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L’Italia che si muove: le startup di Milano, il Welfare e lo Sblocca-cantieri

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MILANO CULLA DELLE START UP
Nei primi cinque mesi del 2019, a Milano, sono state avviate 194 imprese innovative: più di una nuova attività registrata ogni giorno, sabati e domeniche inclusi. A fare il punto della situazione è il Sole 24 Ore: «Se da sempre Milano primeggia in questa classifica (su 100 Pmi innovative italiane ben 18 sono localizzate qui), gli ultimi dati evidenziano un’accelerazione del processo». Milano attrae più del 20% delle 965 realtà innovative che hanno avviato l’attività in Italia nei primi cinque mesi del 2019. Ma perché proprio a Milano? Perché qui si trovano «clienti a chilometro zero, talenti da assumere, finanza per crescere. Il vantaggio di Milano è che qui, in effetti, una start up può trovare tutto». E per tutto si intende centri di ricerca, aree di co-working, vetrine hi-tech, incubatori e hub di accelerazione: il circolo virtuoso che si sta sviluppando nella metropoli sembra accelerare nella collaborazione sempre più estesa tra «multinazionali e aziende italiane, università e aspiranti imprenditori. Tutto questo si traduce, in termini “fisici”, nella vorticosa fase di trasformazione urbana visibile in città e, in termini economici, nello sviluppo esponenziale di nuove attività e idee imprenditoriali». Si traduce, inoltre, in un Pil che è il 9% del totale nazionale e nella presenza di 4.200 multinazionali (un terzo di quelle attive in Italia) che sviluppano più di 200 miliardi di euro di giro d’affari. Insomma, Milano culla dell’imprenditoria: grande ma anche piccola. I settori più gettonati dalle start up? Software e servizi informatici, ricerca e sviluppo, manifattura, elettronica e chimica.

IL WELFARE PIACE SEMPRE DI PIU’: A IMPRENDITORI E DIPENDENTI
Si nasce come start up e poi si cresce. Anche grazie ad un percorso di welfare che, oggi, sta diventando sempre più importante, se non strategico, per le imprese di qualunque dimensione e tipologia. La rivista “Insurance Review” titola così un suo approfondimento: “Welfare, dall’impresa alla comunità”. Nell’inciso, «aumenta il numero di aziende che offrono prestazioni sociali ai propri dipendenti: dopo la spinta arrivata dai vantaggi fiscali, il fenomeno si sta consolidando per i benefici apportati alla produttività e al benessere dei dipendenti. E ora punta a contagiare anche il territorio». Qualche numero: secondo l’ultimo report del ministero del Lavoro sui premi di produttività, «a novembre si contavano in Italia 16.367 contratti attivi suddivisi in 13.352 accordi aziendali e altri 3.015 territoriali. Di questi, ben 7.533 contenevano disposizioni su misure di welfare aziendale». Misure che portano alla soddisfazione di collaboratori e imprenditori: il secondo rapporto di Censis e Eudaimon, su un campione di 7mila lavoratori, dice che l’80% di questi «ha espresso un giudizio positivo sull’iniziativa welfare, e il 56% si è spinto addirittura a definirla ottima». La soddisfazione dei titolari, invece, la registra il Welfare Index Pmi: il 43,7% delle aziende afferma che il welfare «fa bene al clima aziendale», il 42,4% che «fa bene all’immagine e alla reputazione dell’impresa» e il 36,3% che «fa bene alla produttività». In ultimo, fa bene anche al territorio perché se da un lato il welfare «accompagna l’evoluzione del mercato del lavoro, dall’altro favorisce la creazione di un nuovo modello di comunità».

SBLOCCA-CANTIERI: LEGGE ENTRO IL 17 GIUGNO
Il territorio si sviluppa se le imprese possono crescere. Gli strumenti non mancano, ma si attendeva con una certa frenesia lo sblocco del decreto Sblocca-cantieri. Che è passato alla Camera e che dovrà essere convertito in legge entro il 17 giugno. La grande novità sta nella nomina dei commissari straordinari che dovranno occuparsi di sbloccare, per l’appunto, le opere in stallo: il Mose, il Gran Sasso, il Nodo di Genova, le strade siciliane, il comitato di vigilanza per il completamento della Lioni-Grottaminarda. E poi «il tentativo – scrive il Sole 24 Ore – di rimettere in marcia i piani per i piccoli comuni, per l’edilizia sanitaria, per i depuratori e per i punti di ricarica dei veicoli elettrici». Insomma, «per rendere operativa la macchina dei commissari, il governo dovrà mettere mano a ben 18 decreti. Anche se il passaggio più complicato riguarda l’individuazione della lista delle opere bloccate da sottoporre al commissariamento». Nel frattempo, il decreto rischia già qualche intoppo. Per esempio, si «lascerà del tutto inalterata la norma del codice appalti che impone di assegnare le gare su progetto esecutivo, fatto salvo il caso di opere ad alto tasso di tecnologia». Per il resto, vengono confermate le altre misure: «La sostituzione delle linee guida flessibili dell’Anac con un nuovo regolamento appalti, unico e vincolante, fino all’innalzamento (temporaneo) del tetto del subappalto dal 30% a 40%. I piccoli comuni (tutto quelli non capoluogo) incassano, fino al 2020, la possibilità di gestire in proprio le gare d’appalto di qualsiasi importo e fino alla stessa data viene cancellato anche l’obbligo di nominare i commissari di gara. Inoltre, ci saranno gli affidamenti diretti dei lavori (con tre preventivi) fino a 150mila euro».

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