’Anas e consegnato ieri alla Commissione Trasporti del Senato, ci sono 202 opere pubbliche che il precedente governo aveva programmato di appaltare entro il 2019 e che ora sono state rinviate al 2020 o 2021. La somma degli importi delle 202 opere ferme arriva a 16,3 miliardi di euro». Per la nostra economia, sarebbe una bella boccata d’ossigeno.

FMI, COMMISSIONE EUROPEA, STATI UNITI: L’ITALIA ALL’ANGOLO
Che invece non c’è. Anzi: la Commissione europea richiama il nostro Paese, con una richiesta di chiarimenti, per «capire le ragioni del nuovo controverso aumento del debito pubblico tra il 2017 e il 2018», scrive “Il Sole 24 Ore”. Cosa dice la Commissione? Semplicemente che l’Italia non ha effettuato progressi sufficienti nel corso del 2018 per rispettare il criterio del debito, e i fattori rilevanti devono essere chiariti. La replica del governo italiano dovrà arrivare a Bruxelles entro domani. In caso contrario, si rischierebbe una procedura di infrazione. Ma non c’è solo l’Europa a costringere l’Italia all’angolo: gli Stati Uniti hanno messo l’Italia sotto osservazione «inserendola nella lista dei partner commerciali che minacciano di creare problemi» si legge su “La Stampa”. Gli allarmi, condivisi anche dal Fondo Monetario Internazionale, nascono dal fatto che l’Italia – secondo gli americani – «non ha avviato riforme strutturale per rafforzare la crescita di lungo termine, ridurre l’alta disoccupazione e il debito pubblico…La competitività italiana continua a soffrire per la stagnante produttività e i crescenti costi del lavoro. E’ essenziale che il governo italiano intraprenda riforme strutturali per affrontare le sue rigidità, aumentare la competitività e il potenziale di crescita».

EPPURE, L’ITALIA CRESCE IN EUROPA: PMI ATTIVE SUL FRONTE INNOVAZIONE
Tra mille tira-e-molla, non si capisce come le imprese italiane – dalle Pmi in su – riescano ancora a tenere testa alle frizioni economiche e alle tensioni che minano il loro lavoro quotidiano. Probabilmente è un fatto di fiducia: l’indice che la misura, secondo l’Istat, è aumentato nel mese di maggio passando da 110,6 a 111,8. L’evoluzione positiva la si ritrova anche tra gli imprenditori: l’indice passa dal 98,8 al 100,2. Per quanto riguarda le imprese, il livello di fiducia migliora «soprattutto nelle prospettive dei livelli di attività». Infatti, scrive il presidente di Confartigianato Imprese Giorgio Merletti su “Il Giorno”: «Le Pmi continuano ad innovare e sperimentare: secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato, nel triennio 2014-2016 il 45,6% delle piccole imprese ha introdotto innovazioni di prodotto o di processo, organizzative o di marketing, segnando un aumento di 4,3 punti rispetto al 41,3% rilevato due anni prima. Nell’ultimo biennio, inoltre, la spesa in innovazione dei piccoli imprenditori, calcolata in media per addetto, è aumentata del 34,8%, ben 9 punti sopra al +25,8% della media delle imprese e supera del 15,6% quella delle grandi aziende con 250 addetti e oltre».

INFATTI, QUALCOSA STA ACCADENDO
Su “La Stampa”, Mario Deaglio fa un’analisi di quello che succedendo in questi giorni: «La notizia dell’acquisto di Mediaset di poco meno del 10% del colosso televisivo tedesco Prosieben non è un avvenimento di interesse limitato ai tecnici della finanza o della comunicazione. Viene infatti pochi giorni dopo gli annunci di prossimi accordi tra FCA e Renault, della “pace” ai vertici Essilor-Luxottica e potrebbe essere seguito in tempi molto brevi dall’accordo definitivo di Fincantieri con i francesi Naval Group». Cosa si capisce da queste mosse? «Che nel “grande gioco” dell’economia europea e dell’economia globale, le imprese italiane non sono soltanto “pedine”: stanno diventando invece degli attori importanti». E se è vero che dopo le elezioni di domenica «l’Italia rischia l’isolamento politico in Europa non essendo sostenuta dai supposti “amici”, ossia i “sovranisti” di altri Paesi, nel momento di messa a punto nel nuovo profilo delle istituzioni europee e della Bce, è anche vero che a questa solitudine fa da contrappunto un’intensa partecipazione italiana a trattative di strategia aziendale e di attivismo imprenditoriale».

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