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Home Qualità, semplicità, innovazione: a Tutto Food i cinesi mangino la “non pasta” di Varese

Qualità, semplicità, innovazione: a Tutto Food i cinesi mangino la “non pasta” di Varese

Fontane di cioccolato, caviale, serre idroponiche, birra artigianale, salumi pregiati. Questo e molto altro è stato Tutto Food Milano, fiera internazionale B2B dedicata al mondo del food and beverage e terminata il 9 maggio. Moltissimi i prodotti presentati nei quattro giorni di manifestazione dagli oltre 2mila brand, provenienti da 43 Paesi. Finita la fiera, è l’ora di tirare le somme. Cosa richiedono i clienti, soprattutto stranieri, dal cibo italiano? Il Made in Italy è ancora garanzia di successo?

legu-3«I clienti, soprattutto quelli cinesi, chiedono un prodotto sano e che sia fatto in una certa maniera. Ho notato un grandissimo apprezzamento per la nostra artigianalità e attenzione per i pochi ingredienti che usiamo in produzione. Il fatto che i legumi li presentiamo sotto un’altra forma, ma utilizzando in aggiunta solamente acqua, è stato molto apprezzato». Elisa Neri di Legù, pastificio di Albizzate che produce alimenti fatti interamente con farina di legumi, è stanca ma felice.

La incontriamo l’ultimo giorno di manifestazione, all’interno di Seeds&Chips, il summit internazionale dedicato alla food innovation e ospitato nei padiglioni 8-12. Anche questa kermesse è quasi finita e tra poche ore sarà il momento di smontare lo stand.

legu2L’entusiasmo è evidente. «Quest’anno è andata davvero bene, è stata una sorpresa. I contatti sono stati veramente molto buoni, specialmente con l’estero. Sto parlando di Israele, Cina, Emirati Arabi, che apprezzano molto il Made in Italy». Neri sottolinea che uno dei punti di forza di Legù è sempre stata la filiera totalmente italiana. «Credo che il Made in Italy debba continuare ad essere molto valorizzato, in maniera anche sincera, partendo dalle materie prime».

Il Made in Italy, però, non basta. Per vendere cibo all’estero ci vogliono anche innovazione (un chiaro esempio è proprio Legù) e le giuste certificazioni. Lo ricorda Marcello Chini, titolare della pasticceria Dolci Sapori di Gemonio, che partecipa alla fiera da ormai tre anni: «Indispensabile per affrontare il mercato estero è la certificazione di qualità, Brc per il mercato anglosassone e Ifs per quello tedesco. Noi in azienda ci siamo già attivati per portarle a termine, perché senza di quelle rimaniamo in stand by con alcuni clienti, che apprezzano molto i nostri prodotti, ma ai quali non possiamo ancora vendere niente».

tuttofood1Puoi avere il dolce più buono del mondo, italiano al 100%, biologico e innovativo, ma senza le giuste certificazioni ti perdi una consistente fetta di mercato. E questo è un peccato. Chini sta puntando soprattutto su Svizzera, Austria, Germania e Inghilterra. E confida quasi stupito che «si sono mostrati interessati anche alcuni orientali, probabilmente giapponesi, che hanno apprezzato molto i nostri biscotti Brutti e Buoni». Chissà che a breve, andando a Tokyo, non si veda qualcuno per strada sgranocchiare i tipici dolci varesini, ovviamente made in Italy by Dolci Sapori.

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