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Home Il futuro dell’odontotecnica: analogico e digitale insieme. E tante competenze

Il futuro dell’odontotecnica: analogico e digitale insieme. E tante competenze

foto_dente_digitale«Più file si hanno e meglio è». Guido Testa, odontotecnico con sede a Busto Arsizio, sul fronte della digitalizzazione è stato lungimirante come lo sono stati altri suoi colleghi. Un passo obbligato o pianificato? Entrambe le cose. Ma anche una scelta che negli ultimi anni ha fatto la differenza. Di file – la “Gestione del flusso digitale in implantologia tramite librerie aperte” – si parlerà giovedì 20 giugno, alle 19, nella sede di Gallarate di Confartigianato Imprese Varese, in viale Milano 69. Un’occasione per riflettere, nuovamente, sul futuro della categoria e per entrare nei dettagli di questa “libreria” composta da 350 connessioni implantari gratuite per chi, il passo nel digitale, l’ha compiuto solo a metà ma anche nei confronti di quei laboratori che, sulle nuove tecnologie, ci hanno scommesso più dieci anni fa. Testa ci ha creduto a tal punto che, dal 2000 ad oggi, il suo lavoro quotidiano non potrebbe fare a meno dei tre scanner, dei due fresatori e della stampante 3D di cui ha dotato la sua attività. Questa rivoluzione «ha un costo medio, più o meno, di 100mila euro», dicono in tanti.

VA BENE LA QUALITA’, MA OGGI SI SCOMMETTE SU GESTIONE DATI E SERVIZIO
Massimo Marzetta di Laveno, che oggi ha sessantadue anni e lavora da quando ne aveva ventotto, utilizza da cinque anni la tecnologia Cad/Cam perché «la concorrenza è spietata», mentre Elio Folegatti – con il figlio Federico – sottolinea il lato più intrigante della digitalizzazione: «Oggi ciò che conta è gestire il flusso dei dati e fornire un servizio nel quale la qualità conta fino ad un certo punto. Perché la qualità è un fattore scontato». Cambiare non è facile, anche perché le prospettive mutano rapidamente «ed è fondamentale circondarsi di giovani che, magari, non sono odontotecnici finiti come lo erano quelli “ai tempi del gesso” ma nativi digitali», prosegue il tecnico di Caronno Pertusella. Chi nativo non lo è, per ovvii motivi anagrafici, si è attrezzato per esserlo.

SI’ AL DIGITALE, MA SENZA DIMENTICARE LE MACCHINE UTENSILI
A Gallarate, Ettore Mai e Paolo Stecchini si occupano di ortodonzia (il primo) e di protesi (il secondo). Il tridimensionale li ha portati direttamente nella sfera del virtuale, «perché c’è chi utilizza lo scanner intraorale e invia il file che poi noi trasformiamo in qualcosa di solido, oppure rendiamo i vecchi modelli in gesso virtuali». I due, però, aggiungono un elemento sostanziale: la conoscenza delle macchine utensili affiancata alle nuove competenze del digitale. «Saper lavorare sulle macchine è un passo che nessuno può trascurare – dicono gli imprenditori – ed è per questo che l’abilità sulle macchine e le nuove tecnologie devono andare di pari passo».

LA GRANDE PARTITA TRA PREZZI E COMPETENZE
E’ ciò che sostiene anche Luca Gazzola di Brebbia: «L’ideale è avere una grande cultura analogica supportata, però, dagli strumenti digitali. La competizione sul mercato non si gioca più e solo sul prezzo ma sulle competenze. Certo, i piccoli laboratori rischiano e tanto: oggi quattro multinazionali posseggono l’80% del mercato e sono già in grado di bypassare le realtà di dimensioni ridotte per entrare direttamente negli studi dentistici. Che in fatto di digitalizzazione si stanno attrezzando. Il punto è che in Italia non si vuole accettare il fatto che tra odontotecnico e odontoiatra c’è la stessa differenza che passa tra ottico e oculista: l’uno non può fare il lavoro dell’altro. Invece, mi risulta che alcuni dentisti sostengano l’esame di diploma da privatisti per avere un titolo di studio da odontotecnico. E per firmare quella dichiarazione di conformità (che garantisce la tracciabilità dei materiali utilizzati) che solo un costruttore, quindi l’odontotecnico, può rilasciare».

IL VANTAGGIO COMPETITIVO? L’ALLEANZA CON GLI STUDI DENTISTICI
Se la «libreria aperta» (i file open source per le connessioni implantari) offre vantaggi considerevoli, è anche vero che gli odontotecnici si mettono in gioco perché il digitale annulla i confini geografici, abbatte i costi («restano quelli dell’invio del file e del corriere che consegna il pezzo finito», sostengono alcuni tecnici) e dà la spinta giusta. Ancora Testa: «Tre anni fa ha chiuso un mio cliente che mi garantiva il 70% del fatturato: la sua scelta mi è stata comunicata in ottobre; in marzo era già tutto finito. In quei cinque mesi, abbiamo recuperato la perdita del cliente e siamo riusciti a chiudere l’anno con un incremento nel fatturato dell’8%. L’uso del digitale si è tradotto in vantaggio competitivo, e ad oggi la cultura che ci siamo fatti in questo campo ci permette di essere più preparati e veloci di chi ha deciso, solo ora, di utilizzare le nuove tecnologie».
E’ difficile leggere il futuro, ma tanti intervistati diffondono sfiducia. Claudio Barillaro del laboratorio Odontikos di Saronno e Corrado Tamborino dell’omonima impresa odontotecnica, sostengono che «i piccoli laboratori, probabilmente, saranno condannati alla chiusura perché i grossi centri di fresaggio scateneranno una guerra sui prezzi. Negli Stati Uniti l’odontotecnico conta tanto quanto il dentista, ma in Italia no. La soluzione? Aprire un laboratorio con annesso studio dentistico». E c’è chi, infine, in questa grande sfida aperta nel XXI secolo si definisce «un semplice terzista. Che in futuro potrebbe servire sì e no».

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