Cerca:
Home Gimac, l’azienda con il “genio di Leonardo” e la passione per i prodotti lillipuziani

Gimac, l’azienda con il “genio di Leonardo” e la passione per i prodotti lillipuziani

foto_8Il grande-grande e il piccolo-piccolo hanno entrambi un limite: non si può crescere a dismisura, ma neppure rimpicciolire fino a scomparire. Ciò che si fa alla Gimac di Castronno, però, ha molto a che fare con tutto ciò che è piccolo-piccolo: uno stuzzicadenti, a volte, è qualcosa di gigante rispetto ad un tubicino multicavità, nel quale, di condotti, ce ne sono più di venticinque. Prodotti lillipuziani.

Il biomedicale è il settore nel quale l’azienda, fondata da Giorgio Maccagnan nel 1983, è ormai considerata leader in buona parte del mondo. Simone Maccagnan, uno dei figli in azienda, si commuove quando prende per le mani un catetere pediatrico: è sottile tanto quanto un filo di cotone, ma per raccontare il know-how tecnologico che contiene si devono scomodare volumi e volumi di proprietà dei materiali speciali. «Il Genius loci del Rinascimento – afferma il giovane – sta tutto qui. Ancora in Italia, e ancora nell’artigianato e nelle piccole e medie imprese». Nell’anno in cui si celebrano i cinquecento anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, la “genialità” delle Pmi non cessa di accendere riflessioni: «L’imprenditore di oggi deve riscoprire i valori di Da Vinci e della sua epoca: il confronto aperto con tutti e l’importanza di un territorio che si fa forte attraverso la sua comunità», insiste l’imprenditore.

IL NUMERO PERFETTO E LA FORZA DELLE IDEE
E’ per questo che alla Gimac si è in meno di venticinque, e a crescere non ci si pensa. Anzi, per Simone Maccagnan il numero 25 garantisce equilibrio, solidità, solidarietà, collaborazione, comprensione. Una comunità che si muove su «tre assi» – competenze, autonomia e passione – e che porta, inevitabilmente, «ad esprimere il meglio di sé stessa perché non è semplicemente una squadra, ma una vera famiglia». Non basta: se al genio toscano dobbiamo guardare, bisogna convincersi del fatto che un’impresa «deve essere globale indipendentemente dalle restrizioni logistiche locali: superarle, significa essere ovunque con le proprie idee».

LE IDEE SONO COSE, MEGLIO NON AFFEZIONARSI
Non è un caso che la parola “idea” esca con forza dalla chiacchierata con Simone Maccagnan. Prima di tutto l’idea di suo padre Giorgio, quando decise di scommettere su sé stesso per concentrarsi sul “piccolo-sempre-più-piccolo”. Lo rimarca il figlio: «Il primo estrusore sviluppato per salvare vite, usato per produrre i primi dispositivi chirurgici microinvasivi, era composto da un motore derivato dal comparto missilistico; il riduttore dal settore spaziale, acciai provenienti sempre dal settore militare, tutti componenti molto, molto costosi. Mio padre ha avuto cuore, cervello e…tanto altro».

La forza di un imprenditore nasce dalla sua continua proiezione nel futuro: non ci trovate qualcosa di leonardesco? Se è veramente così, ha forse ragione il giovane quando dice che «le idee devono essere trattate come cose: non ci si deve affezionare. Così fece mio padre quando da micro imprenditore si trasformò in grosso artigiano, e al problem-solving aggiunse la produzione di impianti per il biomedicale. Il suo obiettivo è sempre stato quello di acquisire la fiducia di una nicchia di mercato e non di offrire un singolo prodotto. Nel tempo, i nostri impianti spesso hanno trasformato prodotti concorrenziali in prodotti vincenti».

ADDITIVE MANUFACTURING E DESIGN: PLASTICA RICICLATA, MA NON SOLO
Simone Maccagnan, per amore della famiglia e dell’azienda ha lasciato gli studi prima di quando volesse. E le idee, alla Gimac, sono qualcosa da applicare tanto all’estrusione, quanto all’additive manufacturing, trait-d’union col mondo del design. Se i dispositivi medici salvano vite, il design e l’arte possono salvare lo Spirito. E’ di quest’anno, per l’azienda di Castronno, l’esperienza al Museo della Scienza e della Tecnica, in occasione del Fuorisalone, con prodotti realizzati con la collaborazione di alcuni fra i più importanti designer italiani e mondiali. «Tutto è nato da Rossana Orlandi – incalza Simone Maccagnan – famosa gallerista che a Milano possiede uno degli spazi più celebri dove l’arte si fonde con il design. Ci ha fatti incontrare Tiziano Vudafieri, e assieme a loro ci siamo lanciati nel difficile compito di fondere tematiche ambientali e tecnologia, utili al mondo del design: è così che si sono poi aggiunti Francesco e Piero Lissoni, Barnaba Fornasetti (figlio del grande Piero), Brodie Neill ed altri. Tutto, però, ha preso il via da una richiesta della Lati di Vedano Olona, specializzata nello sviluppo di materie plastiche speciali, che ci ha invitati ad aiutare Tiziano Vudafieri nel costruire un oggetto molto bello, ma complesso, partendo dalla plastica riciclata».

IL PROGETTO “GUILTLESS PLASTIC” SCOPRE L’ARTE NELL’IMPERFEZIONE
Basta il “la”, a volte, per scrivere una sinfonia. Così è accaduto. «L’artigiano si distingue non per quello che fa, ma per il come lo fa», incalza il giovane, «così Rossana Orlandi crea il progetto “guiltless plastic” e noi della Gimac ci buttiamo in una nuova avventura facendo tesoro di un aforisma di Michel de Montaigne: “Coltiva la tua imperfezione”. Io e mio fratello abbiamo fatto le nottate, alternandoci accanto al robot: si dormiva su un cartone e, come cuscino, un sacchetto di granuli di plastica». Lampade, comodini, tavoli, lampadari: pezzi enormi per i canoni della stampa 3D, nei quali proprio quell’”imperfezione” assume un valore artistico «come lo può essere il jeans strappato». Insomma, il difetto che diventa caratteristica. Ultima idea, la start up eXgineering nata nel mese di luglio in Svizzera e attiva nel business development: «Sviluppiamo servizi e tecnologia fuori dalla portata di Gimac, per portarli sul mercato non necessariamente nel biomedicale». Ma di questo se ne parlerà in un prossimo futuro.

TORNA SU