Cerca:
Home La Meccanica, locomotiva del Varesotto, ha voglia di assumere

La Meccanica, locomotiva del Varesotto, ha voglia di assumere

foto_meccanica_occupazione#RassegnaStampa

L’OCCUPAZIONE IN ITALIA: UNA QUESTIONE DI “SOSTANZIALE STABILITA’”
Lo scrive il Corriere della Sera, dopo la comunicazione dei dati Istat: «L’occupazione è in aumento solo per ultracinquantenni». Ma l’Italia, ad oggi, si trova in una situazione di “sostanziale stabilità”: «Nel mese di aprile 2019 il tasso di occupazione resta al 58,8%, quello di disoccupazione al 10,2%, in calo dello 0,7% rispetto a un anno fa. Per quanto riguarda gli occupati, c’è un leggero calo di 2mila unità rispetto al marzo 2019, ma su base trimestrale i lavoratori sono cresciuti di 72mila unità (+0,3%) e 56mila rispetto al 2018 (+0,2%). Aumentano i dipendenti permanenti (+11mila rispetto a marzo 2019), ma diminuiscono gli indipendenti: -24mila in un mese». Dove sta il problema in questa “sostanziale stabilità”? Nel fatto che il leggero aumento dell’occupazione riguarda soprattutto gli «over 50, cresciuti nel mese di aprile del 2,7%, mentre tra i giovani 15-24 anni a crescere dello 0,8% è stata la disoccupazione con un tasso che si è attestato al 31,4%, e l’inattività, +0,1%. Non solo. Su base annua, gli occupati tra i 35 e i 49 anni sono diminuiti di 176mila unità».

LA MECCANICA VARESINA: UNA LOCOMOTIVA CHE CORRE
Ai dati Istat si aggiungono quelli di Confartigianato Imprese Varese. L’Associazione, martedì 4 giugno, ha presentato l’analisi sul mercato del lavoro nel comparto della Meccanica. E le sorprese, piacevoli per chi cerca un lavoro, non sono mancate. La meccanica, hanno sottolineato tutti i media, «ha sostituito il tessile come locomotiva dell’impresa varesina. Assieme al Pil, per cui la meccanica del Varesotto è addirittura all’ottavo posto in Italia, cresce anche l’occupazione: il 37% delle nuove assunzioni, infatti, avviene in questo comparto». E proprio fra le nuove assunzioni spicca il 46% di under 29, che trovano impiego nella produzione e nella progettazione. La meccanica, insomma, va a caccia di millennials. Lo ha detto Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese: «In provincia di Varese nessun settore fa meglio e, soprattutto, nessuno assorbe tanti giovani con elevate competenze. E proprio quello delle competenze è insieme punto di forza e debolezza della meccanica, a fronte della difficoltà incontrata da una azienda su quattro a inserire personale qualificato nei processi produttivi, a sostegno dello sviluppo e dell’innovazione». Su questo si deve insistere, anche perché la meccanica ha fame di lavoratori, e «chi inizia una carriera nelle imprese artigiane può contare sulla stabilità e sulla continuità». Grazie anche ad una qualità contrattuale sulla quale è bene riflettere: «Il 48,5% sono delle assunzioni state fatte con contratto a tempo determinato e il 51,5% con contratto a tempo indeterminato. Oltre il 90% dei contratti a tempo determinato, è stato poi trasformato in tempo indeterminato». Quale l’impegno che deve coinvolgere il territorio? Lo spiega il numero uno di Confartigianato Imprese Varese: «E’ necessario riportare i ragazzi a respirare l’odore delle officine, perché soltanto entrandoci potranno rendersi conto di quanto questo mondo sia fortemente cambiato rispetto all’idea diffusa. Digitalizzazione, meccatronica e innovazione tecnologica sono oggi la regola e non più l’eccezione. Nello stesso tempo è necessario far arrivare alle scuole, ai centri di formazione post diploma e alle università un messaggio chiaro: non si può più prescindere dalla composizione produttiva del territorio nel delineare i piani formativi e di riqualificazione professionale”.

La Prealpina
Il Giorno
www.varesenews.it
www.varesenoi.it
www.luinonotizie.it

COME LO SCIVOLO PENSIONISTICO, FA “SCIVOLARE” LE PMI
All’occupazione pensa anche il nostro governo. Facendo leva sul «maxiscivolo pensionistico». Ne parla il quotidiano “La Repubblica”: «Il maxiscivolo prevede, per le aziende con oltre mille dipendenti, la possibilità di chiudere il rapporto di lavoro a sette anni dalla pensione, a fronte del pagamento da parte dell’azienda di un’indennità corrispondente alla pensione, e di un piano di reindustrializzazione o di riorganizzazione che preveda anche nuove assunzioni». I commenti delle associazioni di categoria sono sufficientemente critici perché, affermano, «non è che le aziende con più di mille dipendenti soffrano di più la crisi di quelle medie o piccole. Il punto sul quale battono le associazioni è questo: le aziende che applicano questa norma devono essere in grado di farlo senza coinvolgere le risorse della collettività». Ricorda, “La Repubblica”: «Nel 2012, la legge Fornero aveva istituito “l’isopensione”, cioè la possibilità di anticipi pensionistici pluriennali applicabili alle aziende dai 15 dipendenti in su. Quindi, in questo caso il legislatore sembra aver voluto applicare due pesi e due misure, dando una connotazione diversa a una norma che in passato aveva avuto un’applicazione molto più ampia».

TORNA SU