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La “legge del Bombo”: volare si può, le Pmi lo fanno anche con il welfare in azienda

varese - convegno confartigianato ubi banca 19-6-2019Le piccole e medie imprese sono come il Bombo: quel simpatico insetto che somiglia ad un calabrone e che vola senza sapere di poterlo fare. Le Pmi volano: i ricavi, secondo i dati 2017 su 2018, hanno registrato un +5,7% nonostante la crisi.

Lucia Pala, Chief Manager AreaLavoro di Confartigianato Imprese Varese, usa un’analogia per incidere la crosta di pregiudizi che opacizza – ancora, in parte e ingiustamente – il ruolo economico e sociale delle Pmi. Realtà che non sfidano alcuna legge di Natura, proprio come fa il Bombo, e che però presentano alcune caratteristiche che tendono a ripresentarsi in ogni occasione: per esempio la puntualità negli investimenti, l’incremento della gamma dei prodotti e la loro customizzazione, l’innovazione e la customer care, l’export e il riposizionamento sui mercati, la leadership forte. Poco manageriale, vero, ma funzionale. Nell’elenco non manca il Welfare – quel pacchetto di iniziative che offre uno scatto in più tanto all’impresa quanto ai suoi collaboratori – anche se su questo si deve ancora lavorare: «Alcune imprese devono ancora metabolizzare i reali vantaggi del welfare, ma noi siamo qui apposta: come Associazione apriamo una finestra di dialogo tra ciò che c’è all’interno delle aziende e il mondo che sta fuori», dice Lucia Pala.

varese - convegno confartigianato ubi banca 19-6-2019E’ proprio per questo, aggiunge il direttore generale di Confartigianato Imprese Varese, Mauro Colombo, che «è opportuno insistere non solo con eventi di sensibilizzazione nei confronti del tema ma anche aprendo collaborazioni e reti con tutti gli attori del territorio.

Perché il Welfare è uno strumento portante per la crescita e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, ma non solo. Come Associazione ci proiettiamo nel futuro per cogliere le esigenze di un artigianato in evoluzione e cercare un rapporto di continuità con le amministrazioni comunali, i sindacati, le scuole, le università». Ovviamente le banche. Su questo ci si è confrontati mercoledì 19 nella sede dell’Ubi Banca di Varese in occasione di un convegno dal titolo «Dal Welfare aziendale al Welfare territoriale. Opportunità e prospettive per le imprese, persone e territorio». varese - convegno confartigianato ubi banca 19-6-2019Proprio Maria Angela Albertotti, responsabile Area Welfare e Protezione di Ubi Banca, afferma che «il Welfare è complementare a Industria 4.0 (perché offre soluzioni ai cambiamenti di vita dettati dalla trasformazione tecnologica) ed è inoltre un elemento centrale di competitività aziendale, che ci conduce direttamente in una logica di collaborazione in grado di soddisfare le nuove necessità di ingaggio dei lavoratori.

Ma il Welfare può fare di più: aiuta i territori – formati da imprese e persone – a creare tessuti connettivi rigenerati dalla spendibilità delle azioni di Welfare e dalla loro prossimità».

Quel Welfare che riporta risorse sui territori e che, secondo il presidente della Fondazione Adapt, Francesco Seghezzi, «si propone come leva strategica per attirare talenti in azienda (perché l’impresa si presenta come realtà moderna, stimolante e in grado di incontrare i bisogni del dipendente), mantenerli e riqualificarli. Per intenderci, il Welfare incide non solo attraverso l’erogazione di “buoni” ma anche con nuove opportunità offerte nel campo della formazione e della conciliazione vita-lavoro».

varese - convegno confartigianato ubi banca 19-6-2019In un mercato globale, dunque, avanza l’esigenza di rendersi competitivi anche attraverso strumenti in grado di affrontare in modo razionale le trasformazioni demografiche («l’Italia, con il suo trend di invecchiamento, sta vivendo una situazione che ci ha riportati agli anni subito dopo la Seconda Guerra Mondiale», ricorda lo studioso), gli oneri che devono sostenere le famiglie per accudire i membri più anziani e «quelli ai quali deve far fronte la società italiana con i suoi tre milioni di lavoratori con malattie croniche», sottolinea Seghezzi. Però, c’è dell’altro. La Fondazione Adapt le chiarisce in modo netto: «E’ ora di fare il salto di qualità, perché le forme di conciliazione trovano la loro espressione più matura e avanzata proprio nel Welfare. Che è anche uno strumento che aiuta a ripensare le relazioni tra lavoratori e imprese. Proprio quelle imprese dove c’è, anche, una produzione spinta dall’innovazione e dalla progettualità».

Ma dove, anche, operano quelle nuove generazioni che si distinguono nettamente dai loro padri: «I bisogni ai quali far fronte sono cambiati radicalmente: i giovani guardano meno al denaro e al successo e più al tempo libero. Questi bisogni hanno una valenza enorme che va letta e tradotta», incalza la Chief Manager di AreaLavoro. Insomma, il Welfare di territorio diventa Welfare di comunità e, secondo Francesco Seghezzi, «non va visto come opportunità di contenimento dei costi aziendali, ma come trasformazione del lavoro stesso, perché sostiene e aumenta la produttività e incide sui salari».

La sfida è aperta, ma l’impegno al quale sono chiamati tutti gli stakeholder del territorio è quello di «lavorare su cultura e sinergia», hanno detto i relatori.

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