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Home A lezione in azienda s’impara il mestiere: Gilegno e Gimac, due modelli da imitare

A lezione in azienda s’impara il mestiere: Gilegno e Gimac, due modelli da imitare

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Ce n’è un gran bisogno. Di giovani, anche giovanissimi, che dimostrino interesse e passione nell’apprendere quelle competenze che un giorno li condurranno direttamente nel mondo del lavoro. Nel mondo delle imprese. Perché se oggi si parla di figure 4.0 indispensabili per lo scatto delle aziende nella digitalizzazione, è anche vero che si parla della perdita di quelle professionalità che, se non dichiaratamente tecnologiche, riescono nell’intento di miscelare la tecnologia alla tradizione.
Con modalità diverse, in settori altrettanto differenti, Daniele Grossoni (cotitolare della segheria Gilegno di Somma Lombardo) e Simone Maccagnan (cotitolare della Gimac di Caronno Varesino, azienda leader nel settore delle macchine per il biomedicale) lavorano con le nuove generazioni partendo, a volte, da prospettive diverse ma non divergenti. Il punto di partenza è lo stesso: costruire con le scuole – siano medie, superiori, università ma anche elementari – un rapporto propositivo, fattivo e capace di formare quelle competenze che servono tanto ai cosiddetti “antichi mestieri” (ma di antico non c’è più nulla, anche in una bottega di calzolaio) quanto in quelli del futuro prossimo.

GROSSONI: «IN AZIENDA PER “FARE IL FALEGNAME”»
img_2692Grossoni, alcuni giorni fa ha aperto la sua azienda ad un gruppo di dieci studenti (dal primo al terzo anno delle medie) della scuola di falegnameria dell’Agenzia Formativa di Luino. Potrebbe essere curioso che le nuove generazioni si rivolgano a un settore non certo incoraggiato dai pregiudizi sui lavori artigianali. E invece se il titolare di Somma Lombardo si è meravigliato, i ragazzi sono rimasti affascinati. Anche perché all’Agenzia Formativa di Luino c’è l’intenzione di dare il via ad un progetto 4.0: niente di meglio, niente di scontato. L’artigianalità è un modo di pensare la qualità del lavoro; processi e prodotti sono tutti futuribili. Anche per chi vede il proprio domani «fatto di legno».

Daniele Grossoni ha giocato a carte scoperte: «La prima lavorazione del legno – ha detto ai ragazzi – si fa in segheria. Ma non si fa nulla se non si è disposti a sacrificare tempo e risorse. Chi sta seguendo un percorso di alternanza scuola-lavoro sa di cosa sto parlando: un ragazzo tra quelli che sono venuti in azienda andava alcuni giorni la settimana da Luino a Besnate per imparare il lavoro in una falegnameria. Il sacrificio, appunto».

Poi la passione, che è «il motore di tutti i giorni. Tra curiosità e titubanze, i ragazzi hanno reagito. E chiesto: come si fa a capire se un legno è stagionato oppure no? E se un legno ha le caratteristiche giuste per essere lavorato?».

img_2683L’anima del legno va «spaccata» per evitare ulteriori rotture, le teste del legno si colorano per non farlo crepare, sulla parte centrale si posizionano le regge per bloccare la crepa. Poi ci sono il rovere e il frassino, il castano e il pioppo. La paura del tarlo e la stagionatura: «Chi vuole lavorare il legno deve sapere che ha a che fare con una materia viva e deve capire che se ormai si pialla con le macchine, la mano ha una sua intelligenza», prosegue Daniele Grossoni.

Quindi l’impresa diventa scuola, perché è conoscendo il lavoro all’interno di un’azienda che «un giovane impara e matura non solo le sue conoscenze ma, magari, anche la consapevolezza di diventare, un giorno imprenditore. Un lavoro bellissimo».

MACCAGNAN: «INNAMORATO DEI ROBOT, SOSTENGO I BAMBINI DI VICENZA»
foto_7I più piccoli frequentano le scuole elementari; quelli più grandicelli sono già alle medie. Tutti, però, hanno a che fare con la robotica. In provincia di Vicenza e grazie al coordinamento del professore Bruno Bruna. Simone Maccagnan scommette sul futuro e lavora con alcuni fra i più grandi designer del mondo in un progetto chiamato «guiltless plastic». Con la robotica ha a che fare tutti i giorni, e quando ha scoperto che ad Arzignano, la capitale delle concerie, un professore era riuscito ad appassionare così tanti studenti in qualcosa che, solitamente, è laborioso, complesso e forse per alcuni noioso, non ci ha pensato un attimo: «La distanza chilometrica che ci separa potrebbe forse essere un ostacolo, ma credo fermamente in questo progetto e così ho deciso di sostenerlo con una piccola donazione».

foto_2Piccola ma importante, perché i collaboratori del domani li si cresce oggi: divertendosi. Inutile mentire: Simone Maccagnan si augura che l’esperienza vicentina possa essere presa a modello anche in provincia di Varese, ma bisogna «saper tenere i ragazzi, armonizzare il gruppo, trasmettere e condividere la meraviglia della scoperta come se fosse un gioco», dice il titolare della Gimac. Il corso di robotica ad Arzignano, per gli alunni che vanno dalla quarta elementare alla terza media, ha portato l’Arzignano robotic team a piazzarsi nono su duecento partecipanti alle gare nazionali di robotica con i lego.

«Un successo importante – prosegue l’imprenditore – perché per la robotica servono paradigmi nuovi, e sono proprio le nuove generazioni a poterli portare nelle aziende. D’altronde è difficile trovare il profilo professionale più corretto: se penso alla mia azienda, o trovi i programmatori (che però non sempre sono adatti) o gli elettronici, che però sanno operare su un Plc ma non sempre su un robot. Ciò che serve ad un imprenditore sono giovani dotati di competenze, passione e indipendenza». D’altronde, Simone Maccagnan è convinto che «la tecnologia dovrebbe sempre essere un gioco, ma servono persone come Bruno Bruna, capaci di creare un modello formativo bello e funzionale: il futuro passa anche da qui».

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