Cerca:
Home Trump: dopo la Cina, l’Europa? Indotto Pmi a rischio

Trump: dopo la Cina, l’Europa? Indotto Pmi a rischio

foto_donald_trumpDAZI USA: ALLARME ROSSO ANCHE IN EUROPA. MINACCIATO L’INDOTTO DELLE PMI
Donald Trump lo ha fatto, anche questa volta, seguendo uno schema consolidato: sono bastati due tweet per far crollare le borse e mettere in allarme non solo la Cina ma anche l’Europa. Ebbene sì: i dazi che il presidente americano imporrà su 200 miliardi di dollari di export cinese scatteranno alla mezzanotte e un minuto di venerdì. Dal 10 si passerà al 25%. Da sottolineare che attualmente gli Stati Uniti importano dalla Cina beni per un totale di 500-520 miliardi. Di questi, 50 miliardi sono gravati da dazi al 25% (partiti la scorsa estate) e 200 miliardi sono tassati al 10%. Ora, anche a questi 200 miliardi sarà imposta l’aliquota del 25%.

Fa sapere il Sole 24 Ore: «L’Ufficio del rappresentante speciale al commercio (Ustr) invita le aziende americane interessate a chiedere l’esenzione dei dazi se viene provato che le tariffe più alte danneggiano il loro business. Procedura già seguita per i dazi su acciaio e alluminio. L’aumento dei dazi riguarda prodotti della pesca, carne, alimentari confezionati, metalli, prodotti chimici, plastiche, gomme, cuoio e derivati. Per ora restano sospese le nuove tariffe minacciate su altri 325 miliardi di esportazione cinesi, tra le quali figurano le scarpe e l’abbigliamento sportivo e anche l’elettronica di consumo». Pechino non starà a guardare. Anzi, le contromisure sono già state studiate: un minuto dopo il lancio di Trump, la Cina ha annunciato i contro-dazi per colpire le esportazioni Usa su soia e riso.

Nel frattempo, la decisione di Trump non piace neppure all’Europa. A maggior ragione da quando, il 6 maggio, ha preso il via l’indagine da parte del Dipartimento del Commercio Usa sulla proposta di mettere i dazi alle importazioni per una lunga lista di prodotti provenienti dai Paesi comunitari. Secondo alcune valutazioni, per effetto dei dazi l’Italia potrebbe perdere lo 0,3% di Pil. Ad interessare il presidente del “più grande mercato del mondo” (gli Usa), non è solo il settore agroalimentare italiano: gli States si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna.
Le minacce potrebbero colpire aerei ed elicotteri (fusoliere e carrelli d’atterraggio più altri componenti) realizzati in Germania, Spagna, Francia e Regno Unito. Commenta “Il Mattino”: «Ciò comporta, di riflesso, un’ulteriore flessione delle nostre esportazioni che, come si sa, sono strettamente collegate con l’attività industriale» su territorio tedesco. L’indotto, non solo delle grosse industrie ma anche quello rappresentato dalle tante piccole e medie imprese coinvolte nella produzione di particolari, ne soffrirà. Alla lista si aggiungono anche prodotti dell’industria tessile, della plastica e della carta.

Però, nella patria del “buon mangiare” non si può non drizzare le antenne e far scattare l’allarme rosso. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, «la black list dei prodotti europei da colpire con dazi ha un importo complessivo di 11 miliardi di dollari e comprende anche importanti prodotti agricoli e alimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite. Nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è finita circa il 50% degli alimentari e delle bevande Made in Italy esportate in Usa dove, nel 2018, si è registrato il record per un valore di 4,2 miliardi (+2%)».

Gli Stati Uniti, principale mercato di sbocco dell’agroalimentare Made in Italy al di fuori dai confini comunitari, giocano duro: il vino sarà il prodotto più danneggiato (valore delle esportazioni, nel 2018, 1,5 miliardi di euro) ma anche olio d’oliva e i formaggi italiani non passeranno momenti felici. Il primo, lo scorso anno, ha raccolto 436 milioni di esportazioni, mentre i secondi sono arrivati a 273 milioni. Nel frattempo, oggi la delegazione cinese guidata dal vicepremier Liu He arriverà a Washington: per negoziare. Ha commentato Trump: «Vedremo, ma sono molto contento che oltre 100 miliardi di dazi riempiano le casse degli Stati Uniti».

COSA NE PENSANO GLI ITALIANI?
Lo dice una ricerca Censis – Conad: i cittadini italiani sono pienamente contrari «a dazi e guerre commerciali. Inoltre, il 66,2% degli intervistati non intende abbandonare l’euro e il 65,8% è contrario a un’uscita dell’Italia dall’Unione Europea». A pubblicare i risultati dell’analisi dal titolo “Verso un immaginario collettivo per lo sviluppo. Cosa sognano gli italiani”, è il quotidiano “La Repubblica”. Che sottolinea questo: «Lasciando da parte i sogni, il 55,4% del campione denuncia un peggioramento della condizione economica rispetto a un anno fa; il 36,7% definisce la propria situazione stabile, mentre solo il 7,7% parla di miglioramento. Gli italiani hanno già deciso: siamo in recessione, e chi ha un reddito più basso lo percepisce ancora di più». E i dazi americani, se veramente dovessero colpire anche i Paesi europei, non migliorerebbero la situazione. Anzi…

TORNA SU